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Archivio di aprile 2010

di Letizia Malanga

“Risposta non c’è o forse chi lo sa, perduta nel vento sarà…

1. Quando e come Berlusconi ha conosciuto il padre di Noemi Letizia, Elio?

2. Nel corso di questa amicizia, che il premier dice «lunga», quante volte si sono incontrati e dove e in quale occasioni?

3. Ogni amicizia ha una sua ragione, che matura soprattutto nel tempo e in questo caso – come ammette anche Berlusconi – il tempo non è mancato. Come il capo del governo descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Elio Letizia?

4. Naturalmente il presidente del Consiglio discute le candidature del suo partito con chi vuole e quando vuole. Ma è stato lo stesso Berlusconi a dire che non si è occupato direttamente della selezione dei candidati, perché farlo allora con Letizia, peraltro non iscritto né militante né dirigente del suo partito né cittadino particolarmente influente nella società meridionale?

5. Quando Berlusconi ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?

6. Quante volte Berlusconi ha avuto modo di incontrare Noemi e dove?

7. Berlusconi si occupa dell’istruzione, della vita e del futuro di Noemi. Sostiene finanziariamente la sua famiglia?

8. E’ vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l’accesso alla scena politica e questo «uso strumentale del corpo femminile», per il premier, non «impoverisce la qualità democratica di un paese» come gli rimproverano personalità e istituzioni culturali vicine al suo partito?

9. Veronica Lario ha detto che il marito «frequenta minorenni». Al di là di Noemi, ci sono altre minorenni che il premier incontra o «alleva», per usare senza ironia un’espressione della ragazza di Napoli?

10. Veronica Lario ha detto: «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile». Geriatri (come il professor Gianfranco Salvioli, dell’Università di Modena) ritengono che i comportamenti ossessivi nei confronti del sesso, censurati da Veronica Lario, potrebbero essere l’esito di «una degenerazione psicopatologica di tratti narcisistici della personalità». Quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio?

Ecco le dieci domande che “la Repubblica” ha proposto al nostro Presidente del Consiglio per un anno sul quotidiano. Quello che ci scandalizza è che dopo tutto questo tempo le risposte a queste semplici domande non sono state date, perché naturalmente ciò che è stato detto alla presentazione del libro di Bruno Vespa non serve assolutamente a niente, se non a far pensare che quelle mezze risposte nascondano una verità ben più scomoda).

Ho seguito con molto interesse la questione al “Festival Internazionale del Giornalismo”, in quanto il direttore de “la Repubblica”, Ezio Mauro, ha tenuto un incontro proprio su questo argomento. Egli innanzitutto ha citato Bobbio, che già nel 1994 aveva fatto delle domande a Berlusconi  sullo statuto del partito Forza Italia e aveva scritto una articolo intitolato “Il diritto di fare domande”. Corsi e ricorsi storici.

Non ci deve in alcun modo sorprendere il fatto che la stampa estera abbia ripreso le domande de “la Repubblica”, schierandosi dalla parte dell’informazione, in questa battaglia che ancora non ha avuto una fine. E, personalmente, non mi stupisco nemmeno del fatto che la stampa e i media italiani l’abbiano snobbata totalmente, essendo purtroppo molto occupati a nascondere le informazioni (quelle vere) e a non impensierire il potente di turno (che guarda caso è da sedici anni sempre lo stesso).

Sarò banale, forse non ha capito come funzionano le cose, eppure io resto convinta del fatto che debba essere il giornalismo a controllare i politici, non il contrario. I due poteri non possono lavorare insieme, all’unisono; entrambi sono autonomi l’uno dall’altro.

Ezio Mauro, lo scorso giovedì, insisteva su un punto: il giornalista non può accontentarsi di raccontare delle questioni solo superficialmente; esso deve scendere nella profondità della notizia, analizzarla da tutti i possibili punti di vista e fornire il quadro più veritiero delle informazioni emerse.

Nonostante tutto, se ha meritato addirittura un incontro al Festival, l’avventura delle dieci domande è riuscita ad avere un certo eco mediatico, soprattutto grazie alla rete, ma anche grazie all’interesse e all’attenzione dell’opinione pubblica. E’ soltanto da qui, infatti, che può partire un cambiamento ( che sarebbe epocale per l’Italia) atto a modificare questo monopolio del potere sull’informazione. Forse, chissà, l’avventura delle dieci domande è il segno di un risveglio delle coscienze. Un risveglio, ripeto, culturale e sociale prima ancora che politico.

