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Archivio di giugno 2010

Pubblichiamo la simpatica vignetta che ci manda il nostro amico Stefano Vitucci.


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di Carmine Gazzanni

Finalmente, dopo cinque giorni di camera di consiglio, i giudici si sono pronunciati: Dell’Utri condannato a sette anni in appello. Due in meno rispetto alla sentenza di primo grado, ma il discorso non cambia: concorso esterno in associazione mafiosa. Dunque anche in appello è stato riconosciuto che Dell’Utri ha avuto rapporti penalmente rilevanti con esponenti mafiosi. A iniziare dall’eroe Mangano.

D’altronde non c’è da sorprendersi. Le prove sono più che schiaccianti. A cominciare da quello che testimoniano microspie e intercettazioni (sarà un caso il ddl contro le intercettazioni…?): nell’intercettazione in casa del boss Giuseppe Guttadauro, il capomafia afferma: “Con Dell’Utri bisogna parlare”, anche se “alle elezioni del ’99 ha preso degli impegni, e poi non s’è fatto più vedere”; sempre Guttadauro viene intercettato mentre parla degli accordi presi da Dell’Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi;  intercettazioni in un’autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell’autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono “ dobbiamo sostenere Dell’Utri, altrimenti i giudici lo fottono” (lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano). Ma ancora non è finita: c’è libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo con scritta una cifra e vicino “Canale Cinque”, un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia.

E poi tutte le dichiarazioni dei pentiti. Antonio Calderone, boss della mafia catanese negli anni ’70, sostenne che festeggiò il suo compleanno nel ’76 a Milano con Dell’Utri, Mangano e Nino Grado. Dell’Utri stesso, in realtà, ha confermato di aver preso parte all’incontro, ma con una singolare dichiarazione: “Proprio perché mi ero reso conto della personalità del Mangano (che rimane tuttavia un eroe, ndr) avevo un certo timore nei suoi confronti, e quando lo incontravo non lo respingevo, ma accettavo la sua compagnia. […] Nella circostanza ho pranzato con il Mangano e con queste altre persone, che egli mi avrà presentato, senza farmene i nomi”.
Calogero Ganci, uno dei protagonisti della strage di Capaci. Ganci, invece, ha affermato che dal 1986 la Fininvest avrebbe versato denaro ai corleonesi.
E ancora. C’è Filippo Alberto Rapisarda, per il quale Dell’Utri ha lavorato nel ’77-’79. I giudici affermano che in una dichiarazione “il Rapisarda aveva riferito di avere incontrato […] il Bontate e il Teresi (i capi della mafia dell’epoca, prima di Riina, ndr) e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in società con Silvio Berlusconi in un’azienda televisiva per la quale occorrevano 10 miliardi”.
C’è Totò Cancemi, capo della famiglia di Porta Nuova (la stessa di Mangano). Anche lui pentito, anche lui ha parlato dei fondi Fininvest alla mafia per installare le antenne: “Riina precisò che, secondo degli accordi stabiliti con Dell’Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, gli arrivavano 200 milioni l’anno in più rate, in quanto erano dislocate a Palermo più antenne”.
E infine c’è l’ex boss di Altofonte, Francesco Di Carlo, che racconta ai giudici di un incontro molto importante avvenuto, secondo il pentito, in un bar vicino la lavanderia di Gaetano Cinà (grande amico di Dell’Utri, e anche lui condannato, come l’amico, per associazione mafiosa): “a venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati […] Con il Grado (Nino, ndr) che si conoscevano bene hanno avuto battute di scherzo. […] Dopo un quarto d’ora, è spuntato questo signore sui 30 anni  e rotti, e hanno presentato il dottore Berlusconi a tutti”.

Prove schiaccianti dunque. Inconfutabili. Si potrebbe pensare “va a finire che anche il Pdl riconoscerà quanto deve”. Volesse il cielo! Nulla di tutto questo.

Ecco alcuni commenti a caldo. I più esilaranti (e tragici!). Per Daniele Capezzone la corte è stata “poco coraggiosa”: “La sentenza, certo, addolora per la condanna contro Marcello Dell’Utri, comunque ridotta: e c’e’ davvero da augurarsi che la Cassazione possa essere molto più coraggiosa, su questo”. Mariastella Gelmini metterebbe le mani sul fuoco per Dell’Utri: “Marcello Dell’Utri e’ una persona perbene e ha tutta la mia solidarieta’ e quella dei tanti militanti che, in questi sedici anni, lo hanno conosciuto e apprezzato”.  Sandro Bondi sviluppa una strana equazione tra assoluzione Dell’Utri – vero diritto: “A parte la profonda amarezza per la decisione dei giudici d’appello sul caso di Marcello Dell’Utri, l’unico commento positivo in questo momento è la speranza che la Cassazione riaffermi che l’Italia è la patria del diritto”. Rotondi, invece, è speranzoso: “sono certo che la Cassazione ripristinerà una lettura veritiera delle cose”. Il deputato napoletano Amedeo Laboccetta, assoltamente incommentabile: “La Corte d’Appello di Palermo, con la riduzione della pena a sette anni nei confronti del Senatore Marcello Dell’Utri, ha dimostrato di non aver avuto il coraggio di assolvere un innocente”.

