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Archivio di maggio 2010

di Carmine Gazzanni

Ogni tanto (se non ogni giorno) tutti dovrebbero fare una visitina sul blog di informazione cattolica “Pontifex”. Un blog che aiuta a crescere, forma e soprattutto insegna.
Oggi, infatti, troviamo un articolo,  un’intervista rilasciata da Monsignor Vincenzo Franco, vescovo Emerito di Otranto, in occasione della presentazione di Maria ad Elisabetta, ultima tappa di Maggio, mese dedicato, appunto, alla Madonna. Un’intervista molto (d)istruttiva.

In un passo Sua Eccellenza si sofferma sulla donna di oggi e, dopo aver preso visione che i tempi sono cambiati, afferma che le ”donne spesso ribelli nel nome di un femminismo esagerato, che pretende di cambiare il corso della natura e della storia. Non lo dico io, ma San Paolo: la donna sia sottomessa al marito che rimane pur sempre il capo della famiglia non per capriccio, ma per rispetto di un ordine costituito”. Dunque, le lotte per la parità dei sessi sarebbero “contronatura”, le teorie di Simon de Beauvoir, prese a modello da molte donne che in passato hanno lottato per raggiungere la tanto agognata “uguaglianza”, sarebbero carta straccia. In verità, in verità vi dico: “viva la sottomissione”.

Ma andiamo avanti. Pensate che Mussolini sia stato un dittatore, un criminale, un uomo che ha mandato a morte migliaia e migliaia di persone, che ha avuto il coraggio di dire “ho bisogno di un migliaio di morti (in realtà ne furono molti di più, ndr) per sedermi al tavolo della pace”? Sbagliato. Non è vero nulla: “Ritengo che accanto a indubbi aspetti negativi, Mussolini non ha fatto solo del male e che non sia il male assoluto il diavolo. Ogni personaggio storico va visto con pregi e difetti. Ha avuto il merito, forse anche in maniera interessata, di rispettare la Chiesa cattolica, cosa che non sempre oggi avviene”. Fa niente per le migliaia di vittime.

E ti pare che il Monsignore non dicesse la sua anche sugli omosessuali? “L’omosessualità, se tradotta in pratica, diventa una cosa contraria alla pubblica decenza e come tale ritengo opportuno che sia considerata penalmente rilevante“. Aspettando che Sua Eccellenza chiarisca cosa voglia dire “in pratica”, intanto lo ringraziamo e speriamo che vengano incarcerati tutti i rei di omosessualità.

Ricapitolando: le donne schiave, il fascismo età dell’oro, gli omosessuali il male incarnato. Aspettando teorie revisioniste anche su Topo Gigio, Maga Magò, l’automobile e l’ombrellone, vi salutiamo.
Prosit.

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di Carmine Gazzanni

Oso citarvi una frase di colui che era ritenuto un dittatore, un grande potente dittaore, e cioè Benito Mussolini. Nei suoi diari ho letto recentemente questa frase: “dicono che ho potere; non è vero. Forse ce l’hanno i gerarchi, ma non lo so. Io so solo che posso ordinare al mio cavallo di andare a destra e di andare a sinistra, e di questo devo essere contento”. Qualche giorno fa (il 27 maggio) con queste parole Silvio Berlusconi è intervenuto alla conferenza stampa del vertice Ocse. Menzionando il Duce per spiegare la sua posizione.

Citazione calzante, verrebbe da dire, quella fatta da Berlusconi. E non siamo noi che facciamo accostamenti arbitrari; è la storia, giudice imparziale, che rivela una vicinanza più concreta di quanto si possa pensare.
Ecco, allora, una breve cronistoria di decreti non proprio filo-democratici. Sono provvedimenti che prese Benito Mussolini, ma che potrebbero far pensare a “talaltri”.

Il 15 luglio 1923 un regio decreto attribuì ai prefetti la capacità di diffidare il direttore responsabile di un giornale qualora “esso recasse intralcio all’azione diplomatica del Governo nei suoi rapporti con l’estero o danneggiasse il credo nazionale o favorisse interessi stranieri”. Dopo due diffide nell’arco di un anno il giornale poteva essere chiuso. Verrebbe da pensare ad un certo ddl sulle intercettazioni.

Andiamo avanti. Il 3 maggio 1923 con un regio decreto venne rafforzato il controllo del Governo sulla magistratura. Con il testo unico del 30 dicembre 1923 venne poi abolita l’elettività dei membri del Csm. La loro nomina passò al sovrano. E nel 1924 venne abolita anche l’Associazione Nazionale dei Magistrati d’Italia e molti magistrati furono cacciati dal loro incarico.
2010. Siamo davanti a un Presidente del  Consiglio che ripetutamente offende, denigra, ridicolizza la classe dei magistrati, definita, a più riprese: “talebani”, “matti”, “metastasi della democrazia”, “plotone di esecuzione”, “mentalmente disturbati” da “turbe psichiche”, persone che mettono “in atto una persecuzione giudiziaria che porta sul’orlo della guerra civile”.

Nonostante tutto questo conosciamo la solita obiezione: in Italia non c’è affatto regime, anzi c’è fin troppa libertà, tutti hanno la possibilità di dire quello che si vuole. Lo steso Berlusconi il 5 maggio ha affermato: “Se c’è una cosa che è sotto gli occhi di tutti è che in Italia c’è fin troppa libertà di stampa
Torniamo indietro nel tempo. “La stampa più libera del mondo intero é la stampa italiana. Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; é libero perché, nell’ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione”. Siamo a Palazzo Chigi, ma non è il 2010. E’ il 10 ottobre 1928, e a parlare era Benito Mussolini.