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di Carmine Gazzanni

E’ necessario concorre efficacemente a promuovere le strategie per combattere gli infortuni sul lavoro”. Oggi è la giornata mondiale sugli infortuni del lavoro e il Presidente della Repubblica si augura non si debba più ricordare nessuna vittima, nessuna morte bianca, ma per questo, dice Napolitano, è necessario “radicare una cultura della legalita”, della sicurezza e della promozione del “buon lavoro” e della “buona impresa”. Tutti ce lo auguriamo. Ma, stando ai dati, l’appello di Napolitano è, al momento, più una speranza che una possibilità concreta.

I dati, infatti, non sono affatto confortanti. Iniziamo dalla situazione europea. Secondo dati Eurostat, ogni anno 5.720 persone muoiono a causa di infortuni. Il 3,2% dei lavoratori ha subìto almeno un infortunio, l’8,6 soffre di disturbi non riconosciuti. Una situazione drammatica dunque. Quasi 7 milioni di persone nell’Unione Europea ha subìto almeno un incidente. I giovani, tra l’altro, si infortunano più frequentemente dei colleghi anziani: la quota di lavoratori maschi vittime di incidenti è del 5 per cento per le persone di età inferiore ai 25 anni e diminuisce regolarmente con il crescere dell’età, fino al 2,9 per la fascia dei più anziani (55-64 anni). Anche tra le donne il tasso di infortuni raggiunge il picco massimo (2,7 per cento) nella fascia d’età più giovane, mentre dai 25 anni in poi resta costantemente al 2 per cento.

L’Italia non è certo il Paese che in Unione Europea se la passa peggio (le percentuali più preoccupanti sul tasso di infortuni in Finlandia 6,3%, Svezia 5,1% e Danimarca 4,9%), ma non c’è affatto da rilassarsi. Nel 2007 hanno perso la vita 1170 operai, più morti bianche che omicidi, quasi il doppio della Francia (che pure ha una più alta percentuale di infortuni sul lavoro), il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Passiamo al 2009. Secondo l’Inail, l’Istituto nazionale di previdenza contro l’infortunistica sul lavoro, da gennaio a giugno del 2009 sono rimasti feriti 397.980 lavoratori; in 490, invece, sono morti. La situazione non è meno preoccupante per le cosiddette “malattie sul lavoro”: da 26.500 casi del 2004 siamo arrivati ai 29.700 del 2008.

Statistiche che fanno riflettere. E intanto che la gente muore o si infortuna sul posto di lavoro, in Parlamento si continua a discutere sul disegno di legge delega sula lavoro.  Il testo, infatti, dopo che il Presidente della Repubblica non ha apposto la sua firma per la pubblicazione, ha trovato delle ipotesi di modifica nella commissione lavoro. Tra le misure del provvedimento, ricordiamo, quella che contiene le discusse norme sull’arbitrato per risolvere le controversie di lavoro, che lederebbe il rispetto dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: in caso di controversie di lavoro viene limitata la competenza del giudice e viene privilegiato il canale dell’arbitrato e della conciliazione. In altre parole, sarà possibile stabilire sin dal contratto di assunzione che qualsiasi controversia tra lavoratore e azienda venga affidata a un arbitro e non a un giudice.

D’altronde l’art.1 della Costituzione recita: “L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO…

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di Carmine Gazzanni

Forse è inutile sperare nel tanto agognato cambiamento sebbene da tutte le parti pure ci se ne riempie la bocca. La prassi, infatti, è sempre più veritiera della teoria, la sbugiarda drammaticamente nel caso questa si mostra in tutta la sua evidenza. E’ il caso di Fondi, cittadina in provincia di Latina, che, come sappiamo, si è distinta per manifeste collusioni tra membri della giunta comunale ed esponenti di cosche mafiose. Si è andati alle elezioni dopo che il Consiglio si era dimesso; cosa sarà accaduto? Assolutamente nulla. Nessun cambiamento. Cerchiamo, allora, di ricapitolare le ultime vicende per capire meglio le attuali.

L’economia locale a Fondi è fortemente legata alla produzione e alla distribuzione dei prodotti agricoli, tanto che Fondi è sede del secondo centro di distribuzione agroalimentare all’ingrosso d’Europa (M.O.F.), secondo solo a quello di Parigi, che movimenta circa 1,15 milioni di tonnellate di prodotti ortofrutticoli all’anno. Ed è proprio per questo che da tempo questa (apparente) tranquilla cittadina ha attirato a sé gli occhi e gli interessi delle organizzazioni mafiose.