L’unico commento degno di nota è stato quello rilasciato da Antonio Di Pietro che, per quanto sia stato ironico e graffiante, è assolutamente meno esilarante dei precedenti e, di contro, assolutamente veritiero (paradossi italiani…) : “Speriamo che Berlusconi adesso non faccia ministro pure lui

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di Carmine Gazzanni

Avete mai ricevuto le pagelle di fine anno sul tetto della scuola? Ora accade anche questo: ieri a Milano maestre e mamme degli alunni della scuola elementare “Duca degli Abruzzi” hanno manifestato in questa maniera forte il loro dissenso allo smantellamento della scuola pubblica. Perché è proprio di smantellamento che si tratta.
Tagli già ne sono stati fatti, ma non preoccupatevi sarti di tutto il mondo: ce ne saranno ancora, eccome se ce ne saranno!

In uno dei provvedimenti della Manovra del Governo sono previste, infatti, diverse misure per tagliare quel residuo scampato, tempo addietro, alle forbici del duo Gelmini-Tremonti.
Blocco degli aumenti di stipendio, con la sospensione degli scatti di anzianità maturati. Questo porterà ad una perdita sullo stipendio di 1.000 euro l’anno per un Ata, dai 2 mila ai 3 mila per un insegnante; blocco, per il biennio 2010-2012, dei rinnovi contrattuali e del trasferimento delle risorse disposte per la promozione (e premiazione) degli insegnanti meritevoli. Nel 2008, infatti, venne stipulato un accordo che prevedeva l’istituzione di un fondo da destinare agli insegnanti più virtuosi. Chiaramente una promessa non mantenuta: con questo provvedimento, infatti, si toglie questo fondo per gli insegnati meritevoli e lo si utilizza per risanare il disavanzo delle scuole italiane (le scuole in Italia, infatti, sono creditrici nei confronti dello Stato per migliaia e migliaia di euro).
Ancora: nel provvedimento c’è un taglio sì per la scuola pubblica, ma non un taglio dei fondi pubblici alle scuole private (previsto un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private). Fa niente se l’Articolo 33 della Costituzione afferma: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato“.

Eppure già i tagli erano stati più che pesanti. Meno 8 miliardi alla scuola pubblica entro il 2011, meno 140 mila posti di lavoro tra docenti e Ata, taglio del 25% della pulizia scolastica. E queste sono solo alcune delle conseguenze della Finanziaria del 2008. E ancora: tagli agli insegnanti di sostegno, eliminazione degli specialisti, carenza di fondi per piccole uscite didattiche, aule più affollate (anche 32 alunni per aula) e dunque più insicure. Insomma, una scuola, quella italiana, sempre più disastrata.
Per non parlare, poi, delle conseguenze ai tagli al tempo pieno (modulo a 40 ore). L’esempio più eclatante ci viene dal Lazio: 24.241 famiglie avevano chiesto il tempo pieno per i loro figli. Con la riduzione d’organico, però, solo 20.408 studenti potranno essere accontentati (almeno secondo le prime previsioni diffuse dalla Flc-Cgil). E perché questo? Perché qui, nel Lazio, c’è stato un taglio di 189 maestri deciso dal ministero dell’Istruzione per il prossimo anno. Questo non permetterà a oltre 3.800 famiglie di avere il tempo pieno che avevano richiesto per i loro figli.
E che dire, allora, della situazione quantomeno assurda di un Liceo di Putignano, in provincia di Bari? Qui il Preside ha chiesto, a ciascuna delle 127 famiglie dei maturandi, 145 euro per anticipare i compensi ai commissari. Questi compensi da anni sono a carico immediato delle scuole, ma poi questi soldi dovrebbero essere restituiti dal ministero. Dovrebbero: il ministero ha intanto accumulato un debito globale di 1,5 miliardi con gli istituti.

E la preparazione degli studenti ne risentirà? A detta dei Ministri no. Dai primi dati diffusi dal ministero, tuttavia, i non ammessi alla maturità del 2010 sarebbero circa 28.500, il 6,1% del totale degli studenti, con un aumento dello 0,6% rispetto al 2009. E le bocciature? Rispetto all’11.7% del precedente anno scolastico, quest’anno si sale al 13.1%. L’aumento delle bocciature si rileva soprattutto negli istituti professionali e nei licei.

E chiaramente non è possibile manifestara il proprio dissenso. Ne è la pova la circolare che circa un mese fa inviò l’Ufficio scolastico dell’Emilia Romagna agli insegnanti e al personale scolastico: vietato criticare le decisioni del Governo. Si legge nella circolare: “astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo possono ledere l’immagine della scuola pubblica“. Pena “la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio“.

Meno male che siamo in estate! Per lo meno la scuola è chiusa!

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di Carmine Gazzanni

Aldo Brancher è un ex dipendente Fininvest. Ma soprattutto è un caro amico di Berlusconi, con il quale  condivide anche una certa familiarità con le aule giudiziarie. Infatti, al tempo di Mani Pulite, Brancher fu condannato per falso in bilancio e finanziamento illecito all’ex Psi e detenuto per tre mesi nel carcere di San Vittore. E subito l’amico Berlusconi a dargli manforte: “quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui”. Ve lo immaginate? Silvio, con l’inseparabile Fedele, a girare per ore e ore attorno al carcere aspettando che qualcuno aprisse. Attenzione, non fraintendiamoci: non per far entrare lui, ma per far uscire l’altro!

Ma andiamo avanti. Già, perché l’Aldo (come del resto anche il Silvio) perde il pelo ma non il vizio. Ed eccolo qui oggi indagato per appropriazione indebita e ricettazione in uno stralcio del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. Ma Berlusconi non poteva lasciarlo da solo. Certo che no! E allora subito  è stato nominato Ministro per fargli beneficiare del legittimo impedimento. Vero: oggi il neoministro ha affermato che ne farà a meno e si presenterà in aula, ma intanto all’udienza di ieri (26 giugno) non si è presentato sfruttando proprio l’arma del legittimo impedimento.

