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Archivio di luglio 2010

di Carmine Gazzanni

I numeri parlano chiaro. L’ipotesi di elezioni anticipate non è da escludere dato che il Pdl potrebbe non avere più i numeri di una maggioranza assoluta. In pratica Gianfranco Fini, con il nuovo “Futuro e Libertà” (così si chiamerà il nuovo gruppo dei finiani), ha le carte in tavola per mettere il bastone tra le ruote al Premier.

Ma in tutto questo caos una domanda diventa più che legittima: e il Pd? Cosa farà il Pd? Come ha detto la stessa Debora Serracchiani sul suo blog su “Il fatto quotidiano”: “il Pd deve innestare una marcia in più, evitare qualche sbandata e riuscire a comunicare meglio quello che fa, e a toccare più intimamente le corde degli italiani”. Insomma, il Pd potrebbe (e deve) cogliere la palla al balzo, ma per farlo deve svegliarsi da un letargo che dura ormai da troppo tempo. E’ ora che i vari Bersani, Bindi, Franceschini, La Torre mettano con le spalle al muro la maggioranza: facciano in pratica quello che tutti si aspettano (e sperano).
Ma quanto sarà possibile che avvenga questo? Dubbi ce ne sono ed è più che legittimo nutrirli. Ha ragione la Serracchiani, come detto, quando cerca di spronare il Pd, ma come poter creder senza riserva quando afferma: “il Partito democratico è attrezzato per svolgere il suo compito, di opposizione seria nelle istituzioni e sui territori, e di fondamentale incubatore per l’alternativa”?

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che anche il Pd contra tra le sue file indagati (D’Alema, Fassino, La Torre solo per citarne alcuni) e anche un pregiudicato. Stiamo parlando di Enzo Carra, condannato in via definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero ad un anno e quattro mesi.

Ma il PD in questa legislatura si è sempre contraddistinto anche per un politica “inciucista”. Come non ricordare cos’è accaduto il 3 ottobre 2009: ben 59 esponenti del Pd (tra cui D’Alema, Bersani, Franceschini, Meladri, Fioroni, Marino) non si presentarono in Parlamento nel giorno in cui si votava lo scudo fiscale. Assenze che furono determinanti in quanto permisero alla maggioranza di far diventare legge quella proposta iniqua presentata da Tremonti (per inciso ricordiamo che lo scudo fiscale permetteva di far rientrare anche denaro sporco con una tassa del solo 5% – in Usa è del 49% e in Gran Bretagna del 44% – e per di più coperti dall’anonimato. Dunque un vero e proprio “condono”!). Ma non è finita qui. Il sette gennaio 2010, mentre il Pdl si dimenava per presentare nuovi ddl ad personam dopo la bocciatura del Lodo Alfano, ecco che un duo bipartisan, Chiaromonte (Pd) e Compagna (Pdl), presentarono un “lodone”: immunità per tutti i parlamentari. Il progetto, per fortuna, venne accantonato. Sarebbe stato davvero troppo.

Ma ancora. Tra le scelleratezze da ricordare troviamo la scelta del Pd, a cui anche l’Idv si piegò, di candidare in Campania Vincenzo De Luca, ex deputato Ds e sindaco di Salerno, rinviato due volte a giudizio per associazione a delinquere, concussione, falso e truffa. Scelta totalmente errata dopo la legislatura di Antonio Bassolino (sempre Pd), anche lui indagato per un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti.

D’altronde non c’è da meravigliarsi. Questo è un partito ancora eccessivamente legato a personaggi vecchi, inciucioni, che hanno fatto il loro corso e l’hanno fatto male. Uno su tutti Massimo D’Alema. Nell’ordine: alla fine del’94, in barba a una sentenza che dichiarava incostituzionale la Legge Mammì (legge che permetteva a Berlusconi il possesso di tre reti con copertura nazionale), Massimo D’Alema giunse ad un accordicchio (inciucio) con l’amico di sempre, mister B., e gli promise che non avrebbero fatto niente per tradurre in legge la sentenza della corta costituzionale: Berlusconi potè continuare a possedere (illegalmente) le tre reti televisive. 1996: A Massimo D’Alema proprio non piaceva quel politico proposto da Andreatta, Romano Prodi. E allora, senza pensarci su due volte, giunse ad un nuovo accordo, ancora una volta con Silvio Berlusconi e nacque la Bicamerale perché, a detta loro, era urgente una riforma della Carta Costituzionale. Piccola precisazione: Berlusconi in quel periodo era indagato a Milano per corruzione giudiziaria e corruzione semplice, a Palermo per mafia e riciclaggio ed era addirittura indagato già a Firenze come possibile complice delle stragi del 93 insieme a Dell’Utri: il più adatto compagno per riformare la Carta Costituzionale, quindi. E infine l’attuale legislatura. Il 17 dicembre 2009 D’Alema, in un’intervista al “Corriere della Sera” afferma: “Se per evitare il suo processo (di Silvio Berlusconi,ndr) devono liberare centinaia di imputati di gravi reati, e’ quasi meglio se facciamo una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza dei cittadini“.

Insomma, bene se il Pd coglie la palla al balzo. E ce lo auguriamo. Ma attenzione: vogliamo un’opposizione a Berlusconi e a questo Governo, non un’altra maggioranza berlusconiana nascosta. La speranza è l’ultima morire, certamente. Ma la questione è un’altra: è già morta questa speranza?

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di Carmine Gazzanni

Dopo Veronica Lario un altro divorzio si è consumato ieri sera per Silvio Berlusconi. Questa volta è stato Gianfranco Fini a dire addio al Presidente del Consiglio: checché ne dica la maggioranza, infatti, la legislatura di certo non potrà proseguire come è proseguita fin’ora. Soprattutto sulle questioni più scottanti, una su tutte i provvedimenti in materia di giustizia.

Nonostante tutto questo, i Berluscones pare siano contenti dell’espulsione dei “dissidenti” finiani: si lavorerà meglio, dicono. A parte loro, pochi possono crederlo.  Eppure sembrano profondamente convinti. Prendiamo, ad esempio, i due quotidiani vicini al Pdl, “Il Giornale” e “Libero”. Vittorio Feltri titola: “Colpo di grazia: Fini fatto fuori da Berlusconi”; su “Libero”, diretto da Maurizio Belpietro, si legge: “Mi consenta: Fatti più in là”.

Ma il commento a tratti più esilarante è stato sicuramente quello di ieri sera di Augusto Minzolini. Vi pare, infatti, che il direttorissimo non avrebbe sfruttato la situazione con un altro dei suoi editoriali?