Nel 2005 c’è stato un primo procedimento, denominato Damasco1, che svelò con chiarezza che in provincia di Latina la corruzione abitava (e abita tuttora) nei palazzi del potere e veste i panni della politica, sempre pronta a siglare affari con il crimine organizzato.
Il 21 settembre 2007 il pubblico ministero della Dda Diana De Martino dispose un nuovo procedimento penale contro Riccardo Izzi (consigliere di Forza Italia, ex assessore ai lavori pubblici nel comune di Fondi), Romolo Del Balzo e Massimo Di Fazio: i reati ipotizzati erano l’associazione per delinquere di stampo mafioso, l’abuso d’ufficio e la concussione. Lo stesso Riccardo Izzi, poco dopo, fu vittima di un duplice attentato incendiario alla sua autovettura. Izzi venne immediatamente interrogato dai Carabinieri: inizialmente non rivelò nulla, salvo ritrattare il giorno dopo e confessare che, nell’ultima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale  del 28 maggio 2006, aveva preso voti da organizzazioni criminali: “Se qualcuno pensa di trovare a Fondi i segni della Lupara si sbaglia di grosso. Perché la quinta mafia, così chiamano l’intreccio d’interessi tra ‘ndrangheta e camorra, è qui per investire e per farlo ha bisogno di tranquillità. Due le attrazioni che spingono questa nuova mafia a riciclare il denaro sporco nel Basso Lazio. Il mercato immobiliare che, grazie al turismo è in forte espansione, e il Mof, il mercato ortofrutticolo di Fondi, uno dei più grandi d’Europa”.
L’aria a Fondi si faceva sempre più incandescente e il perfetto di Latina, il dott. Bruno Frattasi, visto il grave pericolo di infiltrazioni mafiose all’interno del Consiglio Comunale di Fondi, l’11 febbraio 2008 insediò una Commissione di Accesso che, dopo alcuni mesi di lavoro, accertò ciò che Riccardo Izzi aveva sostenuto, e cioè che l’amministrazione comunale di Fondi era collusa con una famiglia mafiosa ritenuta la cassaforte dell’usura del basso Lazio.

Arriviamo all’otto settembre del 2008: sulla base della relazione della Commissione di Accesso, Frattasi spedisce al ministro dell’Interno Roberto Maroni una propria relazione segreta sulla presenza della Camorra e dell’Ndrangheta a Fondi, con la richiesta di scioglimento immediato del comune per infiltrazione mafiosa. Il prefetto Frattasi, però, incontra degli scogli, in particolare nella persona del senatore Claudio Fazzone,  senatore della Repubblica, potentissimo cavallo di razza del PDL, cresciuto facendo da portaborse a Nicola Mancino e che ora controlla un patrimonio di circa 50.000 voti nel Lazio. Addirittura Fazzone invoca una commissione che indaghi sul suo operato: “Credo nelle istituzioni, ma ho ragione di dubitare su quanto accaduto con la Commissione d’Accesso a Fondi. Frattasi, che contesta agli altri di non saper amministrare, da commissario del Comune di Gaeta ha redatto bilanci contestati dalla Corte dei Conti. Tutti possiamo sbagliare, ma non si danno lezioni agli altri, come fa il prefetto”. Si schiera contro Frattasi anche il presidente della provincia, Armando Cusani, anche lui in quota Pdl: “la mafia a Fondi non esiste”.
Intanto, però, si aggiungono indagini su indagini: il 6 luglio 2009 la città di Fondi viene travolta da un’altra indagine della Dia di Roma con il supporto dei Carabinieri di Latina, denominata Damasco2, che porta all’arresto di 17 persone per associazione di stampo mafioso, abuso di ufficio, corruzione e falso. Tra gli arrestati, i fratelli Carmine e Venanzio Tripodo, esponenti legati a clan della ‘Ndrangheta, alcuni dirigenti comunali e l’ex assessore di Forza Italia Riccardo Izzi.

E mentre va via via mostrandosi un saldo rapporto politica-mafia, il Governo pensa ad altro e, presumibilmente, ad altri, tergiversando sul caso “Fondi”. Il 2 ottobre 2009, proprio la mattina in cui il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto prendere la decisione definitiva sullo scioglimento della giunta di Fondi, arriva una notizia inaspettata. Un anno e 25 giorni dopo la richiesta di scioglimento del prefetto di Latina per infiltrazioni mafiose (respinta per ben due volte dal Consiglio dei Ministri), la maggioranza di centrodestra di Fondi decide di rassegnare le dimissioni, prendendo letteralmente in contropiede il governo. Domanda: perché? Le dichiarazioni che seguono aiutano a farci un’idea:  “E’ un escamotage per potersi ricandidare” (Cgil); “È una mossa mafiosa che serve a evitare lo scioglimento di un comune mafioso” (Pedica); “Se si sono dimessi, significa che il marcio c’era” (Franceschini). C’è, infatti, una profonda differenza tra il dimettersi e l’essere sciolti. Se ci si dimette, si può essere ricandidati; se la Giunta, invece, è sciolta per infiltrazioni mafiose, i membri di questa non possono godere di tale possibilità.