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di Carmine Gazzanni

La crisi c’è. Dopo tanto tergiversare, dopo aver affermato che ”questa crisi economica ha come primo fattore quello psicologico, dopo  avere dato la colpa a “i media e le istituzioni economiche” che “diffondono il panico” perché “catastrofisti” , il Governo, Berlusconi e Tremonti in testa, ora cerca di adottare misure per frenare una crisi che sembra essere dilagante.

Sia chiaro, però: solo per i cittadini. A iniziare dal’Europa. Mentre i governi nazionali sono indaffarati, chi più chi meno, a trovare le migliori soluzioni anticrisi, l’Unione Europea prende provvedimenti in controtendenza: ognuno dei 733 deputati europei si vedrà aumentare di 1500 euro mensili l’indennità per i propri collaboratori, che passeranno, dunque, da un misero stipendio di 18.864 euro a 19.364. Ma non è finita qui: ogni parlamentare ha ricevuto anche uno dei nuovissimi e innovativi “iPad”. Chiaramente in regalo. Ogni iPad costerebbe circa 575 euro per un totale di quasi mezzo milione di euro.

Poi possiamo calarci nella realtà tutta italiana. Berlusconi ha affermato che “i sacrifici richiesti sono indispensabili per difendere la nostra moneta”. Ma chi sono i “soggetti” da sacrificare? Di certo non i politici che, a parte irrisori e quasi comici tagli (il 5%) non rinunceranno ai loro stipendi (si va dai 15 mila ai 17 mila euro mensili) più tutta la marea di immunità.

Le imposizioni draconiane, invece, colpiranno i servizi per i cittadini:  tagli per le scuole (che costituiscono il 20% del bilancio delle Province), per i trasporti pubblici (il 7% del bilancio delle Regioni), per la gestione dei rifiuti e del territorio (19,2% della spesa dei Comuni). Ma non è finita qui. A cadere sotto i colpi del Governo anche invalidi e istituti culturali e di ricerca.

Gli invalidi, infatti, saranno ancora più invalidati: la soglia minima di invalidità, fino ad oggi il 74%, sale all’85%. In concreto, significa che non potranno ricevere più alcuno beneficio persone affette da “sordomutismo o sordità prelinguale da perdita uditiva grave bilaterale con evidenti fonologopatie audiogene” (percentuale fissata: 80%), quelle senza un arto superiore (amputazione di braccio: 75%; assenza congenita dell’arto superiore: 75%; amputazione di spalla: 80%), malati di bronchiectasia (dilatazione irreversibile di una porzione dell’albero bronchiale: 80%), coloro che soffrono di malattia polmonare ostruttiva cronica con prevalente bronchite (75%), chi ha una tetraparesi (dal 71 all’80%) e chi deve fare i conti con  malattie con insufficienza cardiaca grave (dal 71 all’80%). Lo stesso dicasi per le persone con sindrome di Down (75%; sale al 100% solo in presenza di un ritardo mentale grave). E niente benefici anche per coloro affetti da sindrome schizofrenica con disturbi del comportamento e delle relazioni sociali e una limitata conservazione delle capacità intellettuali: la fascia prevista va dal 71 all’80%.

Diversi, invece, gli enti “inutili” ritenuti “taliabili” dal ministro Tremonti. Tra questi troviamo Istituti di ricerca riconosciuti a livello nazionale ed internazionale, come quelli dell’Isae (Istituto di Studio e Analisi Economica), di Alta matematica, Astrofisica, Oceanografia e Geofisica. A riguardo, una vera e propria mannaia colpirà Napoli: tagli alla storica Biblioteca Benedetto Croce, alla Napolinovantanove (istituto addetto alla promozione del patrimonio culturale della città partenopea), al Centro internazionale per lo studio dei papiri ercolanesi,  all’Istituto studi storici, fondato sempre da Benedetto Croce nel 1946.

E infine sarà colpito anche l’Istituto per gli Studi Filosofici, un istituto che ha ospitato convegni di filosofi del calibro di Vitiello, Cacciari, Bodei, Popper, Gadamer, Ricoeur, Berti, Losurdo, Peperzak, Kristeller, Sokal, Apel, Sini, Sylos Labini e tanti altri. “Se non ci rinnovano i contributi— ha affermato il fondatore Gerardo Marotta— dovremo chiudere anche perché non ho più niente da vendere. L’ultima follia l’ho fatta vendendo un attico di mia moglie a Roma e con quei soldi stiamo andando avanti. Stanno finendo, però”.
La situazione, dunque, è alquanto grave: quest’Istituto (come d’altronde glli altri) ha contribuito a rendere grade l’Italia e, pertanto, “non è giusto “tagliarla”, soprattutto in ragione del fatto che le 625.000 cosiddette auto blu costano annualmente a noi cittadini circa 21 miliardi di euro”. Questo si afferma nella lettera che l’Istituto invita tutti a mandare al Presidente Napolitano (invito che noi rigiriamo a voi), sperando intervenga contro un provvedimento che colpisce chi non dovrebbe colpire e salva coloro che dovrebbero (e potrebbero) più facilmente rispondere alla crisi. In primis i parlamentari stessi.
Altrimenti possiamo dire addio a questi Istituti. L’unica, in quel caso, sarebbe chiedere qualche numero telefonico a Scajola, sperando che ci sia chi paghi per qualche nuova sede. Casomai a insaputa del beneficiario.