A questo punto, però, il dubbio è più che lecito: non è che siamo noi maliziosi? Vuoi vedere che Brancher serviva proprio a questo Governo? Esaminiamo la questione.
Aldo Brancher è stato nominato Ministro. Alcune domande:
1. A cosa serve un nuovo Ministro che, pur essendo senza portafoglio, comunque comporta laute spese in un periodo di crisi come questo? Non si è parlato (solo parlato) più e più volta di “diminuzione dei Ministri” e “tagli della politica”?
2. Aldo Brancher è stato nominato inizialmente “Ministro di attuazione del federalismo”. Cosa sarebbe cambiato con l’ufficio di Umberto Bossi, Ministro delle Riforme per il Federalismo? Assolutamente nulla.
3. Ora, proprio per via delle proteste leghiste, Aldo Brancher è stato nominato “Ministro per la Sussidiarietà e il Decentramento”. Perché mai nessuno chiede a chi di competenza cosa diamine sia questo Ministero, quali siano i suoi compiti, le sue prerogative, per quale motivo, semplicemente, esista?

Il fatto stesso che oggi ci ritroviamo a porci queste domande non può che significare soltanto una cosa: siamo in presenza di una classe dirigente non solo corrotta, irrispettosa delle istituzioni, della Costituzione, a tratti razzista e xenofoba, antidemocratica e “inciuciona”. Siamo di fronte ad una classe dirigente che non mostra alcuna forma di rispetto per il cittadino; pensa sia una sorta di marionetta che non sa far altro che annuire qualunque cosa accada, priva di cervello e senso critico: “c’è da sistemare Brancher? Perfetto, inventiamoci un qualsiasi ministero, tanto siamo liberi di fare tutto quello che vogliamo!”

E intanto eccolo il risultato: nel Parlamento Italiano arriviamo a quota 19 pregiudicati (ripeto: pregiudicati. Senza dunque contare indagati e imputati). Alcuni “nomi illustri”: abbiamo Marcello Dell’Utri, condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia; Giuseppe Ciarrapico, condannato a 3 anni definitivi per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier (ricettazione fallimentare) e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano (bancarotta fraudolenta); Umberto Bossi, condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; Roberto Maroni, condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano; Domenico Nania, arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre ’69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel 1980); Enzo Carra, una condanna in via definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici, Carra è un falso testimone che, con il suo «comportamento omertoso» e la sua «grave condotta antigiuridica», ha tentato di «assicurare l’impunità a colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito» nel caso Enimont. Parola del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, nonché della Cassazione, che l’hanno condannato prima a 2 anni e poi a 1 anno e 4 mesi (grazie allo sconto del rito abbreviato) di carcere); Renato Farina, che ha patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi; Massimo Maria Berruti, condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento.

E arriviamo a Brancher. Aggiungi un posto a tavola.

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di Carmine Gazzanni

Un’Italia indecorosa ieri ha perso contro la Slovacchia uscendo dal Mondiale. In verità pochi si aspettavano che gli azzurri potessero arrivare fino in fondo, ma, d’altro canto, nessuno avrebbe mai immaginato di concludere soltanto con due punti un girone le cui squadre di certo non possono vantare una lunga tradizione calcistica (nella Nuova Zelanda c’erano anche giocatori che non militano in alcun club al momento …).
Insomma, un’occasione d’oro per la Lega, per i suoi esponenti, la sua radio, i suoi ascoltatori incalliti. Piatto ricco mi ci ficco.

In realtà, però, questa volta Radio Padania, probabilmente per la figuraccia dell’altra volta (il tifo spudoratamente anti-italiano contro il Paraguay), ha cambiato rotta, dicendosi “dispiaciuta” per l’eliminazione dell’Italia. Dobbiamo crederci? Il dubbio è più che legittimo. Anche perché il loro dispiacere appare alquanto ironico quando a chiamare è Diego da  Torino: “Son contento che l’Italia le ha prese, così magari la gente si rende conto che i giocatori guadagnano troppo”. Ecco la risposta: “Sei cattivo, impietoso e arrogante”. Risposta ironica? Mah, il dubbio rimane…
Comunque sia il vero leghista, a prescindere dal dispiacere o meno, non si smentisce mai. Nel continuare l‘analisi della partita, infatti, il radiocronista ha aggiunto di non essere affatto in pena per Lippi che, addirittura, “ci fa rimpiangere il nostro Donadoni”. Stiamo parlando di quel Roberto Donadoni che non ha ottenuto alcun successo durante la sua gestione, une gestione assolutamente impalpabile che, penso, nessuno ricorderà più già tra qualche anno. Ma vuoi vedere allora che sarebbe stato meglio Donadoni perché natio di Cisano Bergamasco?

E poi i commenti del pubblico ascoltatore in perfetta linea col pensiero e con lo stile padano. C’è chi ritiene che la colpa sia dei troppi extracomunitari nel calcio italiano e che bisognerebbe prendere da modello la squadra padana: “Oltre ad attaccare l’Italia attaccherei tutte le squadre che continuano a portare extracomunitari. Anche questo è all’origine della disfatta. L’unica squadra è la Padania, che investe su giocatori locali“; chi, invece, coglie l’occasione per rinnegare nuovamente l’Inno d’Italia: “A questo punto basta inno. Che razza di ‘Fratelli nostri’ abbiamo?”; chi, ancora, fa annotazioni cromatiche: “Sapete perché l’Italia non ha vinto? Perché il portiere non aveva la maglietta verde“.