Arriviamo così ad oggi. Ci sono state le elezioni comunali poche settimane. Quale sarà stato l’esito di questa tornata elettorale? Ci sarà stato un segno di profondo rinnovamento? Ecco le risposte. Sindaco, con il 55,6% dei voti, è stato eletto Salvatore De Meo, titolare, nella precedente giunta, dell’assessorato all’Urbanistica. Lo stesso Assessorato che, si legge nella relazione del prefetto Frattasi, “ha oggettivamente agevolato interessi economici di Salvatore La Rosa, pregiudicato e già sottoposto a misure di sorveglianza speciale di P.S., considerato affiliato al clan Bellocco di Rosarno”.Tale comportamento gravemente omissivo – aggiungeva Frattasi – appare ripetuto anche nella vicenda della costruzione di 30 appartamenti” finiti nelle mani del clan camorristico dei Mallardo, posti sotto sequestro, 5 giorni prima delle elezioni, dalla magistratura. E, oltre al brillante e sempre attivo De Meo, ben altri dodici ex consiglieri sono stati, dodici membri di quella stessa ex giunta che doveva essere sciolta, ma ha scelto la strada delle dimissioni proprio per questo motivo: ricandidarsi e ritornare sulle stesse poltrone che aveva momentaneamente abbandonato qualche mese fa.
E Claudio Fazzone, il potente uomo del Pdl nella zona del basso Pontino? Lui è stato il più votato alle regionali laziali (28.817 preferenze, un terzo delle quali a Fondi) e certamente ricoprirà un importante ruolo nella Giunta regionale, assumendo così un terzo “lauto” incarico, oltre a quello di senatore e di presidente di Acqualatina, società che gestisce il servizio idrico nell’area pontina. Fazzone era più volte citato nella relazione Frattasi in quanto socio, con l’ex sindaco, Luigi Parisella, e un pregiudicato, di una srl (Sillo srl) “avvantaggiata da una variante al piano regolatore votata dallo stesso sindaco“. Insomma, Fondi ha scelto di tenersi la classe dirigente del Pdl collusa coi clan. In nome di un cambiamento che non ci sarà.

Ultima curiosità: a Fondi, in controtendenza con il resto dell’Italia, la percentuale dei votanti è aumentata81% contro il 75% del 2005 – ed ha registrato un plebiscito per la Polverini: 72,6%. Sarà un caso, ma l’alta percentuale di votanti contraddistingue sempre cittadine dove è alta la presenza mafiosa. Ma, probabilmente, è solo un caso. Alla faccia di Frattasi.

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Parte 1

Parte 2

Riportiamo ciò che ci ha scritto Emiliano poco fa:

Cari Carmine e Gianluca, siete stati bravissimi. Vi ringrazio. Sono io, piccolo, che imparo dalla vostra passione, dalla vostra serietà, dalla vostra voglia di lottare in favore d’una democrazia vera, per tutti. Siete un esempio meraviglioso d’impegno civile disinteressato.
Continuate così, con la vostra creatività, il vostro talento, il vostro desiderio di approfondire, informare, formare. Come Rifkin, sono convinto che “i ragazzini salveranno il mondo”. Voi siete un po’ più grandi, giovani. Se le nuove generazioni vi seguono, e se attività come la vostra si moltiplicano in ogni dove, possiamo per certo aspettarci un futuro migliore. Vi abbraccio. Con profonda ammirazione e affetto sincero. Emiliano

Lo ringraziamo di nuovo, oltre che per l’intervista, anche per il suo impegno civile.

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di Carmine Gazzanni

Checchè ne dica Cirielli, presidente Pdl in Campania che ha praticamente cancellato il merito della Resistenza elogiando solo “l’intervento americano” che “ha sancito un’alleanza che ha garantito un lungo periodo di pace e di progresso”, il 25 Aprile non può, nè ora né mai essere considerato una data come tante, né tantomeno essere cancellata. E’ la nostra data, quella italiana, data che ha segnato la fine di un regime e l’inizio di un qualcosa di nuovo, di un momento storico diverso che profumava, questa volta, di libertà.  Ma la libertà non viene regalata, va conquistata col sangue, con i sacrifici di persone che si sono rivelate profondamente, drammaticamente, terribilmente italiane.