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Ieri ho fatto una chiacchierata con un ragazzo, un omosessuale che ha deciso, nell’intervista, di restare nell’anonimato (nell’intervista ci dice anche il perchè). E’ stato davvero molto interessante parlare con lui: fa capire quanto razzismo, quanti pregiudizi, quanto bigottismo vivono in Italia. Mi spiace per chi può pensarlo, ma mi sono trovato davanti una persona che mi ha insegnato tanto, che non è affatto perversa o pedofila. Faremmo bene a cominciare a farci una domanda: dov’è la vera perversione? Nell’omosessuale o in una società che molto spesso non accetta un individuo solo perchè bollato come “diverso”? Nel 2010 chi è perverso: chi marchia o chi viene marchiato?

Sei credente?
Si, sono credente, ma certamente non sono uomo di Chiesa perché non è un istituzione che riconosce il mio orientamento sessuale.

Quindi si a Cristo, no alla Chiesa?
Il messaggio cristiano per eccellenza è “ama il prossimo tuo come te stesso”. Ora che sia un eterosessuale o un omosessuale non penso che a Cristo interessi più di tanto. Purtroppo siamo davanti ad una Chiesa che, come nel Medioevo, rimane concentrata molto spesso sul suo potere temporale, piuttosto che su quello spirituale: la Chiesa dovrebbe difendere i diritti della persona, la sua dignità, ma non lo fa , basti pensare, appunto, a omosessuali e disabili.

La Chiesa ritiene l’omosessualità una perversione. Dunque io sto parlando con un perverso?
La Chiesa accusa l’omosessuale di essere perverso, ma di perverso non c’è nulla perché perverso è qualcosa che in natura non funziona, mentre in natura l’amore tra due persone è quanto di più naturale possa esistere. Si è perversi perché non si è fini alla riproduzione. Ma se ragioniamo in quest’ottica ci scordiamo di una cosa importante: l’uomo oltre ad essere animale, è anche cultura. Innanzitutto, dobbiamo ricordare che in ambito biologico e zoologico è stato dimostrato che molti animali superiori, quindi affini all’uomo sulla scala evolutiva, sono propensi ad avere comportamenti sia eterosessuali che omosessuali. Per quanto riguarda la cultura, vedere l’atto sessuale come mera riproduzione è questa stessa una perversione perché noi non ci baseremo più, allora, su legami sentimentali, amorosi, affettuosi.

Molti ancora ritengono che l’omosessuale, oltre che perverso, sia poi anche pedofilo.
Essenzialmente si attacca l’omosessuale con l’appellativo di “pedofilo” per difendersi in maniera indiretta: è indubbio che una fetta degli uomini di chiesa abusa di minori. Spostare l’attenzione sugli omosessuali è un modo per attaccare persone che già sono facilmente attaccabili in una società che difficilmente li accetta. Non è questa stessa una “perversione”?

E lo Stato in tutto questo? Ti senti protetto e riconosciuto nello Stato?
Uno Stato che non riconosce i diritti di una persona non è uno Stato giusto: lo Stato sono anche io, quindi dovrei essere tutelato, ma anche riconosciuto: dovrei poter contrarre matrimonio e dovrei avere anche la possibilità di adottare figli. Anche perché ci sono questioni pragmatiche molto rilevanti e a cui mai nessuno risponde: è meglio far morire un bambino di fame o darlo a due gay? E’ meglio non far studiare un bambino, non garantirgli futuro perché è in orfanotrofio o è meglio che qualcuno si prenda la responsabilità di crescerlo? Una coppia omosessuale ama quanto una coppia eterosessuale. Spesso si dice, a tal proposito, che il bambino potrebbe crescere condizionato dalla presenza di due genitori omosessuali, ma non è affatto provato. D’altronde anche gli omosessuali nascono da eterosessuali.

Quanto razzismo c’è legato all’omosessualità?
Il razzismo legato all’omosessualità c’è ed è anche presente nel nostro Paese in larga misura. Io sono arrivato al punto che delle volte ho paura ad uscire di casa.

Hai vissuto episodi poco piacevoli?
Paradossalmente episodi concreti che mi hanno riguardato personalmente sono avvenuti più al Nord che al Sud, che, nell’immaginario comune, viene visto come culturalmente arretrato. Al Nord è quasi riprovevole trovarsi di fronte ad un omosessuale: siamo come gli appestati. Sono stato soggetto ad atti di aggressione, per fortuna solo verbale. Ero con il mio fidanzato, passeggiavo in pieno centro. Hanno cominciato ad offenderci con parole non molto cortesi, anche molto scontate, e pretendevano una risposta.

Quando ci si rende conto della propria omosessualità, come si reagisce?
Molti degli adolescenti che si rendono conto di essere omosessuali sviluppano alcune forme di autolesionismo,  di bulimia, di anoressia, sono spesso in cura da psicologi. Molti tentano il suicidio e ad alcuni, purtroppo, riesce anche. Perché questo? Non perché non si siano accettati, ma perché nel delicatissimo momento in cui uno si accetta, vedono che il mondo non lo accetta. Lei ci vivrebbe in un mondo in cui non viene accettato?