VEDI L’EDITORIALE

Augusto Minolini apre elogiando l’azione di Governo (e ti pare!) riguardo la manovra finanziaria: “Misure complesse che l’esecutivo ha adottato facendo fronte alle polemiche dell’opposizione”.Una manovra, per il direttore del Tg1, che “non ha creato sconquassi come è accaduto in Spagna, Grecia, Gran Bretagna, Germania. Misure impopolari ma necessarie, che hanno avuto il plauso dell’Europa”. Piccola precisazione: chissà cosa penseranno di queste parole i disabili, i farmacisti (le farmacie dovranno versare alle Aziende sanitarie una tassa fissa del 3,65% per concorrere alla riduzione della spesa di settore in Italia. Col rischio, in questo modo, chiusura per numerose farmacie, soprattutto per quelle dei centri più piccoli – se ne calcolano circa 3.500); le forze dell’ordine (tagli sulle tredicesime); i cittadini in genere (tagli per scuole, trasporti pubblici e gestione dei rifiuti e del territorio); gli studenti (con la manovra, secondo Flc-Cgil, l’Università si sveglierà con 26.500 occupati in meno, occupati precari mandati a casa alla scadenza del tempo determinato). E poi la cultura: abbattimento dell’80% delle spese per mostre e convegni imposto a comuni e province; un taglio complessivo di 58 milioni di euro l’anno per i prossimi tre anni, quasi 50 dei quali sottratti al capitolo per la tutela e la valorizzazione. Insomma, quello di Minzolini è un commento molto personale.

Ma andiamo avanti. Nel corso del monologo il direttore affronta il caso Berlusconi-Fini: “Paradossalmente proprio in queste settimane la confusione politica è aumentata a dismisura, sui giornali sono fioccate previsioni pessimistiche sul futuro del governo, si è parlato di esecutivi tecnici o di larghe intese”. Anche qui occorrono delle precisazioni: il caos all’interno del Pdl è (o meglio, era) più che evidente. Per cui non è “blaterare”, come afferma Minzolini, se si ragiona sui possibili risvolti della vicenda, soprattutto se si considera che il numero dei finiani non è affatto esiguo: più di 30 deputati e circa 14 senatori.

Ma il meglio di sé Minzolini lo offre commentando le vicende giudiziarie:Sono state enfatizzate inchieste dai contorni confusi […] Insomma, la solita cappa mediatica sta tentando di condizionare gli equilibri del paese”. E ancora, alludendo all’inchiesta sulla P3: “Un caso giudiziario serve a mettere in piedi un’operazione politica, e in questa nuova deriva giustizialista un semplice avviso di garanzia torna ad essere considerato da alcuni una mezza condanna”. Caro direttore, nessuna cappa mediatica, nessun giustizialismo. Si tratta di inchieste che svelano il marcio della politica italiana per cui molti già si sono dimessi e altri ancora devono farlo. Lei che fa riferimento all’estero per esaltare la manovra economica del Governo, sa che in tutti i Paesi democratici la questione morale è fondamentale? Se uno è indagato si dimette, a prescindere da una possibile condanna o assoluzione.

“Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata”. A parlare è Jeff Kofod, vicepresidente della Commissione Affari Esteri dei socialdemocratici danesi, che con questi motivi si è dimesso dal suo incarico. E cosa dire, ancora, di Teodoro Roussopoulos, il portavoce del governo greco, che si è dimesso per alcune inchieste  su uno scandalo immobiliare con la seguente motivazione: mi dimetto per non pesare sull’attività e sulla credibilità del governo”. E guardi un po’: né in Danimarca né in Grecia nessuno ha parlato di complotti, causa superiore, falsità, menzogne. Avanti loro o avanti noi?

E allora la colpa, caro direttore, non è della “cappa mediatica”, ma di chi c’è sotto. Come lei d’altronde a Trani.

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di Carmine Gazzanni

Italo Romano è un blogger molto seguito. Il suo “Oltre la coltre” è un blog molto visitato. E forse questo per lui è stato più un male che un bene: nella notte tra il 24 e il 25 luglio Italo è stato minacciato di morte con dei colpi di pistola diretti alla sua casa, alla macchina del padre e del nonno. Il blog “Oltre la Coltre” si è sempre interessato di problemi non solo politici, ma anche di criminalità organizzata. Italo Romano, infatti, vive in Calabria, una terra martoriata dalla ‘ndrangheta, dalle collusioni di questa con la classe politica, una terra in cui informare risulta essere sempre più difficile. E’ chiaro che a Italo va tutta la solidarietà del blog “Lo Specchio”, nonchè la stima per il suo lavoro e il suo impegno.

Italo, puoi dirci cos’è successo ieri notte?
Io abito in un paesino ai piedi della Sila, a pochi chilometri da Cosenza. Una zona in forte espansione, solitamente tranquilla, che negli ultimi hanni ha visto moltiplicarsi la sua popolazione. Niente palazzoni, ma villette o al massimo case che non superano i tre piani di altezza. Un lungo rettilineo, con i suoi dossi e marciapiedi, con rotonde e traversine.
In poche parole la notte tra il 24 Luglio e il 25 Luglio, sono stato svegliato da un sequenza di sei colpi di pistola. Erano le 2:15 e mi trovavo nella mia stanza sdraiato sul letto in dormiveglia. Li per lì non ho pensato fossero colpi di pistola, anche perché prima di allora non ne avevo mai sentito sparare una. Qua in Calabria, va di moda festeggiare anche gli onomastici con fuochi d’artificio, stile primo dell’anno per intenderci, per cui ho creduto si trattasse di qualche batteria. Comunque, io e mio padre, dopo un breve consulto, siamo scesi in giardino e abbiamo trovato la sorpresina. Sei fori di proiettile P38, uno ha colpito il cancello, quattro la macchina di mio padre e uno la macchina di mio nonno. E’ stato uno shock, soprattutto perché non riusciamo a darci una spiegazione. L’attacco é stato mirato e violento ma non abbiamo la minima idea di chi possa essere stato e di cosa abbia potuto spingere gli autori materiali a tanta gratuita ferocia.

Tu sei un blogger molto seguito. Pensi questo possa essere legato a quello che è successo? Quale può essere il motivo?
Sono un blogger molto seguito, ma penso non a tal punto da poter ricevere un regalo del genere. E’ un piccolo spazio web niente di più. Personalmente, mi sento di escludere il mio blog dai possibili moventi. La cosa che desta più paura é proprio che non sembra esserci alcun movente. Non siamo una famiglia ricca, non siamo imprenditori, non abbiamo esercizi commerciali e, tranne che in ruoli marginali e non ufficiali, non siamo impegnati in politica.
Sul quotidiano locale “Calabria Ora“, il 26 Luglio a pagina 14 é uscito un trafiletto sull’accaduto a firma R.C. Qui si parla per certezze e verità appurate, vi é scritto di un possibile sbaglio di persona in quanto casa mia si troverebbe a pochi metri da quella del sindaco. Il pezzo é pieno di falsità. Purtroppo questi giornalisti professionisti dovrebbero imparere a controllare le loro fonti e magari la prossima volta rivolgersi ai diretti interessati. Difatti la casa del sindaco é quasi a mezzo chilometro distante dalla mia abitazione, e si trova sul marciapiede opposto. Mi domando come faccia certa gente e scrivere su giornali diffusi su ampia scala.