E’ bene, allora, ricordare alcuni di costoro. Erano giovani, ragazzi e ragazze, donne, uomini, anziani che, pur appartenendo ad un ampio ed eterogeneo schieramento politico (comunisti, filo monarchici, cattolici, socialisti, azionisti) erano identificati col nome “partigiani”, nome che fa quasi paura oggi pronunciare. E invece no: dobbiamo essere coscienti che anche oggi abbiamo le nostre “Resistenze” da dover affrontare e anche noi, allora, dovremmo vestirci di vero spirito partigiano. Teniamo a mente, allora, scolpite nel cuore e nell’animo, alcune di queste lettere scritte da giovani partigiani condannati a morte:

Mario Brusa Romagnoli (18 anni):
“Papà e Mamma,
E’ finita per il vostro figlio Mario, la vita è una piccolezza, il maledetto nemico mi fucila; raccogliete la mia salma e ponetela vicino a mio fratello Filippo.Un bacio a te Mamma cara, Papà, Melania, Annamaria e zia, a Celso un bacio dal suo caro fratello Mario che dal cielo guiderà il loro destino in salvo da questa vita tremenda.
Addio. W l’Italia. Mario-Nando.
Mi sono perduto alle ore 12 e alle 12 e 5 non ci sarò più per salutare la Vittoria”

Armando Amprino (20 anni):

“Carissimi genitori, parenti e amici tutti,
devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.
Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí… Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina [...] Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri [...] Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.
Vostro figlio Armando. Viva l’Italia! Viva gli Alpini!”

Achille Barilatti (22 anni):
“Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l’Italia libera!”

Paolo Braccini (36 anni). Due giorni prima di morire il suo pensiero andò alla figlia che, di lì a poco, sarebbe diventata orfana:
“Gianna, figlia mia adorata,
è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.
Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno.
Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà sempre tutto l’infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa.
Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascierà il mio cuore.
Tua Madre resti sempre per te al di sopra di tutto.
Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre”

Dobbiamo esserne certi: queste persone sono morte per noi, hanno vissuto ore interminabili e angoscianti prima di affrontare i plotoni per rendere il Paese in cui viviamo un  Paese libero, democratico, dignitoso.
Dobbiamo essere coscienti, ancora, che non solo questi sono “partigiani”. Molti altri sono morti per lo stesso fine: per un’Italia libera. Peppino Impastato, Giuseppe Fava, Beppe Alfano, Mauro Rostagni, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti gli altri morti per combattere la mafia, anche loro sono “partigiani”, perché anche loro sono morti per combattere un potere ostile alla libertà e alla democrazia che dovrebbe (e ripeto dovrebbe) contraddistinguere il nostro Paese. Chi dunque afferma che scrivere di mafia è un modo di diffamare il proprio paese ritenendo che gente come Saviano facciano più male che bene all’Italia, chiunque esso sia non è da ritenersi ITALIANO, nè tantomeno può riempirsi la bocca di parole quali “libertà”, “dignità”, “onore”, parole che appartengono soltanto a un’Italia che crede, che lotta, che è stanca di soccombere, di vedersi sempre sopraffare da qualcuno, ieri il Fascismo, oggi le Mafie e chi le difende.

Anche oggi, dunque, dobbiamo affrontare le nostre Resistenze. Diceva Sandro Pertini: “Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. [...] E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo. Se c’è qualcuno che da’ scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!”. Parole che si commentano da sole.

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di Carmine Gazzanni

bossi_finiSi deve dimettere da presidente della Camera e, insieme a lui, ora mi aspetto che anche i suoi sottosegretari rimettano le deleghe“. Silvio Berlusconi non riesce più a sopportare i dissidenti finiani. Meglio sfiduciarli a parer suo. Questo clima rovente fa ben sperare a molti, disperare ad altri, ma ha una particolarità: non è una novità in casa Berlusconi.

Giuda, traditore, ladro e ricettatore di voti, personalità doppia e tripla”, che “per sette lunghi mesi ha messo a dura prova la pazienza mia e di tutto il governo”. Chiunque penserebbe che, probabilmente, questo è stato lo sfogo di Silvio Berlusconi di ieri o di due giorni fa nei riguardi di Gianfranco Fini. Ebbene no. Siamo nel dicembre del 1994 e queste sono le parole che pronunciò Berlusconi nei confronti non di Gianfranco Fini, allora fido alleato, ma di Umberto Bossi, oggi fido alleato. Quando si dice gli scherzi del destino.