A te cos’è capitato?
Io ho avuto molti problemi avendo una situazione in cui sentivo spesso mio padre dire, quando uscivano per televisione omosessuali, che li avrebbe sparati. L’ho vissuta molto male, pensavo che non mi avrebbero mai accettato, e allora ho cominciato ad avere problemi di ordine psicologico: depressione,  bulimia, autolesionismo. Insomma, non ho affatto dei bei ricordi di quello che dovrebbe essere il periodo più bello della vita.

E ad oggi qual è il rapporto con i tuoi genitori?
Attualmente i miei genitori non sanno ancora che io sia omosessuale.

Come la vivi?
La vivo male perché non possono godersi parte della mia vita, però per il momento ho deciso ancora di non dirglielo, è molto difficile per me cercare di mascherare anche davanti a loro. La vivo male e fa male.

Oggi tu, però, sei fidanzato.
Si, sono fidanzato, tuttavia vivo questa storia tra quattro mura purtroppo. E’ vero: ci amiamo e questo è l’importante. Sarebbe bello, però, viverla anche fuori di casa…

Perché la scelta dell’anonimato?
Il restare anonimo non è frutto di codardia, ma purtroppo è una scelta perché in uno Stato che non mi tutela fondamentalmente ho paura.

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di Carmine Gazzanni

Le province con meno di 220 mila abitanti saranno soppresse. Questo, pare, preveda una norma tra le varie misure che Tremonti si accinge a prendere per far fronte ad una crisi evidente, ma troppo tardi palesata da un Governo che, nei fatti, si è dimostrato bugiardo.

Dunque province quali Ascoli Piceno (Marche), Matera (Basilicata), Massa e Carrara (Toscana), Biella (Piemonte), Vercelli (Piemonte), Fermo (Marche), Crotone (Calabria), Vibo Valentia (Calabria), Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte), Rieti (Lazio) e Isernia (Molise) saranno, secondo questa norma, soppresse.
Grande lo sconcerto: “le province non si toccano”, si grida anche su Facebook. Una domanda, tuttavia, è necessario che sia posta: quanto sbagliato è abolire province con meno di 220 mila abitanti? Come sempre, conviene appellarsi ai dati. Oggi abbiamo 110 province che costano circa 13 miliardi di euro all’anno. Molti potrebbero pensare che questi soldi rientrano sotto forma di servizi. E invece no: solo il 27% della somma dei bilanci; il restante 73% serve al mantenimento delle province stesse: personale, affitti, bollette, spese di rappresentanza, auto blu, ecc. (Fonte: Unione delle Province Italiane – dati del 2007).

D’altronde bisogna riflettere sul ruolo stesso della “provincia”: è una ulteriore divisione che entra in gioco qualora il territorio, sebbene la divisione regionale, rimanga ancora estremamente vasto e popoloso. Che ruolo avrebbero quelle che potrebbero essere abolite secondo questa norma se non sono, dati alla mano, né vaste, né popolose? La provincia dovrebbe essere una necessità istituzionale, non dovrebbe essere (e non è) un titolo di merito.
Siamo in un periodo di crisi ed è giusto e doveroso che le spese inutili (perché tali sono) vengano tagliate. Si potrebbe controbattere che non accadrà “e poi: perché non tagliano piuttosto il numero dei parlamentari?”, come ha affermato il Presidente della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto, Presidente della Provincia più piccola d’Italia con i suoi  80 mila abitanti (un quartiere di Roma in pratica).  Qui c’è da sottolineare una particolarità. I tagli alla politica (come noi stessi abbiamo dimostrato) sono necessari, ma attenzione a non pensare che il problema sia tutto lì: si risparmierebbe molto, ma il guadagno in questo caso comunque non sarebbe cospicuo come quello derivante dall’abolizione delle “provinciucole”. I tagli dovrebbero essere una misura innanzitutto simbolica: ciò che non si sopporta è proprio il fatto che chi dovrebbe lavorare per il bene pubblico, guadagna cifre mastodontiche cosicchè la politica rischia di diventare un affare esclusivamente individualista ed economico, il che, in un periodo di crisi, è totalmente fuori da qualsiasi ottica.

Dunque misure necessarie queste. Non è un caso che all’inizio di questa legislatura l’abolizione delle province era un punto presente in tutti (o quasi) i programmi elettorali. Una misura bipartisan. Sennonché, pian piano, la stessa maggioranza ha cominciato a fare passi indietro. E perché mai? Semplicemente perché la Lega domina in diverse province settentrionali e di certo non avrebbe rinunciato ai suoi presidi provinciali. Se infatti si va a spulciare la norma “anti-province” notiamo due particolarità:  saranno escluse le province di confine. Non sarà per caso perché le province di Belluno e Sondrio – città natale di Tremonti – alla cui presidenza siedono due leghisti, hanno rischiato di cadere con questo provvedimento, avendo meno di 220mila abitanti, ma stando al confine si “salveranno”? I dubbi sono legittimi. Dubbi che maturano anche per l’altra particolarità: perché proprio 220mila e non una cifra tonda come 250mila? La risposta la sa solo chi ha concepito la norma. Fatto sta che Lodi ne ha solo 225mila ed è leghista.

Insomma, provvedimento (purtroppo) necessario, ma che valga per tutti. Al momento la situazione è più che chiara: figli e figliastri. I figli, chiaramente, leghisti.

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di Carmine Gazzanni

Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. A meno che davanti a voi non ci sia un omosessuale: allora sì, lapidatelo.