Chi o cosa pensi ci sia dietro?
Vorrei proprio saperlo anch’io chi sta dietro a quest’atto vile e mafioso. In tutta franchezza, mi sto scervellando da quattro giorni e non vengo a capo dei miei pensieri. Certamente, vorrei avere la possibilità di confrontarmi ad “armi” pari con questi signori e poter dimostrare loro che la vera paura ce l’ha chi vive nascosto nell’oscurità. Loro navigano a vista, io solco gli orizzonti. Io non mi faccio intimorire, io non ho paura questo é certo.

Immagino la paura sia tanta. Per te stesso, ma anche per chi ti è vicino. Cosa hai fatto e cosa intendi fare ora? Dici di esserti rivolto alle autorità sebbene siano “arrivati 30 minuti dopo la chiamata”…
La paura a caldo é stata molta, soprattutto quado ci siamo accorti dei fori di proiettile. Una scena vista e rivista in tanti film, ma mai nella realtà quotidiana. Sembrava un incubo, ma potevi toccarli con mano.
Sì, quella sera la prima cosa che ho fatto é stato digitare il 112 sul telefono di casa e avvertire le forze dell’ordine dell’accaduto. Anche loro sono rimasti esterrefatti della ferocia dell’attentato e stanno vagliando diverse ipotesi. Adesso farò quello che ho sempre fatto. Continueruò a vivere la mia vita normalmente. Continuerò a lavorare, studiare, scrivere, leggere con ancora maggiore attenzione e dovizia nei particolari. Di sicuro la P38 non ha sgonfiato le mie forze e la mia passione, che metto in tutto quello che faccio.

Tu dici che non ci sono state “gesti di solidarietà” da parte del vicinato. E aggiungi: “ovviamente nessun testimone”. Puoi spiegarci meglio? Ti sorprende tutto questo?
Si, purtroppo i vicini sono rimasti barricati in casa, tranne un paio di eccezioni. Il giorno seguente, poche domande e tanti mormorii. Tutto questo, caro Carmine, mi sorprende. Come mi lascia basito il silenzio delle istituzioni comunali. Un silenzio che monta infiniti punti interrogativi nel mio cervello. Un silenzio omertoso, un silenzio di connivenza, un silenzio che sa quasi di derisione. Uno schiaffo pesante per chi ha sempre vissuto nel rispetto e nella giustizia. Non prendermi per scemo, ma nonostante la situazione che vi é in Italia, ho ancora la forza di sorprendermi, meravigliarmi e di indignarmi per l’indifferenza e il terrore che attanaglia le “non-vite” della maggioranza della popolazione. Probabilmente, il giorno in cui non mi sorprenderò più, vorrà dire che sarò diventato anch’io come loro. Schiavo e fiero di esserlo e con le mie piccole libertà da servo.

Ci sono state tuttavia molte persone che ti hanno fatto forza ed hanno offerto la propria solidarietà, anche tramite facebook. Quanto pensi questo sia importante in un Paese che sembra (a volte) non meravigliarsi più di nulla?
Il mondo virtuale di sicuro é stato più solidale. E’ facile farlo nascondendosi dietro lo schermo di un Pc. Meglio di niente, per adesso bisogna accontentarsi. Anzi colgo l’occasione per ringraziare nuovamente tutti.
Avrei preferito diventare “popolare” per quello che scrivo, per la voglia e la passione che do in ogni mio pezzo. Invece mi é toccato diventare una vittima, un caso umano, un simbolo di pseudo-eroismo.
Questa grande solidarietà ricevuta sul web fa capire, in pratica, quello che dico da sempre in teoria, ovvero come nell’animo di ognuno di noi ci sia il bisogno di punti fermi, di uomini guida, di uomini forti, che ci innalzino dalle nostre debolezze facendoci scorgere “il mondo nuovo”.

Sappiamo bene che in Calabria informare non è affatto facile. Molti giornalisti e blogger, come te, sono stati minacciati, basti ricordare l’auto bruciata ad Antonino Monteleone. Legautonomie Calabria ha parlato di circa 700 atti di intimidazioni dal 2000 ad oggi. Cosa vuol dire tentare di informare in una regione come la Calabria?
Informare in una Regione come la Calabria significa scontrarsi a tu per tu con i poteri forti. Non intendo solo la ‘ndrangheta, ma anche la politica e la massoneria fortemente radicata nel territorio. Qui la famosa teoria del governo mafio-massonico é già realtà. Qui si fa difficoltà a distinguere chi é il politico e chi é il mafioso, chi é il massone e chi l’imprenditore. A volte sono la stessa persona.
Non credo di potermi accostare ad Antonino, lui é molto più impegnato sul territorio, conduce inchieste, e di sicuro é molto più bravo di me a dar fastidio a certa gente.

Oggi, ora, in questo preciso momento cosa pensi? Cosa provi? Il blog, te, la tua vita … Quale sarà il tuo impegno in futuro?
In questo momento sono tranquillo, sto bene e la mia vita, ripeto, andrà avanti come prima. Di sicuro é un gesto che non si cancella con un colpo di spugna, ma vivere in una gabbia di paura non fa parte dei miei piani. Il blog continuerà ad essere aggiornato, sperando di poter proporre articoli sempre più ficcanti e precisi.

Nel tuo articolo concludi ribadendo che l’arma utilizzata è un P38, “uno dei simboli degli anni di piombo ed é stata resa celebre dal manga giapponese Lupen III”. Oggi, invece, cosa rappresenta per te la P38? O, meglio, cosa rappresentano i sei colpi di P38?
Si, sarà stato uno scherzo del destino, per un patito della storia e controstoria degli anni di piombo, come me. La P38 rappresenta solo una pistola come tante, in mano ad un vigliacco come tanti. Mi ha colpito di più l’indifferenza dei vicini di casa e dei paesani, mi ha fatto molto più male l’assenza delle istituzioni rimaste in silenzio. Ecco i sei colpi di pistola rappresentano l’Italia e gli italiani. Sono convinto che se siamo in questa situazione, il colpevole non va cercato in alto, ma qui in basso, intorno a noi. I colpevoli di questo medioevo sociale siamo noi.

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di Carmine Gazzanni

E’ appena terminata la conferenza stampa di Denis Verdini e quello che appare quanto mai chiaro è un aspetto che, in realtà, già era evidente da tempo: tutti parlano, tutti si difendono, ma nessuno pare voglia mollare la poltrona, nessuno è disposto a dimettersi. Durante la conferenza, infatti, il coordinatore del Pdl ha ribadito che non ha alcuna intenzione di dimettersi. D’altronde questo è  un concetto che Verdini già aveva espresso ieri rispondendo a Gianfranco Fini il quale, alla convention napoletana di Generazione Italia, aveva sollevato la questione riguardo l’opportunitàdi continuare a mantenere incarichi politici quando si è indagati”.

Ma Verdini non è l’unico ad opporsi fermamente alle dimissioni. Proprio oggi anche il sottosegretario Caliendo (anche lui indagato sempre nelle indagini sulla P3) ha affermato che rimarrà al suo posto perché, a suo modo di vedere, “le decisioni politiche le assumono altri” (?).