E anche Matteo Salvini ha proferito verbo. Già si era pronunciato dopo la partita con il Paraguay, scoprendosi tutt’ad un tratto terzomondista affermando: “non possiamo che abbracciare i fratelli sudamericani” (gli stessi”fratelli sudamericani” che tanto i leghisti non sopportano  vedere in giro per le strade delle città). Ieri, invece, per l’europarlamentare l’Italia è stata  “la squadra più brutta della storia allenata nel modo più bislacco possibile“. E, infine, la ciliegina sulla torta: “se contro la Slovacchia avessero giocato il Chievo o il Novara o la mitica nazionale padana, avrebbero certamente vinto e fatto una figura migliore”.

E concludiamo con Roberto Calderoli. Prima della partita con il Paraguay aveva detto che non avrebbe seguito la partita semplicemente perché “io so a mala pena che la palla e’ rotonda…”. Si vede che nel giro di due settimane ha studiato e tanto. Talmente tanto che ieri anche lui ha detto la sua sulla partita: i giocatori sono stati “semplicemente ridicoli”, “pagati milioni”, ma con “gambe di gelatina e fiato corto”. Ed ha anche illustrato la soluzione al problema: “pensiamo a far giocare nelle nostre squadre di club i giocatori nostrani, i prodotti dei nostri vivai”. Una domanda per il Ministro: ma se sono “terroni” va bene lo stesso?

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di Carmine Gazzanni

Silvio Berlusconi rassicura tutti: il ponte sullo stretto si farà. Ieri, infatti, rispondendo alle diverse domande che i suoi fans gli rivolgevano su “ForzaSilvio.it”, ha parlato anche di “grandi opere”: “Il ponte sullo stretto di Messina è un’opera epocale che si farà”, promette il Presidente del Consiglio, che poi aggiunge che “sarà un’impresa epocale, che certo non potrà essere realizzata in uno schioccare di dita. Il precedente governo di centrosinistra, in un Consiglio dei ministri di cinque minuti, aveva azzerato un lavoro di cinque anni: Prodi annullò tutto accettando le richieste dei Verdi, che non volevano disturbare le rotte dei delfini e degli uccelli migratori“. Insomma, se c’è un ritardo tutta colpa della passata legislatura “comunista”. Comunista esattamente come tutte quelle organizzazioni che tanto si oppongono a questa “opera epocale”. Domandiamoci, allora, perché mai opporsi al ponte sullo stretto, chiediamoci il perché di organizzazioni quali “No al ponte”.

Diversi, infatti, sono i motivi per dire – ed urlare – appunto, no al ponte. Dissesto ambientale: il ponte rovinerebbe intere zone come i laghi di Ganzirri e Torre Faro, rovinando inevitabilmente il paesaggio, senza contare che molte specie di uccelli, alcune delle quali protette, migrano verso questi laghi, cosa che non avverrebbe più con il ponte; problemi di viabilità: già ora la viabilità a Messina non è delle migliori e non è possibile creare altre strade perché lo spazio disponibile è stato esaurito. La distanza tra il ponte e l’uscita autostradale più vicina sarebbe di circa una decina di chilometri e il traffico sarebbe riversato su due strade (Panoramica-Circonvalazione e Litoranea-Via Garibaldi) che già ora, molto spesso, sono molto trafficante e lente; abitazioni: molte abitazioni che oggi sorgono nei luoghi di costruzione saranno inevitabilmente buttate giù; sviluppo: quegli stessi finanziamenti si potrebbero utilizzare in altra maniera, ad esempio per scuole, case e per creare nuova occupazione o, rimanendo nell’ambito viario, migliorando strade e traghetti, perfezionando, dunque, un servizio già oggi molto diffuso e richiesto.

Ma andiamo avanti. Si può parlare, per lo meno, di una maggiore funzionalità assicurata dal ponte? Chiaramente no. Cerchiamo di capire meglio: oggi il traffico merci di lunga distanza si svolge prevalentemente via nave, essendo più economico di quello su ruota; il traffico merci a breve distanza, invece, è quello che si svolge tra Calabria e Sicilia, ma è di entità irrisoria dato che le due regioni producono essenzialmente gli stessi beni. Ancora: il traffico passeggeri di lunga distanza viaggia già in gran parte in aereo (soprattutto per via dei voli low cost); il traffico locale, invece, è quello numericamente più consistente, ma si presuppone che pochi ricorreranno al ponte: maggiore tempo di percorrenza (circa un’ora in più contando anche l’autostrada) ad un prezzo maggiore.

Ancora. Più e più volte abbiamo sentito dire che il ponte non sarà pagato dallo Stato, quindi da noi tutti cittadini. Falso. L’azionista di maggioranza sull’opera è l’Anas, poi abbiamo l’RFI (Rete Ferroviara Italiana), la regione Sicilia e, fino a qualche mese fa (dicembre 2009), anche la Calabria, infine la Fintecna, che fa capo al Ministro del Tesoro, la quale cura il finanziamento dell’opera. E’ evidente: i soggetti citati sono tutti soggetti pubblici che dovranno ricoprire il 41% della spesa complessiva (il restante 61 verrà richiesto al mercato, ma non c’è alcuna garanzia che si trovi e in tal caso via ancora a finanziamenti pubblici!).