Si potrebbe sintetizzare in questo modo la risposta del Vaticano alla proposta di depenalizzare l’omosessualità, proposta avanzata dalla Francia di Sarkozy nel novembre del 2008 e da subito osteggiata dalla Santa Sede.  L’iniziativa già due anni fa ha trovato l’appoggio, invece, di molti Paesi, non solo europei (tutti i membri dell’Ue hanno aderito), ma anche di alcuni Paesi africani che per la prima volta hanno dato il loro consenso a una proposta Onu in materia sessuale (Gabon, Repubblica Centrafricana, Capo Verde, Mauritius); ci sono poi anche molti paesi dell’Est Europa, diversi stati dell’America Latina (tra cui Brasile, Argentina, Cile, Venezuela), oltreché Giappone e Nepal.

Il Vaticano, al contrario, non ha aderito. Ieri come oggi la sua risposta è chiara e sgombra da fraintendimenti: noi non firmiamo.
I motivi? L’iniziativa lavorerebbe in favore “dello smantellamento del sistema dei diritti umani”, diceva allora il nunzio apostolico. Dichiarazione, questa, ribadita e confermata oggi: l’osservatore permanente del Vaticano presso l’Onu si è espresso contro la  proposta perchè destabilizzerebbe tutto l’humus culturale cristiano.

Dunque, meglio che soffrano, vengano arrestati o, addirittura, muoiano questi omosessuali. Perché questo, purtroppo, è ciò che avviene in molti Paesi, soprattutto africani e asiatici. 91 paesi considerano i rapporti omosessuali un reato. In molti Paesi islamici si ricorre all’impiccagione: si dice siano circa 4000 gli omosessuali giustiziati negli ultimi 30 anni in Iran. In altri Paesi è prevista per legge la pena di morte: Arabia Saudita (per via dell’applicazione della Sharia, la legge coranica), Emirati Arabi, Mauritania. In Yemen la situazione rimane drammatica: si può andare dalle cento frustate all’esecuzione capitale. In Malawi si va dai  cinque ai quattordici anni di reclusione, con pene corporali. In altri Paesi si sceglie la strada dei lavori forzati: così in Egitto, Giamaica, Monzambico, Nauru, Saint Kitts and Nevis, São Tomé and Principe.

La situazione è chiaramente, palesemente drammatica. Ma la Chiesa non può (e non vuole) opporsi. E non è la prima volta. Sempre nel 2008 (dicembre), il Vaticano non aderì alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili. E qui perché mai? Semplice: i disabili, per Nostra Madre Chiesa, non hanno diritto alla pianificazione familiare, alla “educazione riproduttiva” e ai “mezzi necessari per esercitare questi diritti” (art. 23), né tantomeno hanno diritto all’accesso ai servizi sanitari, “inclusi quelli nell’area della salute sessuale e riproduttiva” (art.25).

Insomma, tutti figli di Dio. Tutti ad eccezione di omosessuali e disabili (che andranno all’inferno). O forse dovremmo parlare di “ricchioni” e “handicappati”? Aspettiamo risposte dai prelati del Vaticano. Casomai tra un bambino e l’altro.

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di Letizia Malanga

Ho finito qualche secondo fa di perdere a PAC-MAN, sull’ultimo logotipo di Gògol; devo dire che è sempre entusiasmante aprire Gògol, ti riserva sempre qualche sorpresa. E poi si sa, il motore di ricerca Google è superato: al giorno d’oggi conviene usare il motore del ricercato…

Comunque le settimane si fanno sempre più tristi e angoscianti, cospicue di notizie che vorrei non dirvi…ma che vi dirò lo stesso.

Voglio cominciare naturalmente con una notizia che, come semrpe accade, ha sconvolto i cuori italiani: due nostri soldati sono morti a causa di un attentato nella zona di Herat, Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio. Finora sono morti 24 soldati. A quale numero decideremo di tornarcene a casa?

Per tutta la settimana ha tenuto banco il toto-Santoro; c’era chi si lamentava che un lottatore e combattente si fosse venduto per “un pugno di milioni”; c’era chi si doleva per la scomparsa dell’ultimo baluardo televisivo e c’era chi festeggiava per la sua partenza. Ora, anche a me fanno un po’ impressione tutti quei soldi, ma pensandoci bene: non se li merita? Non sono poi una liquidazione tutto sommato irrisoria rispetto a quanto avrebbe percepito altrimenti? Non è giusto dargli tutti quei soldi se l’orgoglio di resistere, la forza di lottare e il coraggio che ci ha dato finora valgono infinitamente di più? Io sto con Santoro e spero sinceramente che anche il PD si risvegli, che  mostri davvero di essere l’Alternativa tanto decantata e che consenta a Santoro non solo di rimanere in RAI, ma di farlo lavorare in santa pace. In fondo è un bene per tutti.

Ormai siamo così abituati ai film di fantascienza americani, che di fronte alla visione di Bangkok in fiamme e alle trincee in pieno centro, non ci meravigliamo per niente. Eppure sta succedendo qualcosa di scandaloso. Qualcosa che è costato la vita ad un nostro giornalista: Fabio Polenghi.