Insomma, nessuno si dimette. Ma del resto in Italia questo non è una novità: nel Parlamento Italiano si contano ben 82 Onorevoli che hanno e/o hanno avuto problemi con la giustizia e di questi ben diciassette sono pregiudicati (a cui bisogna aggiungerne altri due, Mario Borghezio e Aldo Patriciello, nel Parlamento Europeo). Che tu sia un governatore, che tu sia una Ministro dell’Istruzione rigido con la scuola, ma che ha fatto gli esami da avvocato in Calabria (e non a Brescia..), che tu sia il papi di schiere di minorenni, che tu sia mafioso, condannato per mafia, piduista, corrotto o corruttore, o tenga due ruoli politici tra loro incompatibili con doppia paga, nulla è mai ritenuto degno di dimissioni.

In Italia si è soliti coprirsi dietro parole quanto mai vuote: complotti, causa superiore, falsità, menzogne. E dopo poche settimane tutto diventa acqua passata. Anche qui però bisogna stare attenti. Facciamoci una domanda: cosa accadrebbe negli altri Paesi se ci fossero cotanti indagati in inchieste diciamo non di secondo piano? Dicevano gli antichi “historia magistra vitae”: non ci resta che affidarci al passato per poterci dare una risposta.

Aprile 2008. Ilkka Kanerva, ministro degli Esteri del governo finlandese, sposato e padre di due figlie trentenni, è stato costretto a rassegnare le dimissioni, in seguito alle rivelazioni di una spogliarellista di 29 anni, che ha fatto sapere di essere stata bombardata di sms a sfondo sessuale.

Febbraio 2005. Il Ministro dell’economia, delle finanze e dell’industria francese Hervé Gaymard presenta le sue dimissioni dopo che il settimanale satirico francese “Canard enchainé” ha rivelato che lo Stato pagava 14 mila euro al mese per concedergli gratis un appartamento di 600 metri quadri nei pressi degli Champs-Elysées.

Ottobre 2006. La ministra responsabile della Cultura svedese, Cecilia Stego Chilo, ha rassegnato le dimissioni dopo che la stampa svedese aveva rivelato che il ministro non pagava da 16 anni il canone televisivo e retribuiva in nero la tata dei suoi figli.

Ottore 2008. Il Premier peruviano Jorge del Castillo si è dovuto dimettere in seguito alla pubblicazione di alcune intercettazioni legate alla concessione di cinque zone di prospezione petrolifera alla compagnia norvegese Discover Petroleum. E non è stato l’unico: di fronte a quest’inchiesta si sono dimessi anche il ministro dell’Energia, Juan Valdivia e il presidente di Petro-Peru, Cesar Gutierrez.

Marzo 2008. Il parlamentare danese Jeff Kofod, vicepresidente della Commissione Affari Esteri dei socialdemocratici, si è dimesso dopo aver confessato di aver avuto una “condotta moralmente inappropriata” poichè ha avuto un rapporto sessuale con una ragazzina di soli 15 anni. “Venerdì scorso ero stato invitato a parlare nel corso di una riunione dei giovani socialdemocratici e durante la festa ho intrattenuto una relazione moralmente inappropriata“.

Ottobre 2008.  Il portavoce del governo greco Teodoro Roussopoulos si e’ dimesso a seguito della creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare sullo scandalo immobiliare che coinvolgerebbe monaci del Monte Athos e esponenti della maggioranza tra cui Roussopoulos, accusato dall’opposizione di essere “l’istigatore morale”. Il portavoce ha respinto le accuse, cionondimeno ha lasciato l’incarico per non pesare sull’attività e sulla credibilità del governo.

Che ne dite, può bastare?

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di Carmine Gazzanni

Era facilmente immaginabile che sarebbe andata così. Ieri Gianfranco Fini alla convention napoletana di Generazione Italia ha utilizzato parole che sarebbero suonate assolutamente normali in ogni Paese europeo, tranne che, chiaramente, in Italia. E più precisamente per gli uomini di Berlusconi e per i suoi giornali. Ma quali sono le dichiarazioni incriminate? Gianfranco Fini, in collegamento telefonico, ha affermato che sì, è importante il garantismo, ma bisogna considerare anche l’opportunità “di continuare a mantenere incarichi politici quando si è indagati. Il riferimento è palese: Denis Verdini, indagato per “violazione della legge sulla costituzione di società segrete” nell’ambito della cosiddetta P3 e nel filone d’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna; e poi Nicola Cosentino, dimessosi da sottosegretario, ma ancora coordinatore regionale in Campania. Ma non è finita qui. Il Presidente della Camera ha addirittura “osato” difendere il finiano Granata che negli scorsi giorni aveva parlato di pezzi di governo che impediscono di raggiungere la verità sulle stragi del ’92 (“Quando si pone la questione morale, non si può essere considerati dei provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa”).

Come già detto, parole assolutamente in linea con i principi civili, morali e politici di qualsivoglia Paese democratico. Non è così per gli uomini di Silvio Berlusconi. Per alcuni “Fini è un po’ confuso” (Casoli), per altri “viene meno al suo ruolo istituzionale” (Bondi), per altri ancora siamo arrivati alla frutta: “non se ne può più” (Cicchitto).

Ma il bello deve ancora venire. Leggiamo cosa ci dicono oggi i due maggiori quotidiani berlusconiani, “Il Giornale” e “Libero”.

Iniziamo dal quotidiano diretto da Vittorio Feltri. L’articolo a firma Francesco Cramer si apre con un titolo molto eloquente: “Ora Fini chiede la testa di Berlusconi: ‘Fuori dal partito tutti gli indagati’“. Proprio che pare un’assurdità chiedere che gli indagati abbandonino le loro cariche pubbliche. E infatti per queste esternazioni incomprensibili per i fedeli berlusconiani, Cramer dipinge Gianfranco Fini come un “ex nero” che sta diventando “sempre più viola, inteso come popolo”; uno che  “in pratica non sconfessa l’ultrà Fabio Granata, denuncia la monarchia berlusconiana, occhieggia al giustizialismo dipietresco e prosegue nella guerriglia contro il Pdl e il suo principale alleato”. Insomma, queste parole sono inammissibili per un partito che ha nel suo nome la parola “libertà” soltanto come vacuo fumo che annebbia gli occhi. E parole di critica chiaramente non mancano per Fabio Granata, definito “ultrà” e “pasdaran giustizialista” (errata corrige: caro Cramer, “pasdaran” è plurale! Forse in riferimento ad un sol uomo è meglio usare la forma singolare – è questo quello che prevedrebbe la lingua italiana – che è “pasdar”).

Passiamo a questo punto al quotidiano di Maurizio Belpietro. Mentre Franco Bechis ne canta quattro a Fabio Granata perché “baby pensionato con tre lavori”, in un altro articolo ad essere preso di mira è, tanto per cambiare, Gianfranco Fini, accusato di “strillare come Di Pietro”: “ll presidente della Camera attacca tutti i “berlusconiani” finiti nella rete delle inchieste (l’ultimo in ordine di tempo è stato appunto Verdini) e, alla faccia del garantismo, ne invoca le dimissioni senza se e senza ma”. Insomma, anche per il quotidiano di Belpietro sembra assolutamente impensabile presentare le dimissioni nel momento in cui si finisce indagati a vario titolo in più inchieste.