Ultimo aspetto: l’impresa sarà affidata ad una ditta i cui uomini sono stati definiti da Berlusconi stesso “eroi”. Il gruppo industriale in questione è Impregilo. Gruppo che già ha fatto molti lavori. Vediamo quali: l’ospedale San Salvatore dell’Aquila che dopo il terremoto è stato dichiarato inagibile; il passante di Mestre collassato alla prima coda estiva in agosto; il termovalorizzatore di Acerra, garantito per la fine del 2001, inaugurato il 26 marzo 2009, chiuso il giorno dopo per collaudi, terminato tutto in arresti e indagini a danno di dirigenti e consulenti su presunte irregolarità; è la ditta che è sott’inchiesta a Napoli in un processo che vede indagato anche Bassolino per le anomalie – presunte – nel trattamento dei rifiuti solidi urbani.
Ma il nome dell’Impregilo è legato anche ad altre grandi opere internazionali, tra tutte la diga sul Paranà i cui costi sono aumentati in corso d’opera di sette volte per la parte amministrativa, e la diga di Kali Gandaki in Nepal, la cui costruzione ha provocato un disastro ambientale di proporzioni bibliche, accompagnata da una strage di operai.

Bene.

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Ci lascia un commento l’Avvocato Franco Sammarco in relazione all’articolo del 6 Aprile 2010 “IL NUOVO CONSIGLIO REGIONALE IN CALABRIA, IL CAMBIAMENTO CHE MANCA. INIZIAMO DAL PD”. Nell’articolo noi parlavamo dei procedimenti giudiziari a danno dell’assistito dell’avvocato, On. Sandro Principe (link). Il dott. Sammarco sottolinea alcune (e gravi) imprecisioni che abbiamo commesso nell’articolo. Ecco il commento:

In nome e per conto dell’ On. Sandro Principe vi significo quanto appresso: i fatti e le circostanze citate in un testo che compare sul vostro sito internet che si riferiscono all’ On. Sandro Principe sono incompleti, inesatti e conseguentemente falsi.
Detti fatti e circostanze l’ On. Principe, da me assistito, ha avuto modo di chiarire ampiamente davanti alla Camera dei Deputati e, soprattutto, davanti alla Magistratura ordinaria.
La vicenda, risalente al 1991, che ha riguardato l’ On. Principe – oggetto di una vera e propria persecuzione sul nulla – si è conclusa con la richiesta di archiviazione della stessa Procura di Palmi in data 28 marzo 1995, accolta dal G.I.P. presso lo stesso Tribunale, che ha emesso il provvedimento di archiviazione in data 29 aprile 1995.
Vi invito, pertanto, ad inserire nel testo pubblicato sul vostro sito la notizia dell’avvenuta archiviazione della iniziativa giudiziaria in danno dell’ On. Principe che, per come è evidente, da questa triste vicenda – che nessuno deve strumentalizzare – è uscito assolutamente pulito ed a testa alta.
Naturalmente, mi riservo di valutare la opportunità di tutelare l’immagine e la reputazione dell’ On. Principe nelle competenti sedi giudiziarie al fine del risarcimento dei danni causati dalla vostra iniziativa.

Avv. Franco Sammarco

Ci scusiamo con l’On. Principe per gli errori commessi e con i  nostri lettori. Chiediamo scusa e ci rendiamo conto della gravità dell’errore.
Speriamo, tuttavia, che l’Onorevole non voglia procedere per vie legali: siamo semplici studenti che cercano, per quanto è possibile loro, di informare. Questa volta abbiamo commesso un errore, che speriamo non capiti più.
Ci scusiamo ancora con tutti.

Lo Specchio Blog

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di Carmine Gazzanni

Se in un primo tempo Tremonti e Berlusconi davano la colpa ai giornali di sinistra definendoli “catastrofisti” perché parlavano di una crisi che non c’era, ora anche loro, oramai alle strette, hanno dovuto riconoscere una realtà evidente: anche l’Italia non se la sta passando bene.
E a questo punto sembrerebbe alquanto logico pensare “ora che il Governo l’ha finalmente riconosciuto, tutti capiranno che l’Italia sta vivendo un difficile momento economico, nessuno più potrà nascondersi dietro la parola ‘catastrofismo’ e si cominceranno a ridurre le spese pazze, a cominciare dalle amministrazioni proprio di centrodestra”. Ecco, abbiamo detto bene: sembrerebbe alquanto logico. Ma non lo è.

Mentre l’FMI (Fondo Monetario Internazionale) ci dice che il debito pubblico italiano salirà nel 2010 al 121% con un incremento di 15 punti percentuali dal 106% del 2008, in Italia molti consigli regionali sembrano dimentichi di tutto questo e allora via a spese pazze.

Prendiamo ad esempio il caso Lazio. A ricevere lo stipendio nella nuova giunta a firma Polverini saranno ben 87 politici (la stessa Presidente, 73 consiglieri e 13 assessori), e si va da circa 10.000 euro per i consiglieri a circa 12.000 euro per gli assessori. Le commissioni, il cui numero già era un record in Italia, ben 19, saliranno a 21 (ce n’è addirittura una su “Roma Capitale”).

E come se non bastasse ecco un’altra spesa: anche Piero Marrazzo, ex Presidente del Lazio, poichè è rimasto Presidente onorario della Fondazione Lazio per lo sviluppo dell’audiovisivo, può beneficiare ancora di un piccolo stipendio. Infatti l’art.9 dello statuto della fondazione stabilisce che “il presidente onorario della Fondazione è il Presidente della Regione Lazio in carica al momento della costituzione della Fondazione”, ovvero proprio Marrazzo; e l’art. 15, invece, ci dice che “la carica di presidente dell’assemblea dei fondatori può essere remunerata con un compenso fissato dal consiglio di amministrazione, sentito il collegio dei revisori”. Non è un caso che le spese di funzionamento, destinate anche al presidente onorario inizialmente non previste, sono passate da 5,5 a 5,9 milioni di euro.