Parti perfettamente invertite, dunque, tra il ’94 ed oggi: se ieri il problema era la Lega, oggi il problema nasce dagli ex An.
Oggi sentiamo Fini soffermarsi sul tema della giustizia, sulle misure che in tal senso il Governo vorrebbe prendere, assolutamente non condivise dai finiani: “ricordi il processo breve? Quella era un’amnistia mascherata” incalzava Fini pochi giorni fa al Convegno del Pdl, ricordando “un litigio forte” col premier; e ancora con Berlusconi: “mi devi dire che cosa c’entra la riforma della Giustizia se poi passano questo tipo di messaggi“. Ma ieri (1994) era Umberto Bossi a non condividere il programma sulla giustizia del Governo Berlusconi I: “Se arriva un avviso di garanzia di una certa gravità è probabile che il Cavaliere si faccia da parte e si vada verso un governo istituzionale”, affermava allora il senatùr. E a queste parole di Umberto Bossi, alla sua lontananza dal disegno del Governo, cosa rispondeva l’ex leader di An, oggi “dissidente” del Pdl? “Bossi e’ come un pugile all’angolo […] il governo non corre rischi, durerà per l’ intera legislatura, a dispetto dei gufi”. Leggevamo titoli come: “Fini: Umberto, spiega con chi stai“ (Corriere della Sera, 29 novembre 1994), proprio per via dell’ambiguità politica di Umberto Bossi che pareva essere sempre più vicino a Scalfaro e lontano da Berlusconi. E questo perchè “secondo Bossi Forza Italia si e’ troppo appiattita su An”.
Corsi e ricorsi storici, dunque. Solo che a parti invertite. Oggi, infatti, sentiamo Fini affermare: “appiattirsi sulle posizioni di Bossi è pericoloso, nel centrosud sono preoccupati per l’influenza della Carroccio“. Esattamente il contrario del 1994.

Ancora. Bossi risponde oggi in questo modo: “Fini ha esagerato per tanti versi, ha raccontato delle bugie […]Non dico che l’alleanza sia a rischio – continua – ma serve il federalismo. E senza riforme, c’è il rischio di elezioni anticipate“. Nel ’94, tuttavia, a parlare di “elezioni anticipate” era proprio Fini, minacciando il leader del Carroccio: “Qualora si voglia considerare aperta la verifica, allora la verifica e’ aperta… Se uno e’ capace di dar vita a un altro governo, lo faccia, altrimenti si torni a votare”.

Curioso è anche il caso del quotidiano (della famiglia) di Berlusconi. 1994. Vittorio Feltri accusava la Lega di “voltagabbanismo”, tant’è che Roberto Maroni fu costretto addirittura a scrivere una lettera al direttore, ieri come oggi, Vittorio Feltri, affermando: “Non e’ vero che io mi sono “ripentito” delle decisioni prese, e non so davvero come il suo giornale possa affermare una simile stupidaggine“, e concludendo con un consiglio: “non ci faccia rimpiangere Montanelli…“. 2010. Oggi si legge nell’articolo di Marcello Veneziani: “Ho un rispetto antico e insopprimibile per i perdenti, anche se faccio più fatica a conservare il medesimo rispetto verso chi ha calpestato le ragioni dei vinti. Fini fu commissario liquidatore dell’Msi, poi della destra e di Alleanza nazionale, infine di se stesso, almeno dentro il centrodestra. Di lui si ricordano più gli affondamenti che le fondazioni, più le bandiere che stracciò che le bandiere innalzate”. Conclusione: sbaglia chiunque non cammina lungo il sentiero deciso da Berlusconi, sia esso Bossi o Fini, sia il 1994 o il 2010.

Bossi oggi dice: “Fini presidente della Camera è un problema. Invidioso e rancoroso per le nostre ripetute vittorie, ha rinnegato il patto iniziale e non ha fatto altro che cercare di erodere ciò che avevamo costruito, attaccandoci”. Nel 1994 chi venne meno al “patto” fu proprio Umberto Bossi con tutto il suo Carroccio. E cadde il Governo.