In realtà il punto pare essere un altro: le parole di Gianfranco Fini, che nutre dubbi sull’opportunità di mantenere incarichi per chi è sotto inchiesta, dirette o indirette che siano, colpiscono comunque anche Silvio Berlusconi che ha sul groppone ancora alcune inchieste giudiziarie (senza contare poi le varie prescrizioni, molte delle quali frutto delle leggi ad personam che si sono succedute nel tempo, molto spesso con il placet anche dell’opposizione). E questo è intollerabile per due giornalisti come Belpietro e Feltri.

Il Giornale mi si è offerto garantendomi la libertà della quale ho bisogno per lavorare, disse Vittorio Feltri prima di diventare, l’estate scorsa, direttore de “Il Giornale”. Si,  perché lui sarebbeinsofferente a qualsiasi ordine di scuderia, disciplina, inquadramento ideologico” e poi “questo non è mai stato un foglio di partito e il Pdl si illude se pensa lo possa diventare. La famiglia Berlusconi e gli altri azionisti da me si aspettano molto tranne una cosa: che trasformi Il Giornale in un megafono di Berlusconi. Non sarei in grado. Mi manca la stoffa del cortigiano”.
Forse non ha la stoffa da cortigiano, ma la lingua e la penna certamente sì.

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di Carmine Gazzanni

E’ evidente: nel Pdl oramai il clima è rovente e nessuno può credere che si possa parlare ancora di un partito unito e unico. Ma nessuno, soprattutto, può credere che il Pdl sia un partito col sale in zucca (esplicito riferimento ai “Berluscones”), come si suol dire.

Pochi giorni fa a parlare è stato Fabio Granata, il finiano che ha amplificato le tensioni interne alla maggioranza parlando di pezzi di governo che impediscono di raggiungere la verità sulle stragi del ‘92. Il deputato Pdl, inoltre, si è scagliato anche contro Mantovano per la decisione di negare la protezione al pentito Gaspare Spatuzza, sebbene ben tre procure (Palermo, Caltanissetta e Firenze) avessero considerato attendibile la sua deposizione. Cosa rispondono i berlusconiani? Ignazio La Russa lo mette davanti ad un bivio: “Chieda scusa o lasci il partito”; Umberto Bossi parla di “stupidaggini”; lo stesso Mantovano ritiene siano “parole di una gravità assoluta” e chiede che “ad esprimersi sia Gianfranco Fini”. Insomma, Granata viene preso per un pazzo visionario che afferma cose assurde.

Cerchiamo di capirci meglio a questo punto. Il 17 giugno la Commissione del Viminale sui pentiti, presieduta dal sottosegretario del Ministero degli Interni  Alfredo Mantovano, ha deciso di non assegnare alcuna protezione a Spatuzza. E subito il pidiellino ha precisato: “non si è trattata di una decisione politica”. E allora quale sarebbe stato il motivo? “Ha parlato a rate” superando i 180 giorni previsti dalla legge. Sono doverose, però, piccole precisazioni: la tardività riguarderebbe una sola frase pronunciata dal pentito, quella appresa dal boss Graviano su Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Due domande: si può far saltare tutt’una intera collaborazione (è chiaro che senza protezione il pentito comincerà a pensarci su sull’eventualità di continuare a parlare) per una sola frase detta in ritardo? Ma attenzione, ancora non è finita. In realtà la legge prevede che le dichiarazioni cosiddette “de relato” (cioè apprese da terza persona) – quali quelle incriminate perchè fatte “tardivamente” ai magistrati da Spatuzza che racconta di avvenimenti e nomi appresi dai fratelli Graviano e non vissuti in prima persona – addirittura non sarebbero neppure sottoposte alla legge dei 180 giorni. Quindi motivazioni assolutamente non valide. Senza dimenticare, poi, che, come già detto, ben tre le procure  si sono pronunciate a favore della protezione di Spatuzza: Firenze, Palermo e Caltanissetta. E proprio in quest’ultima città siciliana si è anche sottolineato che più e più pentiti “si sono comportati allo stesso modo di Spatuzza, ma non risultano analoghe decisioni”. Chi è a questo punto che dice “stupidaggini”?

E allora vediamo l’altro lato della medaglia. Prendiamo Marcello Dell’Utri: il senatore Pdl e fondatore di Forza Italia viene condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Ecco i commenti a caldo. Per Daniele Capezzone la corte è stata “poco coraggiosa”: “La sentenza, certo, addolora per la condanna contro Marcello Dell’Utri, comunque ridotta: e c’e’ davvero da augurarsi che la Cassazione possa essere molto più coraggiosa, su questo”. Mariastella Gelmini metterebbe le mani sul fuoco per Dell’Utri: “Marcello Dell’Utri e’ una persona perbene e ha tutta la mia solidarieta’ e quella dei tanti militanti che, in questi sedici anni, lo hanno conosciuto e apprezzato”.  Sandro Bondi sviluppa una strana equazione tra assoluzione Dell’Utri – vero diritto: “A parte la profonda amarezza per la decisione dei giudici d’appello sul caso di Marcello Dell’Utri, l’unico commento positivo in questo momento è la speranza che la Cassazione riaffermi che l’Italia è la patria del diritto”. Rotondi, invece, è speranzoso: “sono certo che la Cassazione ripristinerà una lettura veritiera delle cose”. Il deputato napoletano Amedeo Laboccetta, assolutamente incommentabile: “La Corte d’Appello di Palermo, con la riduzione della pena a sette anni nei confronti del Senatore Marcello Dell’Utri, ha dimostrato di non aver avuto il coraggio di assolvere un innocente”.

Insomma, se parla Granata affermando cose provate in varie sedi (da quella politica a quella giudiziaria) si scatena il putiferio per le sue “ignobili insinuazioni” (Maroni); se viene condannato Marcello Dell’Utri in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa (dunque non per venialità, come se avesse rubato un lecca lecca), tutti col braccio teso pronti a perdonare. E così per Cosentino, per Verdini, per Scajola, per non parlare poi di Silvio Berlusconi.

A questo punto, allora, più che “cum grano salis” si potrebbe affermare “cum Granata salis”. Lo stesso “salis” che manca (e tanto) al Pdl.

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di Carmine Gazzanni

Siamo stati in Spagna per una meritata vacanza. Ma l’interesse e la passione che abbiamo sempre nutrito per l’informazione e per questo blog ci hanno spinti a realizzare anche qui un’intervista molto interessante. Come vedono gli spagnoli l’Italia, la politica italiana, l’informazione, Berlusconi? Ce lo dice Maria Cumplido, una ragazza di Cordoba che studia Matematica a Siviglia e che conosce perfettamente l’italiano. Una ragazza davvero in gamba!

Maria, cosa pensi dell’Italia?
Credo che l’Italia per molti aspetti è simile alla Spagna, anche perché siamo due Paesi con caratteristiche religiose e questo è un punto che ci unisce. Probabilmente questo da un’altra parte, questa religiosità, non c’è. Basti pensare, ad esempio, ai Paesi del Nord.