Poi abbiamo il Molise che, sebbene sia una delle regioni più piccole d’Italia, sebbene sia una delle regioni col più alto debito della Sanità, offre a giunta regionale e amministratori vari uno stipendio da pascià. Qui l’indennità annua arriva per Presidente di Regione (Michele Iorio) e Presidente di Giunta (Michele Picciano) a 144.000 euro, una cifra che nemmeno Sarkozy conosce (6.714  euro al mese a confronto dei 10.255 euro al mese che guadagna un semplice consigliere regionale in Molise). E poi anche qui il giochetto delle Commissioni. Ben otto ne conta il Molise: Commissione per la cooperazione internazionale dell’area adriatica; Commissione per gli affari comunitari; Commissione di studio e inchiesta sul dissesto idrogeologico; Commissione d’inchiesta per il disagio familiare; Commissione di studio per l’attuazione del piano di rientro sanitario; Commissione sugli insediamenti di produzione energetica; Commissione sugli effetti occupazionali ed economici del federalismo fiscale (in Molise?). E l’ultima è la più affascinante: Commissione d’inchiesta sulla influenza suina.

Ultima chicca. In Molise vigeva una legge: “Norme in materia di organizzazione dell’amministrazione regionale e del personale con qualifica dirigenziale”. In pratica una legge che ridefiniva i criteri per l’affidamento di incarichi dirigenziali ai dipendenti della Regione Molise. Ma qui si stabiliva qualcosina in più: un aumento di stipendio per i dirigenti pubblici a discrezione della giunta regionale, anche se questo prevedeva un ulteriore dispendio di denaro pubblico a dispetto di norme nazionali che lo impediscono. In pratica un dirigente molisano poteva arrivare a prendere più di dirigenti pubblici di altre regioni.
Pochi ci crederanno, ma anche Raffaele Fitto (ministro per i Rapporti con le Regioni) s’è accorto della crisi e ha bocciato tale provvedimento impugnando la legge regionale.

Mentre il Governo, dunque, anche se con provvedimenti molto discutibili, pare si sia per lo meno reso conto della crisi, alcune giunte regionali dormono ancora sonni beati. Chi glielo dice a Presidenti quali la Polverini e Iorio? Oramai siamo in estate: qualcuno li svegli dal letargo!

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Girando per Facebook si trovano diverse pagine, molte divertenti, altre interessanti. Poche, però, ti colpiscono come quella di Francesco Carbone, un uomo che a 35 anni si ritrova senza lavoro con una famiglia sulle spalle da mantenere, un uomo rigettato in Sicilia, nella sua terra d’origine, dopo aver lavorato a Verona per le Poste Italiane. Vi chiederete perché: semplicemente perché ha fatto il suo dovere di cittadino, ha denunciato ciò che era da denunciare, non ha chiuso un occhio quando bisognava stare con tutti e due gli occhi ben aperti. Ma è proprio questo il problema: la sua storia ci rivela quello che è il “marciume italiano”; ci rivela un Paese nel quale si preferisce lasciar correre, a volte chiudendo anche entrambi gli occhi (uno solo non basterebbe…).
Quest’intervista ci fa capire come (e quanto) la politica influisca in ogni aspetto della vita sociale, quanto conta avere appoggi, quanto conta essere, in pratica, clientes. E quanto (purtroppo) conta stare zitti, non denunciare, altrimenti le porte si chiudono. E se si bussa nessuno più risponde.

Francesco Carbone. La tua storia è la prova evidente del malaffare che dalla politica tocca poi tutti gli ambiti anche del sociale. La tua storia dimostra quanto la legge non sia super partes. Cerchiamo allora di capire meglio. Partiamo dal principio. Tu eri responsabile a Verona della ditta che ha l’appalto di Poste Italiane. Quali erano le condizioni di lavoro?
Per quanto riguarda la sicurezza e sull’igiene, c’erano gravi carenze sia da parte di Poste italiane e sia da parte delle ditte appaltanti e su questo argomento ho fatto tre esposti all’Usl di Verona sezione Spisal che ho allegato alla denuncia presentata in procura e autoarchiviata con metodi mafiosi dai procuratori capo Papalia e Schinaia.
Nella denuncia scannerizzata e pubblicata sul mio profilo si possono vedere le denunce presentate e tutte le carenze da me denunciate.

Quali sono la minacce e le vessazioni che ti hanno portato alle dimissioni?
Come descritto anche sulla denuncia, praticamente hanno coinvolto forze dell’ordine appartenenti ai servizi segreti, o altro simile indirizzo, che invece di tutelare me hanno fatto in modo che io ritardassi la presentazione della denuncia in procura.
Sono stato minacciato da un dirigente con fare mafioso, che mi ha detto: “hai pestato i piedi a chi non dovevi e da oggi ti verrà controllato contestato e sanzionato tutto”. Dal giorno successivo hanno messo un dipendente di Poste Italiane di guardia accanto al mio posto di scarico per controllare ogni mio movimento.
L’appaltante per telefono (telefonata registrata) un giorno mi disse: “lei e’ un morto di fame, mi denunci pure, tanto io pago e ho soldi lo stesso fino a che campo. A lei l’aggiusto io, la mando in Sicilia per come so io. Anzi la denuncio per aver fatto lavorare persone in nero”.
Continue sono state le sanzioni economiche per disservizi anche non causati dagli autisti della ditta in appalto, ma con la colpa data lo stesso agli stessi. La ditta, invece di fare provvedimenti disciplinari agli autisti , decurtava direttamente dalle buste paga le somme da dare a Poste Italiane per le sanzioni, con la complicità della sindacalista che consigliava di pagare le multe, altrimenti dopo diversi provvedimenti disciplinari si poteva perdere anche il posto di lavoro.
Un giorno i due bracci destro dell’appaltante mi dissero che era inutile che mi mettevo contro Poste Italiane e contro l’appaltante in quanto erano coperti politicamente sia per il fatto che l’appaltante era il nipote dell’ex capo della polizia e dei servizi segreti Ferdinando Masone, sia perché mi fecero notare che gli appaltanti del centro sud del servizio postale in appalto facevano tutti riferimento a un ex Ministro della Giustizia e tutto ciò per incutermi paura e farmi desistere dalla mia guerra per i miei diritti.