Ma sicuramente il tema più scottante è quello della legge sulle intercettazioni. Non da molto si sono scomodati anche gli USA per farci gentilmente notare che, se approvata, questa legge ci porterà oggettivamente e indiscutibilmente (per coloro che ancora non lo credono)verso la cara vecchia Dittatura. Ma è meglio ripetere bene cosa dice questa legge bavaglio. I giornalisti non possono più raccontare le intercettazioni di atti NON soggetti a segreto istruttorio (nemmeno in sintesi), pena il carcere e multe salatissime, soprattutto per gli editori (siamo al mezzo milione per intenderci). Le intercettazioni avranno un limite di tempo e a nulla servirà l’unica eccezione per la mafia e il terrorismo, perché gli intercettati non diranno ad inizio telefonata: “We pronto, salve caro intercettatore, sappi che la mia telefonata avrà sviluppi potenzialmente legati alla malavita organizzata. Ok grazie, ora comincio a parlare col mio interlocutore. Alla prossima.” Ergo, -intercettazioni, +criminali.

Ci sono poi quelle notizie che ti rendono felice, però poi arriva sempre il politico di turno a romperti le scatole: ero felicissima perché in Appello il processo sui crimini compiuti alla scuola Diaz, al G8 di Genova, aveva preso la piega giusta. Erano stati puniti tutti e 25 gli imputati (tra cui anche i più alti gradi della polizia), ma ecco arrivare Maroni che parla ancora di “fiducia” in queste persone e che consentirà loro di lavorare, nonostante tutto, per lo Stato. Mah.

Devo dire però che la notizia più scioccante della settimana, per me, riguarda il giornale “Libero”. Questi simpatici giornalisti hanno avuto la brillante idea di REGALARE, con il giornale, 6 dvd con i discorsi di Mussolini: “Il Duce, le parole, gli applausi”; forse hanno dimenticato di scrivere anche “la guerra, i morti, le leggi razziali, ancora i morti in Russia e in Africa, gli italiani presi per il culo, gli applausi che non ci sono più, il ritorno del Ducetto”; ecco così sarebbe molto meglio. Ah, e sottolineo che nel nostro ordinamento esiste ancora il reato di apologia del fascismo. No, tanto per dire.

Per concludere la solita prima parte negativa voglio porvi una domanda. Ci avevano detto che la crisi non c’era, invece c’era; ci avevano detto era finita, invece non è finita; ci avevano detto che sarebbe passata subito senza problemi, invece i problemi sono di più e più gravi di prima; ci avevano detto che non avrebbero fatto tagli e invece li faranno. Ora ci dicono che “la manovra non farà nessuna macelleria sociale”: secondo voi c’è ancora qualcuno che riesce a crederli? So che qualcuno c’è, ma non riesco a capacitarmi del suo coraggio.

E come sempre, dulcis in fundo, le buone notizie. Finalmente qualcuno in quel di Saxa Rubra ha fatto quel che andava fatto. Dopo mesi di tira e molla e  botte e risposte col Direttorissimo del Sultanonano, la mezzobusto Maria Luisa Busi ha richiesto di non andare più in video, perché a detta sua (e di molti altri evidentemente), il telegiornale è troppo fazioso e non mette in mostra il nostro vero paese. Chapeaux. È bello vedere che, da quelle parti, dalle parole qualcuno passa anche ai fatti, senza farsi intimorire dal potente di turno.

Un’altra notizia sensazionale, che secondo me è passata ingiustamente inosservata, sono le scuse della Carfagna al mondo gay. Ho sempre pensato, e continuo a pensare, che il posto da lei occupato sia totalmente immeritato e che nasconda qualcosa di molto losco sui rapporti col Sultanonano; però questo gesto, che si badi bene è ben distante dal rappresentare qualcosa di rivoluzionario, rappresenta almeno un timido passo di apertura verso la comunità gay, che a mio parere è un punto di forza di ogni società civile che si rispetti

Intanto, la primavera tarda ad arrivare.

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di Jessica Proni

Morivano il giudice Falcone, con sua moglie e la loro scorta.
Innocenti che si erano macchiati della colpa di aver compiuto il loro dovere, nulla di più nulla di meno.
Questa è l’Italia.
Non fare quello che ritieni giusto, non essere un eroe, credi ancora al senso del dovere?
Ah, allora è questo quello che ti meriti, devi essere sgozzato come un’agnello, sacrificato sull’altare, inchiodato a una croce, o magari fatto saltare in aria su un’autostrada.
Devi essere tolto di mezzo perché non si addice il tuo modo di agire, di pensare alla società in cui vivi.
Esaltati per una partita di calcio, guarda la televisione pubblica, leggi i nostri libri e i nostri giornali, sii fiero di essere italiano.
Sei una macchina educata a non avere un pensiero autonomo.
Sei stato cresciuto in logiche di disonestà e corruzione e ora perché mai devi reagire, le cose così funzionano e così continueranno a funzionare.
Non cambierà mai niente, hai solo da perderci, mai nulla da guadagnare.
Ci saranno a ogni angolo lupi pronti a sbranarti e l’unico modo per sopravvivere è sparire, nasconderti o diventare più feroce di loro.
Non alzare la testa, comunista.
Non pensare di poter dire la tua, comunista.
Stai zitto e non fare rumore, comunista.
Non credere mai che qualcosa cambierà, sei solo un comunista.
Oggi siamo noi a comandare e la mafia, il potere, la corruzione, le stragi sono cose che vanno a braccetto e che prima o poi anche tu, comunista, dimenticherai, o ti abituerai a vedere.
Non ti indignare mai.
Non sperare mai che qualcosa cambierà.
Sei solo.
Prima o poi anche tu scomparirai.
Da solo o per mano nostra.
Siamo tanti, nessuno mai ti ricorderà né seguirà il tuo esempio.
Hai paura, sei sottomesso, questa è la nostra vittoria.