Però credo ci sia anche una grossa differenza tra i due Paesi: quello che sembra è che l’Italia non riesce a superare le differenze religiose, sessuali, eccetera. C’è molta chiusura mentale sembra.

Facciamo un esempio concreto: qui un musulmano, ad esempio, come viene trattato? Ci sono stati episodi di razzismo?
Sicuramente dipende dalle persone. Per quanto poi riguarda possibili provvedimenti dipende dai Governi. Con questo Governo, che è più di sinistra, sono state adottate leggi molto più tolleranti.

A questo proposito, cosa pensi di Zapatero?
Zapatero è un Presidente che inizialmente si è mosso verso importanti azioni sociali. Dopo si è dovuto confrontare con una crisi per la quale non ha colpa. La crisi è stata causata dai costruttori e dalla cattiva politica della precedente legislazione (la legislazione Aznar, ndr).

Zapatero ha problemi con la giustizia?
No, affatto. Anzi, il contrario: molti in Spagna dicono che con la crisi e i tagli Zapatero si stia arricchendo alle spalle del popolo. Ma non è vero: in Spagna ci sono stati e ci sono tuttora molti casi di corruzione e tutti quelli indagati sono di destra.

Ha mai fatto leggi per vincolare l’informazione? O casomai si è scagliato contro giornali che gli davano contro?
No, contro i giornali no.

Cosa pensi dei matrimoni tra gay?
Penso sia un fatto bellissimo. Per quanto riguarda l’Italia, penso che questa chiusura mentale dipenda molto dalla chiesa cattolica, sono sicura che è così. La chiesa ha introdotto questo nelle teste: quasi un odio nei confronti dei gay.

Cosa pensi del Papa?
Questo Papa è eccessivamente conservatore. Molto meglio  ad esempio Giovanni Paolo II, un Papa venuto dal popolo per il popolo. Ratzinger, invece, viene dalla classe aristocratica diciamo. Ma così la Chiesa si sta solo chiudendo allontanandosi dalla società.

Ultimamente, poi, ci sono stati anche molti casi di pedofilia …
Questo è molto ipocrita: è esattamente il contrario di quello che poi la Chiesa professa, o dovrebbe professare. E poi un’altra cosa: è assurdo il potere economico della Chiesa. Quando sono stata al Vaticano mi vergognavo: io non ho nulla contro i religiosi, non ho nulla ad esempio contro chi va nei Paesi del terzo Mondo ad aiutare chi ha bisogno; mentre la chiesa possiede tutte queste ricchezze. Perché casomai non si aiutano le persone che hanno bisogno? Questa sarebbe la vera religiosità.

Com’è vista l’Italia da un punto di vista politico?
Qui in Spagna si dice molto spesso che in Italia ci sono rapporti tra classe politica e mafia. Soprattutto la sinistra dice che non è possibile che il popolo italiano scelga Silvio Berlusconi. Sembra molto strano perché tutti quanti dicono: “Non mi piace Berlusconi”. Ma chi lo sceglie allora?

Bella domanda … e allora proprio di Berlusconi cosa pensi?
Mi sembra un vecchio nonno..non so come la gente possa votarlo … sta sempre con belle donne … fa sempre cose tanto maschiliste … non lo so, non lo capisco!

Che pensi tu e che impressione hai della mafia?
L’impressione è che la mafia sia molto pericolosa e che proprio per questo è molto difficile eliminarla. Per un certo qual modo dà lavoro a molte persone, ma credo soprattutto che ci sia molta paura di parlare, si nascondono le cose. La gente ha molta paura di questo.

C’è qualcosa di simile in Spagna?
No, qualcosa di simile no. L’unica cosa che abbiamo è l’Eta, il gruppo terrorista separatista. Con questo abbiamo molti problemi perché Zapatero vorrebbe negoziare, ma l’opposizione dice di no perché è più per la linea dura . E questo  è un problema perché è anche una sorta di “dilemma filosofico”: è più importante eliminare il gruppo terrorista o evitare i morti? E’ chiaro che sarebbe molto più importante la seconda …

Parliamo dell’informazione in Spagna. Ci sono differenza tra la televisione spagnola e quella italiana?
A me sembra che la televisione italiana è come quella spagnola di venti anni fa. Mi sembra la televisione di quando ero piccola. Gli show italiani mi ricordano proprio quelli che io vedevo quando ero bambina: il format è lo stesso.

A cosa ti riferisci in particolare?
Per esempio le Veline!!! Questo è molto simile ai programmi che si facevano quand’ero piccola: uscivano le ballerine, tutte bellissime, spogliate. Questo oramai non si fa più in Spagna

Ci sono rapporti tra televisione e politica?
Beh, certamente ci sono rapporti tra televisione e politica. Ci sono canali controllati da gruppi di sinistra e canali controllati da gruppi di destra. Ad esempio c’è “Intereconomia”, canale di destra, che proprio un mese fa si è scagliato contro un’iniziativa presa in Catalogna: qui nelle scuole si sono cominciate lezioni sull’educazione sessuale. E loro si sono scagliati contro anche con parole offensive. Però c’è gente che lo vede. E poi non bisogna dimenticare che la televisione influenza molto l’opinione pubblica: si fa più attenzione a quello che dicono in Tv che a quello che dicono i politici. Però ci sono canali anche di sinistra: il quarto e la sesta ad esempio.

Non so se lo sai, ma in Italia c’è una situazione molto particolare: Berlusconi, Presidente del Consiglio, ha anche tre reti televisive. C’è una situazione simile anche in Spagna?
No, una situazione come quella italiana non c’è. C’è un gruppo, un gruppo di sinistra che si chiama “Prisa” che ha periodici, giornali, tutto questo, ma ci sono anche altri gruppi di destra. La cosa che cambia è che a questi è permesso avere soltanto una rete televisiva, non tre come in Italia. Poi giornali, periodici, ma comunque solo un canale televisivo.

E per quanto riguarda i telegiornali?
Ci sono senz’altro telegiornali di destra e di sinistra. C’è ad esempio il telegiornale di “Antena 3”, canale di destra che per ogni cosa, per ogni stupidaggine, dà la colpa a Zapatero. Dall’altra parte, però, ci sono anche telegiornali di sinistra. Questo però non toglie che  ci siano telegiornali imparziali. Il più imparziale è quello della televisione pubblica spagnola.

Parliamo di questo. Cosa pensi della televisione pubblica?
Come già ho detto garantisce grande imparzialità. Ma poi conta che ci sono due canali, la primera e la seconda. La seconda è un canale totalmente culturale: approfondimenti, ambiente, storia eccetera. E si occupa solo di questo: molto interessante. La primera, invece, trasmette show e roba del genere.

Come vengono scelti i dirigenti della televisione pubblica? Sono scelti dalla classe politica?
No, non sono scelti dal Governo. C’è un regolare concorso che permette loro di diventare dirigenti.

Per concludere, sei stata in Italia? Che impressione ti ha fatto?
I monumenti italiani sono tanti e sono tutti bellissimi. L’impressione, però, è che non sono molto ben conservati, non c’è una grande cura per i monumenti. Le persone mi sembrano come qui: gentili, simpatiche, solari. Un altro stereotipo che abbiamo in Spagna è che gli uomini italiani sono bellissimi, le donne italiane sono brutte … ma sono sicura è solo uno stereotipo!