Delle denunce dunque hanno portato a queste minacce. Denunce che tutti per legge sarebbero tenuti a fare giusto?
In teoria si, ma nella pratica non lo fa nessuno.

A quali organi hai denunciato queste irregolarità?
Sindacato Cgil; Direzione provinciale del lavoro Verona; Ispettorato del Lavoro Verona; Procura di Verona; Ministro Brunetta; Ministro Sacconi; Ministro Alfano; tutti Onorevoli e Senatori via e-mail; Consiglio Superiore della Magistratura.

Cosa ti hanno risposto al momento?
Nessuna risposta da parte di nessuno e nessun intervento è stato fatto tranne una misera ispezione da parte dell’Usl, che comunque ha portato a una denuncia penale nei confronti dell’appaltante.

E poi? Cosa è cambiato con le tue denunce?
L’unica cosa che è cambiata è che dopo che sono andato via hanno dato per la prima volta dopo 7 anni i dispositivi di protezione individuali agli autisti e hanno incaricato un addetto alla sicurezza, figura totalmente assente dal 2001 al 2007.

Passiamo al secondo aspetto di questa vicenda che ha dell’incredibile. Una volta che è stato fatto di tutto per estrometterti, prendi tutto il materiale a tua disposizione e ti rechi alla Procura della Repubblica per una denuncia. Qui come sono andate le cose?
Mi hanno voluto accompagnare i finanzieri con cui ho collaborato per mesi e la cosa strana è che mi hanno detto di consegnare e fare ratificare solo la copia che lasciavo in Procura e che la mia copia non dovevo farla ratificare. Io invece me la sono fatta ratificare senza dirgli nulla e quindi erano convinti che io non avessi alcuna ricevuta della denuncia presentata in Procura.

Quanto la politica c’entra in questa vicenda? Si parla infatti anche di coperture politiche...
Già il fatto che nessun politico mi ha voluto fare un’interrogazione parlamentare o che sia intervenuto è già un’evidente copertura politica ed entra in gioco il vecchio detto “Cane non mangia Cane” anche se il “Cane” sarebbe obbligato per legge ad intervenire. Come diceva spesso l’appaltante “Poste Italiane è un grande calderone dove tutti ci mangiano e nessuno controlla”.

E invece tu hai cercato aiuti dalla politica? Quante porte in faccia hai ricevuto e quanta disponibilità? Se puoi fai anche i nomi…
Non ho alcun problema a fare i nomi, in quanto sono loro e non io a dovermi vergognare o ad aver paura dalla giustizia.
La disponibilità c’è stata solo via e-mail da parte di esponenti di Idv che subito si è tramutata in una gran porta in faccia.
Borghesi di Idv mi aveva detto via e-mail di far pervenire tutta la mia documentazione alla sede del partito ed io, per evitare che la documentazione non arrivasse a destinazione, l’ho portata a mano fino alla sede del partito a Roma in Via Maria. Ma non solo non sono stato accolto dall’Onorevole, ma sono stato educatamente buttato fuori dalla sede del partito.
Barbato (ancora Idv) è l’Onorevole che ho chiamato al cellulare quando sono andato a protestare davanti al Parlamento, ma ha negato dicendo di non conoscermi. Quando gli ho detto che la telefonata che avevamo fatto 2 giorni prima era stata registrata ed era inutile che facesse finta di non conoscermi, allora mi ha risposto e mi ha detto che la competenza non era sua e che dovevo rivolgermi a Pedica.
Sonia Alfano (Idv) ha avuto per quasi un mese tutta la mia documentazione con tutte le mie denunce per ricevermi solo per miseri 10 minuti nei quali mi dice che la mia vicenda non e’ di competenza del Parlamento Europeo.

Da quanto tempo non ottieni una risposta? Perché pensi tu non possa (o debba) avere una risposta?
Avere una risposta negativa significherebbe omettere una denuncia con prove allegate e quindi il rischio è di ricevere una mia denuncia querela o una mia opposizione che porterebbe la risposta da negativa a positiva e, dunque, a un inizio di processo.
Il non avere alcuna risposta, per loro, è un modo per sfiancarmi e farmi uscire fuori di senno per far in modo che io faccia qualche cazzata e riversare qualcosa su di me, o di farmi desistere visto che sono anche senza soldi, e cercare di far perdere più tempo possibile affinché, anche se il processo avesse luogo, si arriverebbe a una prescrizione.

Oggi com’è la tua vita?
Secondo te com’e’ la vita di un padre di famiglia che non ha un lavoro e che cerca disperatamente di fare emergere la propria vicenda con tutti i pochi mezzi che ha a disposizione?