Sono comunista, nella loro accezione.
Credo che questo non sia il modo giusto di vivere, credo che qualcosa possa cambiare e non ci sto a non commentare, a non dire la mia, a dimenticare il mio passato e rinunciare a un futuro diverso dal mio presente. So che non sono sola, qualcun altro ci sarà, ma saremo abbastanza?

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di Carmine Gazzanni

Sono andato a vedere le tragedie greche. Oggi sono qui a vedere la fine di una tragedia tutta siciliana: la mia”. E’ Dell’Utri a parlare, a margine dell’udienza del  processo d’appello. Ma in ogni tragedia che si rispetti, per fortuna “ci sono anche eroi: io non sono un eroe”. E allora chi sarà mai il paladino del senatore pidiellino? ”Come ho sempre detto in questo caso l’unico eroe è Vittorio Mangano”. Casomai qualcuno se ne fosse dimenticato, Dell’Utri lo ha ribadito.

Lui, sì, è un eore. Di certo non Massimo Ciancimino, su cui è meglio non lasciare commenti “perché poi sarei caustico”. Oppure Gaspare Spatuzza, perché lui dice solo “minchiate” e “fandonie”. Molto meglio, dunque, Mangano. Ma non sarà, per caso, perché sia Ciancimino sia Spatuzza parlano dei possibili rapporti tra Cosa Nostra e il duo Berlusconi/Dell’Utri?

A questo punto, allora, anche Filippo Graviano potrebbe avere le credenziali per il titolo di “eroe”. L’undici novembre 2009, infatti, il giorno della deposizione sua e del fratello Giuseppe, ha negato tutto ciò che era stato detto da Spatuzza (“Io non ho detto mai quelle parole a Spatuzza, non potevo dirle, ho tentato di spiegarlo anche ai magistrati che mi hanno interrogato in altre occasioni”). In realtà, nonostante le dichiarazioni di politici esultanti e l’editoriale di Minzolini, non c’era e non c’è da meravigliarsi: Spatuzza è “pentito”, mentre Filippo Graviano, non essendo collaboratore di giustizia, non “collabora”: è ovvio e logico che abbia negato tutto.
Ma questo, probabilmente, Dell’Utri non lo sa. Lo ammirò quasi in quella circostanza: “Sentendo la deposizione di Filippo Graviano mi è sembrato sinceramente una persona ravveduta. Mi ha colpito la dignità di questo signore, il suo mi sembra un pentimento vero, sono parole che mi hanno meravigliato”.

Dunque Mangano è un eroe, oltre che esperto stalliere. Filippo Graviano è una “persona ravveduta”. E tutti quanti gli altri pentiti che hanno parlato del senatore, fondatore di Forza Italia?

Chissà cosa direbbe, ad esempio, Dell’Utri di Antonio Calderone, boss della mafia catanese negli anni ’70. Calderone, pentito anche lui, sostenne che festeggiò il suo compleanno nel ’76 a Milano con Dell’Utri, Mangano e Nino Grado. Dell’Utri stesso, in realtà, ha confermato di aver preso parte all’incontro, ma con una singolare dichiarazione: “Proprio perché mi ero reso conto della personalità del Mangano (che rimane tuttavia un eroe, ndr) avevo un certo timore nei suoi confronti, e quando lo incontravo non lo respingevo, ma accettavo la sua compagnia. […] Nella circostanza ho pranzato con il Mangano e con queste altre persone, che egli mi avrà presentato, senza farmene i nomi”.
Chissà cosa direbbe di Calogero Ganci, uno dei protagonisti della strage di Capaci. Ganci, invece, ha affermato che dal 1986 la Fininvest avrebbe versato denaro ai corleonesi.
E ancora. C’è Filippo Alberto Rapisarda, per il quale Dell’Utri ha lavorato nel ’77-’79. I giudici affermano che in una dichiarazione “il Rapisarda aveva riferito di avere incontrato […] il Bontate e il Teresi (i capi della mafia dell’epoca, prima di Riina, ndr) e di avere appreso da quest’ultimo che stava per entrare in società con Silvio Berlusconi in un’azienda televisiva per la quale occorrevano 10 miliardi”.
C’è Totò Cancemi, capo della famiglia di Porta Nuova (la stessa di Mangano). Anche lui pentito, anche lui ha parlato dei fondi Fininvest alla mafia per installare le antenne: “Riina precisò che, secondo degli accordi stabiliti con Dell’Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, gli arrivavano 200 milioni l’anno in più rate, in quanto erano dislocate a Palermo più antenne”. Chissà cosa direbbe di lui Dell’Utri.
E infine c’è l’ex boss di Altofonte, Francesco Di Carlo, che racconta ai giudici di un incontro molto importante avvenuto, secondo il pentito, nei primi anni in un bar vicino la lavanderia di Gaetano Cinà (grande amico di Dell’Utri, e anche lui condannato, come l’amico, per associazione mafiosa): “a venirci incontro è stato proprio Dell’Utri e ci ha salutati […] Con il Grado (Nino, ndr) che si conoscevano bene hanno avuto battute di scherzo. […] Dopo un quarto d’ora, è spuntato questo signore sui 30 anni  e rotti, e hanno presentato il dottore Berlusconi a tutti”.

Ebbene si, ha ragione Dell’Utri: che tragedia!