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di Carmine Gazzanni

Prima è toccato a Scajola, poi a Brancher e infine a Nicola “o’mericano” Cosentino. Ma la lista, in realtà, è molto più lunga di quanto si possa immaginare.Il Parlamento Italiano, infatti, stando agli ultimi dati, è frequantato da ben 82 “Onorevoli” che risultano essere indagati, sotto processo a vario titolo o anche condannati. Circa il 10% dell’intero Parlamento. Inutile dire che la percentuale è altissima.

Soffermiamoci, allora, soltanto sui “nostri” parlamentari pregiudicati (ci scuseranno i “semplici indagati”: non possiamo occuparci di tutti – un articolo non basterebbe – e, per merito, preferiamo parlare di coloro che sono arrivati al traguardo della condanna).

Massimo Maria Berruti (Camera dei deputati, PDL): condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento.

Umberto Bossi (Camera dei deputati, LNP): condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont.

Giulio Camber (Senato della Repubblica, PDL): condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per millantato credito.

Gianpiero Carlo Cantoni (Senato della Repubblica, PDL): ha patteggiato 2 anni di reclusione per corruzione e concorso in bancarotta e risarcito 800 milioni di lire.

Enzo Carra (Camera dei deputati, PD): una condanna in via definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici, Carra è un falso testimone che, con il suo «comportamento omertoso» e la sua «grave condotta antigiuridica», ha tentato di «assicurare l’impunità a colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito» nel caso Enimont. Parola del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, nonché della Cassazione, che l’hanno condannato prima a 2 anni e poi a 1 anno e 4 mesi (grazie allo sconto del rito abbreviato) di carcere.

Giuseppe Ciarrapico (Senato della Repubblica, PDL): è stato condannato a 3 anni definitivi per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier (ricettazione fallimentare) e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano (bancarotta fraudolenta).

Marcello De Angelis (Camera dei deputati, PDL): condannato in via definitiva a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione.

Marcello Dell’Utri (Senato della Repubblica, PDL): condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia.

Giuseppe Carmelo Drago (Camera dei deputati, UDC): condannato definitivamente, nel maggio del 2009, a 3 anni di reclusione per essersi appropriato, quando era presidente della Regione Siciliana, dei fondi riservati della Presidenza senza fare rendiconti; a causa della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici non può più ricoprire la carica di deputato ma la giunta delle elezioni della Camera deve ancora esaminare il caso.

Renato Farina (Camera dei deputati, PDL): Farina patteggia una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi.

Giorgio La Malfa (Camera dei deputati, PRI): condannato definitivamente a 6 mesi per il finanziamento illecito della maxitangente Enimont.

Roberto Maroni (Camera dei deputati, LNP): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano.

Domenico Nania (Senato della Repubblica, PDL): arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre ’69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel 1980).

Giuseppe Naro (Camera dei deputati, UDC): condannato in primo grado a 3 anni e in Cassazione a 6 mesi definitivi di reclusione per abuso d’ufficio nel processo per l’acquisto con denaro pubblico di 462 ingrandimenti fotografici, alla modica cifra di 357 milioni di lire.

Antonino Papania (Senato della Repubblica, PD): il 24 gennaio 2002 ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio.

Salvatore Sciascia (Senato della Repubblica, PDL): condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza.

Antonio Tomassini (Senato della Repubblica, PDL): medico chirurgo, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di reclusione per falso.

Insomma, i nomi sono tanti, la lista è lunga. Che ne dite: sarebbe ora di cominciare a fare pulizia?

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di Carmine Gazzanni

Continua il “ghe pensi mi” di Silvio Berlusconi.  Nonostante tutto questo caos che si sta venendo a creare, frutto di indagini  e dimissioni di pedine importanti del Pdl, il Presidente del Consiglio, infatti, non si lascia scoraggiare: “Niente vacanze. La pausa estiva intendo dedicarla al rilancio e alla riorganizzazione del Popolo della libertà”.

Dunque si prospetta un fine settimana caldo per Berlusconi che, dopo la tegola Cosentino, dopo le parole di Umberto Bossi (“Berlusconi ha la spada affilata”), tenterà in qualche modo di ricompattare il suo partito. E in che maniera? Due, pare, dovrebbero essere i punti sui quali il premier intende concentrarsi.

Innanzitutto una grande manifestazione che raccolga il popolo pidiellino, una manifestazione lunga un giorno, il 27 luglio, per dar forza a un partito martoriato da indagini e dimissioni. E quale dovrebbe essere il motivo di questa giornata tutta pidiellina? Naturalmente il ddl sulle intercettazioni, già passato alla Camera. Praticamente questa manifestazione sarà la risposta alla manifestazione che si tenne il Primo Luglio, giornata meglio nota come “No Bavaglio day”. Questa, per così dire, sarà il “No intercettazione Day”. E sentiremo senz’altro tutti i presenti ripetere il solito copione e le solite battute. Che saranno più o meno queste: “il ddl sulle intercettazioni è un provvedimento per tutelare il sacrosanto diritto alla privacy” (Silvio Berlusconi); “Contro il disegno di legge sulle intercettazioni si sta manifestando una vera e propria visione talebana” (Daniele Capezzone); “Lo scopo del disegno di legge sulle intercettazioni e’ sacrosanto e ci collega, non ci allontana, agli altri paesi occidentali: e’ la difesa della privacy, la lotta alla violazione del segreto istruttorio” (Fabrizio Cicchitto); “A tutti coloro che criticano in modo così scomposto la legge che regola le intercettazioni non vale invitarli ad un minimo di rispetto per la verità dei fatti, vadano piuttosto in qualsiasi paese europeo di loro scelta e ci riferiscano se esiste un solo caso in cui avvengano stragi della legalità come quelli che difendono così strenuamente” (Sandro Bondi). Insomma: difesa della privacy e legame, in questo modo, con gli altri Paesi europei (quando, invece, non è affatto così!).
Rimaniamo, a questo punto, curiosi di capire quante persone accorreranno in piazza il 27 luglio. Chiaramente occhio ai dati: saranno diversi tra Questura, Verdini e Minzolini. E’ probabile che uno degli ultimi due, visti i precedenti, arriverà a dire che i presenti sono stati circa 20 milioni. Aspettiamoci, dunque, l’impossibile.