Come ti sei mosso e come ti stai muovendo per cercare di smuovere le acque, per far sì che le tue denunce non rimangano lettera morta?
Ho pensato da subito che il mezzo più economico sarebbe stato il passaparola per diffondere il più possibile la mia vicenda visto che nessuno mi voleva rispondere via e-mail e non sapevo a chi chiedere aiuto.
Con Facebook ho trovato lo strumento che mi serviva ed è stato un ottimo mezzo per arrivare ad avere la prima intervista in una tv locale, “Tv Alfa, e l’interessamento di tanti blogger e qualche radio antimafia.
Quanto è assurdo, secondo te, che un cittadino, solo per aver fatto nient’altro che il suo dovere, ovvero denunciare ciò che non va, oggi si ritrova in queste condizioni?
Non e’ assurdo se si pensa di stare in un sistema dittatoriale com’è oggi l’Italia, dove tutti i politici fanno il teatrino facendo finta di litigare interpretando ognuno la sua parte in questa grande soap opera in cui gli attori sono politici, magistrati, banchieri e giornalisti e gli spettatori sono il popolo italiano fesso che crede a tutto ciò che vede in tv o che legge sui giornali.
Purtroppo l’ignoranza è dilagante e, se solo gli italiani si mettessero la Costituzione e il Codice penale in mano, capirebbero che in questo Paese non viene rispettato né l’uno e né l’altro da coloro che dovrebbero essere i garanti sia della Costituzione e sia del Codice penale e parlo di tutte le correnti politiche del Parlamento, nessuna esclusa.

Pensi ancora che questo Paese sia a tutti gli effetti “democratico” e “funzionante”?
Non ho mai pensato che fosse funzionante o democratico in realtà. Ma visto che ci sono le leggi e ancora sono attuabili, nel mio piccolo pretendo che siano rispettate.

Internet è un ottimo canale per diffondere la tua vicenda. La pagina “Francesco Carbone. Il coraggio di denunciare” conta ad oggi più di diecimila fans e speriamo che quest’intervista possa servire a qualcosa. Cosa speri o pensi di ottenere? Speri un giorno si possa ottenere giustizia?
Come ho detto prima Facebook è stato un fratello per me e sicuramente avrò giustizia. E’ necessario, però, che la mia vicenda diventi di pubblico dominio.

Non devono dare risposte solo a me, ma a tutto il popolo italiano.

Aderisci al gruppo Facebook di Francesco Carbone e aiutiamo tutti, nel nostro piccolo, a far sì che la sua vicenda diventi di dominio pubblico. Facciamo in modo che la sua lotta sia la lotta di tutti! La verità non deve conoscere individualità o singoli: dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa! Tutti possiamo (e dobbiamo) essere Francesco!

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di Jessica Proni

Qualche tempo fa (10 Maggio 2008) fu invitato come ospite alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa” il giornalista Marco Tarvaglio. In quell’occasione gli venne chiesto di commentare quale fosse il tratto di novità del nostro tempo e lui, con la solita schiettezza che lo contraddistingue disse che guardando alle alte cariche dello stato che si sono succedute nella storia e vedere Schifani come seconda carica dello Stato era il maggiore tratto di novità, si chiedeva in maniera fin troppo sarcastica e ironica, chi sarebbe venuto dopo, una muffa, un lombrico…

La reazioni del Presidente del Senato fu immediata e portò Travaglio in giudizio per le “affermazioni calunniose”. All’epoca si sollevò un polverone: come era possibile che un giornalista si esprimesse in questi termini? come era possibile continuare con questo libertinismo fuori ogni controllo? E insomma da una parte e dall’altra del mondo politico si cominciò a pensare di cambiare l’assetto della Rai (13 Maggio 2008).
Schifani all’epoca chiese quasi 2 milioni di euro come risarcimento (1.780.000 €) per il danno causatogli dal giornalista. Ma questa è storia.

La notizia di ieri è invece che Travaglio secondo i giudici ha realmente utilizzato elementi diffamatori (muffa e lombrico) e quindi dovrà risarcire 16 mila euro al presidente del senato, cifra che a detta dei legali di Schifani verrà devoluta interamente in beneficenza (ammirevole). I suoi difensori si ritengono soddisfatti che i giudici hanno riscontrato la diffamazione, ma c’è un problema: per quanto Travaglio possa aver diffamato Schifani (e ci sta tutto), non si limitò a insultarlo, gli fece delle accuse precise, lui disse “o si dice che quello che scrive Lirio Abbate sono menzogne, o bisogna che il presidente del Senato chiarifichi la sua posizione rispetto ai signori della Mafia”. Questo oltre che una risonanza televisiva, Travaglio lo scrisse in un pezzo, “Scusate il disturbo” [http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1892809.html] che venne pubblicato qualche giorno prima, il 1 Maggio, sull’Unità. Accuse analoghe gli vennero rivolte dal giornale Il Fatto (risarcimento chiesto pari a 720.000 €), anch’esso denunciato in sede civile per diffamazione. Purtroppo per Schifani le accuse che i suoi legali hanno mosso “non sono gratuite bensì necessarie per rappresentare l’espressione critica del giornalista e non sconfinano nella contumelia essendo contenute nei limiti della accesa dialettica propria della dialettica trattata”, a detta della sentenza.

E’ curioso che si ritengano soddisfatti, nulla di quanto hanno chiesto è stato accolto se non quella flebile offesa di carattere personale che gli è stata, all’epoca, rivolta. è curioso come non si sia sognato minimamente di denunciare Abbate e Gomez per quello che scrivono nel loro libro (che davvero vi invito a leggere). E’ curioso che dei giornalisti che scrivono che Provenzano ha potuto continuare indisturbato la sua latitanza è solo per merito della politica non vengano mai contraddetti o non ci siano credibili opposizioni a queste accuse. Sarebbe curioso ovunque, ma forse non in Italia.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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