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di Jessica Proni

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.
Questa mattina mi sono imbattuta in questa canzone di Giorgio Gaber, davvero molto attuale e mi sono fermata a pensare a quello che sta succedendo nel nostro Paese: a prescindere dalla diatriba Berlusconi-Fini che ieri, come tutti sappiamo, è sfociata in una lite “live”, il partito che ha vinto le scorse elezioni e che continua a prendere sempre più piede da diversi anni a questa parte nel nostro paese in realtà è il partito fantasma dell’Astensionismo. C’è davvero poco da dire su questo: gli Italiani sono un popolo disinteressato alla vita politica del proprio Paese e per una grossa fetta sempre crescente chiunque stia al governo non migliorerà la situazione della nostra penisola.
Ho cercato un po’ di dati che mi dessero una certa dimensione del fenomeno e guardate che ho trovato:

AFFLUENZA AL VOTO ELEZIONI POLITICHEfig1_astensione_sedd

ELEZIONI EUROPEEfig2_astensione_sedd

REFERENDUMfig3_astensione_sedd

I dati sono riferiti dal Ministero degli Interni e le ultime elezioni non hanno fatto altro che confermare la tendenza: in Toscana l’affluenza finale è stata al 61,29% contro il 71,4% del 2005 (-10,11%), nelle Marche è al 62,80%, contro il 71,48% del 2005 (-8,68%), in Calabria è stata invece del 59,25%, in Puglia invece l’affluenza è al 63,17% contro il 70,5% del 2005
La cosa drammatica in tutto questo è che bene o male il partito che finora aveva riportato il maggior numero di consensi, almeno a livello nazionale e in un numero sempre crescente di regioni (Pdl), da qualche tempo a questa parte sta entrando in una fase davvero molto particolare che minaccia di destabilizzare ancora di più l’attuale scena politico-sociale italiana. Cosa succederebbe se il PDL dovesse sciogliersi? Cosa succederebbe se Fini e Berlusconi non riuscissero a trovare un punto di comune stabilità all’interno del partito? Se il governo dovesse cadere quale alternativa avrebbero gli Italiani a Berlusconi?
Sul blog c’è tuttora un sondaggio che su questo si rivela “preveggente”: “quale potrebbe essere un’alternativa al governo Berlusconi nel 2013?“ . Fino ad ora una novantina di persone hanno risposto ed è spaventoso (ma purtroppo terribilmente reale) che al secondo posto con il 15% dei consensi ci sia un netto NESSUNO. Il sondaggio non è ancora terminato, ma le sensazioni sono chiare: anche tra chi ci segue, che comunque è una fetta attiva della cittadinanza, o quantomeno interessata, non c’è alternativa a questo modello e se questo modello cade, cade, paradossalmente, tutto: siamo nella situazione in cui, se cadesse il Governo Berlusconi, non sapremmo se esserne lieti o meno. Terribilmente preoccupante.
Gli ideali del secolo scorso ormai sono del tutto anacronistici, il modello sovietico ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, allo stesso modo quello fascista e con la caduta della prima repubblica sono scomparsi anche gli ideali bandiera di una generazione fa. Gli italiani hanno bisogno di nuove idee, nuovi ideali e perché no, anche nuovi partiti. Forse il un nuovo scenario potrà attirare a sé nuove forze e magari risollevare il Paese dalla situazione in cui si trova, ma dopotutto questi sono solo i sogni di una cittadina molto speranzosa.

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Il tarlo della lettura

(di L. Malanga)

imagesQuali sono i vostri libri preferiti? Qual è la vostra top ten? Su aNobii lo potete dire!

Questa sorta di social network dei libri è una grande biblioteca virtuale su cui si possono lasciare i commenti di tutti i libri che abbiamo letto e che tutti gli appassionati possono condividere o meno. Il bello di aNobii è proprio questo: ognuno è libero di recensire qualsiasi libro letto, di lodarlo così come di criticarlo, il tutto per la libera conoscenza di tutti gli altri membri.

Ne parlo perché da qualche mese è in libreria un libro secondo me utilissimo, appunto “aNobii. Il tarlo della lettura”, dove la bravissima Barbara Sgarzi ha raccolto su carta tutti i 100 libri più votati dagli utenti con 5 recensioni per ciascuno, naturalmente quelle a loro volta più votate. In più, per soddisfare tutti i gusti, ci regala altri 100 libri e 9 “rotte per i naviganti”. Et voilà, ne vieni fuori un libro magnifico, ricco e divertente, perché se devo essere sincera, alcuni commenti dei naviganti sono fenomenali.

In queste cinquecento pagine navigherete tra grandi classici della letteratura, opere prime, bestsellers, libri d’amore e chi più ne ha, più ne metta. Molti membri del social network si sono opposti alla realizzazione di questo libro, ma io credo che l’intento pratico perseguito sia lodevolissimo. E poi sono sicura che questo libro verrà affisso immediatamente nelle bacheche virtuali di tantissimi.