Ma passiamo alla seconda misura che intende prendere Silvio Berlusconi. Come rivela “Giornalettismo”: “Tre milioni di euro a chi scopre chi nella sua cerchia ristretta va a spifferare tutto ai quotidiani ogni volta che riunisce i vertici del partito nella sua residenza romana, cinque per chi scopre i delatori degli incontri a Palazzo Chigi”. Insomma, una sorta di ricompensa a chi scopre le “spie”. Ricompensa che, come detto, potrà arrivare a cinque milioni di euro: una somma che farà gola sicuramente a molti. Il tutto in un periodo molto convulso nel quale Berlusconi pare non sopportare più chi rivela i retroscena del partito. Anche perché poi l’ufficio stampe del premier, con Bonaiuti in testa, è costretto a smentire, soprattutto, poi, se si tratta di dichiarazioni vere, le quali vengono smontate (o meglio, si tenta di smontare) parlando, ad esempio, di “malvezzo giornalistico”.
D’altronde Berlusconi  è abbastanza avvezzo a  rimangiarsi ciò che lui stesso dichiara. Rinfreschiamoci la memoria. Come non ricordare, ad esempio, quanto accaduto nell’ottobre del 2008, quando Berlusconi affermò, in relazione ai movimenti degli studenti per occupare le università: “convocherò oggi il ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere”. Per poi rimangiarsi tutto il giorno dopo: “Non ho detto mai polizia nelle scuole”. O quanto successe nel Maggio 2009: nel corso della stessa conferenza abbiamo un prima e un poi. Parlando delle misure attuate per il problema “munnezza” a Napoli, il Presidente del Consiglio parlò prima  di “vita nuova per Napoli”, per poi, interpellato da Concita Sannino circa trenta minuti dopo, rimangiarsi tutto: “Vita nuova l’ha detto lei […] Non ho detto vita nuova”.  Ebbene, questo, se vogliamo, è un periodo ancora più frenetico: come rivela sempre Giornalettismodal 10 al 15 luglio ben 5 volte la presidenza del Consiglio ha dovuto diffondere una nota per condannare quanto scritto sui giornali”.

Dopotutto anche questa è privacy, no? Per Berlusconi il cittadino non dovrebbe sapere nemmeno quello che accade nel partito più grande e forte d’Italia e che controlla il Governo stesso. Fosse per lui, per salvaguardare la privacy, non si dovrebbe raccontare nemmeno quello che succedeva durante le cene a casa Verdini. D’altronde erano semplici cene durante le quali “quattro sfigati” parlavano del più e del meno. Tutta colpa di questo Paese poco democratico, giusto Presidente?

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di Carmine Gazzanni 

Non c’è due senza tre. Prima è toccato a Scajola che, probabilmente, ancora sta cercando di capire chi diamine gli abbia comprato casa a sua insaputa. Poi è stata la volta di Aldo Brancher che è stato a capo per ben diciassette giorni di un ministero fondamentale per un Governo (Ministro per la sussidiarietà e il decentramento). Ora ci voleva il terzo. Ma ti pare che il Pdl non avrebbe offerto prontamente un nuovo nome da aggiungere agli altri due? E allora ecco Nicola Cosentino, uno dei tanti personaggi protagonisti delle vicende massoniche che stanno emergendo dalle indagini portate avanti dalla Procura di Roma. Nicola “o’mericano” (così lo chiamano negli ambienti napoletani a lui cari), infatti, è indagato per associazione a delinquere e violazione della Legge Anselmi.
Questa legge, nata in occasione della prima loggia massonica – la P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli – il 25 gennaio 1982. Sono 6 articoli contenenti “Norme di attuazione dell’ articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento dell’ associazione denominata Loggia P2”. Andiamo a vedere allora cosa stabilisce questa legge. Ecco alcuni stralci: “Si considerano associazioni segrete, come tali vietate dall’art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali […] svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale” (art.1). Ma importante cosa si stabilisce nel secondo articolo: “Chiunque promuove o dirige un’associazione segreta […] o svolge attività di proselitismo a favore della stessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La condanna importa la interdizione dal pubblici uffici per cinque anni […]”. Concetto ribadito, poi, nell’articolo 4: “I dipendenti pubblici, civili e militari, per i quali risulti, sulla base di concreti elementi, il fondato sospetto di appartenenza ad associazioni segrete ai sensi dell’art. 1, possono essere sospesi dal servizio, valutati il grado di corresponsabilità nell’associazione, la posizione ricoperta dal dipendente nella propria amministrazione nonché l’eventualità che la permanenza in servizio possa compromettere l’accertamento delle responsabilità del dipendente stesso”. Insomma niente più “servizio pubblico” se si arrivasse alla condanna.

Oggi, infatti, Cosentino è indagato per l’episodio della candidatura sostenuta dal gruppo di Carboni alla presidenza della regione Campania e per la diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro (suo compagno di partito). E poi ci sono le pressioni alla Cassazione per anticipare l’udienza in merito alla misura cautelare emessa nei confronti dello stesso Cosentino: Lombardi, ora in carcere, chiamava, infatti, il Presidente della Corte Suprema di Cassazione, Vincenzo Carbone. Il tutto per salvare la candidatura di Cosentino alla presidenza della regione Campania (poi sfumata).
Ma l’ex Sottosegretario all’Economia (ma ancora coordinatore Pdl in Campania) ha una grande esperienza alle spalle in merito ed affianca queste accuse ad altre: nel settembre 2008 gli viene contestato un ruolo di rilievo nel riciclaggio abusivo di rifiuti tossici. E poi concorso esterno in associazione camorristica. Contro “Nicola ‘o mericano” ci sono, infatti, le rivelazioni di cinque, forse addirittura sei pentiti, alcune delle quali rimbalzavano nell’aria anche da anni. Come quella di Dario De Simone che già nel 1996 raccontava ai pm: ”Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Cosentino. Aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni e ci disse che era a disposizione qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare”. E poi, dopo il processo Spartacus, De Simone ancora racconta: “Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge su collaboranti di giustizia”. Ma è tutto inutile: la richiesta viene respinta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Finalmente ieri la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Cosentino si è dimesso.

Si potrebbe pensare a questo punto: per lo meno è tutto risolto. E invece pare proprio di no. Tra gli indagati, infatti, è spuntato anche il nome di Marcello Dell’Utri. Il senatore del Pdl e fondatore di Forza Italia, infatti, dopo la condanna in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, proprio non ce la faceva a stare tranquillo e lontano dai tribunali: Dell’Utri, infatti, risulta tra i presenti alla cena a casa Verdini (anche lui indagato), il 23 settembre 2009, nel corso della quale la “cricca” avrebbe progettato un’azione di avvicinamento dei giudici della Corte Costituzionale che di lì a poco si sarebbero dovuti pronunciare sul Lodo Alfano. E allora eccolo un’altra volta indagato per i suoi rapporti massonici e piduisti (o “pitreisti” a questo punto). Senza dimenticarci, poi, che sul groppone del senatore del Pdl e cofondatore di Forza Italia, c’è anche una condanna definitiva: 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia.

Eppure i vari Bondi, Cicchitto, Capezzone continuano con le loro litanie, i loro copioni scritti e recitati ad hoc. Con tanto di fette di salame sugli occhi. Ha detto bene Granata (attenzione: stiamo parlando di un pidiellino, nessun dipietrista o “giustizialista”): “Per i vertici del Pdl la questione morale non esiste […] Se siamo giunti a questa assurda e paradossale situazione, la mia proposta è semplice: provate ad espellerci tutti per antimafia e legalità”.

Attenzione però, Granata: Berlusconi potrebbe prendere sul serio queste parole!

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Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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