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di Carmine Gazzanni

I cittadini italiani non vogliono la censura che scaturirebbe da questa norma. Parmalat, i fatti di Genova e tante altre inchieste esplose in questi anni sarebbero passate senza nessuna informazione se il ddl intercettazioni fosse già stato in vigore“. A dirlo sono gli organizzatori della manifestazione di oggi in Piazza Montecitorio. “Chiediamo a tutti di partecipare imbavagliati”, dicono. Questa sarà di fatto la situazione reale se questo ddl – come si pensa e come ieri ha fatto intendere Maurizio Gasparri – diventerà legge.

Ecco cosa comporterebbe in breve il ddl, mannaia per tribunali e informazione.

PER LA GIUSTIZIA. Non più soltanto “gravi indizi di reato” (come oggi), ma il pm dovrà avere anche “specifici atti d’indagine” per richiedere le intercettazioni. Basta pensarci un attimo per capire l’assurdità di questa norma: le intercettazioni vengono richieste proprio per giungere a “specifici atti di indagine”. Si sta confondendo la causa con la conseguenza.
E ancora: per ottenere l’ok all’intercettazione non basterà più il pronunciamento del gip, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti. Norma, questa, chiaramente finalizzata a rallentare le indagini.
E i tempi? Oggi le intercettazioni possono durare tutto il tempo che il PM pensa sia opportuno durino (di norma, logicamente, tutto il periodo delle indagini e, a volte, anche oltre). Con questa legge, invece, le intercettazioni potranno durare al massimo 75 giorni, 30 nella prima fase più tre proroghe da 15 ciascuna. Ma ciò è semplicemente assurdo: se un reato dura anche un anno, che senso ha intercettare solo due mesi o poco più? E’ ovvio che certamente non si potranno smascherare molte cose che avverranno passati i due mesi di intercettazioni (caso Calciopoli ad esempio: sappiamo che Moggi “interveniva” in diverse partite del campionato, a cominciare dal precampionato. Che senso avrebbe avuto intercettare solo per due mesi!?).
Infine, dulcis in fundo: l’autorizzazione alle Camere andrà chiesta anche quando si intercetta un parlamentare parlare di terzi (non più solo se ad essere coinvolto è il parlamentare stesso); e simile la questione per i preti: impossibile intercettarli senza chiedere prima l’autorizzazione alle autorità superiori (misura affascinante, visti gli ultimi casi di pedofilia. Azzeccata!)

PER LA STAMPA. Sarà impossibile informare su inchieste giudiziarie fino alla loro conclusione. Non si potranno riportare intercettazioni (si rischia addirittura il carcere se non si oblaziona; in tal caso multe salatissime fino a 5.000 euro). In pratica, non si potrà più parlare di questioni scottanti. Niente riprese e fotografie durante i processi senza il consenso di tutte le parti e vietate anche le registrazioni e riprese senza l’autorizzazione preventiva dell’interessato (la cosiddetta “norma D’Addario”).
Se oggi fosse già in vigore questa legge, noi non avremmo potuto sapere nulla del caso Cucchi, delle inchieste di Trani, dell’affaire G8, di Moggi e Calciopoli, degli orrori della clinica Santa Rita di Milano, della scalate Antonveneta e Bnl. Ma non avremmo potuto sapere alcunché dello stupro della Caffarella (e probabilmente i colpevoli starebbero ancora a piede libero) e del sequestro dell’imam Abu Omar. Solo per citare i casi più eclatanti.
Ma anche qui la ciliegina sulla torta: l’editore che pubblica articoli nei quali ci siano brani di atti o di intercettazioni, rischia addirittura di pagare fino a 464.000 Euro per ogni articolo. Ergo, con molta probabilità, la chiusura del giornale stesso (è chiaro, quindi, che nessun editore pubblicherà un articolo di tale genere).

Dunque, domani in piazza Montecitorio a Roma. Ma non solo: altre manifestazioni a Cagliari, Savona, Monza, Parma, Trieste, Palermo, Napoli e Genova. Molte, poi, le iniziative su internet. C’è la Valigia Blu che invita a mandare una lettera a Napolitano; l’appello degli editori; quello del movimento promotore del sit-in stesso di domani: “Libertà è partecipazione informata”. Il movimento ha già raggiunto 120mila adesioni, 47.000 delle quali sono adesioni su Facebook.

Oggi a Roma, dunque. Ma non finisce qui: lunedì mattina ci sarà un incontro tra editori, giornalisti, giuristi, costituzionalisti e blogger  per discutere della legge sulle intercettazioni, al Teatro dell’Angelo di Roma (organizzato sempre dal movimento “Libertà è partecipazione informata”). Tra gli altri, sono previsti gli interventi del direttore di Repubblica Ezio Mauro e di Concita De Gregorio, direttore dell’Unità. Ai lavori parteciperanno Stefano Rodotà (primo firmatario dell’appello per “Libertà e partecipazione informata“), i costituzionalisti Alessandro Pace e Giovanni Ferrara, gli editori Giuseppe Laterza e Lorenza Fazio. E ancora Oliviero Beha, Paolo Flores D’Arcais, Alessandro Gamberini.
Il mondo dell’informazione (e non solo) scende in campo perché non vuole vedersi tagliare le gambe. La nostra classe dirigente, invece, vuole – è chiaro –  abolire questo potente mezzo che smaschera il marcio in cui lei stessa è immersa. Nessuno arriva a capire che non bisognerebbe togliere il mezzo che disvela il marcio, ma dovrebbe essere il marcio ad essere eliminato.

La colpa non è dello specchio, ma di chi sta davanti”. A dire questo era Enzo Biagi.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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