Recensire libri non è facile. Direbbe De Andrè: “C’è chi la lettura la fa per noia, o chi la scegli per professione, i lettori di aNobii né l’una né l’altra, loro lo facevano per passione”. Questa apologia non vuol significare altro che nelle recensioni dei semplici lettori si ritrova quasi sempre la vera essenza del libro: i commenti sono schietti, fulminanti, colpiscono dritto al sodo e si capiscono facilmente. Tutti i diritti d’autore di questo libro saranno devoluti a favore del Centro Chirurgico di Kabul di Emergency.

Ecco alcuni commenti:

Alcuni libri ti prendono per la manica del cappotto e tu non puoi farci proprio niente.
Lexotan (Danyta I.S.) su L’altra verità


È un capolav. Gli manca l’oro.
Federica* su L’ombra del vento

Mia nonna, in dialetto, avrebbe detto: come ciucciare un chiodo.
Blupiùblu su La solitudine dei numeri primi

Mentre scrivo siamo in 2669 ad avere questo libro su aNobii e 56 milioni in assoluto. Le librerie Ikea le vendono già con Oceano mare incorporato.
Yossarian1 (Andrea Punzi) su Oceano mare

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di Dada

bibbia-luce1GENIALE!!! Il video è tratto dalla serie televisiva “Queer as Folk”. Questo titolo nasce da un’espressione dialettale di alcune zone del nord dell’Inghilterra “there’s nought so queer as folk”, che significa “non c’è nulla di così strano come la gente, dove la parola “queer” in Inglese significa, oltre che “strano“, anche “omosessuale“. E’ la storia di cinque uomini gay ed una coppia lesbica che si è fatta notare per la descrizione del modo di vivere e del sesso gay. In Italia, naturalmente, la messa in onda della serie Tv “Queer As Folk” è stata più volte sabotata e relegata a canali satellitari e, ogni qual volta saliva l’attenzione su di essa, veniva interrotta o spostata in orari sempre più assurdi! Ma nell’articolo di ritorno di Dada, voglio collegare al video anche un’altra “pillola” sensazionale che ho trovato sempre nel mio solito girovagare nel web, ed è una fantastica lettera che affronta, anche questa, le contraddizioni della Chiesa e del Levitico, scritta da un ascoltatore di Radio Maria, in risposta ad un sacerdote che aveva affermato che l’omosessualità è un abominio. Buona lettura e buon divertimento:

Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore.
Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile.
Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio.
Fine della discussione.
Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.

-Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
-Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’ odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?
-So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.
- Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?

-Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
- Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
- Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere … La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
- Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
- In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
- Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?
So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande.
Nell’occasione, la ringrazio ancora per ricordare a tutti noi che i comandamenti sono eterni e immutabili.
Sempre suo ammiratore devoto
”.

Senza commentare affatto… e BUONA RELIGIONE A TUTTI!!!

Leggi anche: “Pontifex: i gay “vanno denunciati”. E intanto si difendono i preti pedofili

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Di seguito l’articolo di umbrialeft.it del 11 Aprile 2010:

Perugia, arrestati tre giovani in centro: scoppia la protesta. L’irritazione di palazzo dei Priori. Domani nuova riunione.

di Daniele Bovi

Hanno visto per la prima volta il loro avvocato oggi alle 15 i tre ragazzi perugini di 25, 29 e 28 anni arrestati ieri sera dagli agenti della questura di Perugia. L’accusa per loro è di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. I tre, che si trovano ora nelle camere di sicurezza della questura, sono stati anche denunciati per oltraggio e rifiuto di fornire i dati di identità personale. Il processo si terrà domani mattina alle 9 con rito direttissimo. Ieri sera sotto la questura perugina si erano riunite circa una trentina di persone tra parenti e amici dei tre.

Questa mattina invece, in una delle sale di palazzo dei Priori (sede del Comune di Perugia), erano almeno sessanta o settanta i ragazzi che hanno assistito alla conferenza stampa in cui i parenti dei tre hanno dato la loro versione dei fatti annunciando già per domani nuove iniziative di protesta. In mattinata infatti è previsto un sit-in sotto la Prefettura, mentre nel pomeriggio i ragazzi cercheranno di portare la loro voce nella sala del Consiglio comunale. Una protesta contro arresti considerati ingiusti: una “rappresaglia” per gli eventi di sabato scorso di cui molto si è parlato (per leggere clicca qui http://www.umbrialeft.it/node/34039).

I fatti. Da quanto emerge incrociando i racconti di più persone, ieri sera intorno alle 21 i tre arrestati si trovavano di fronte al bar “Mania” (tra piazza IV Novembre e la “zona rossa” di piazza Danti). Qui sono stati avvicinati da un gruppo di agenti in borghese che ha chiesto loro di fornire i documenti. A questo punto, secondo la versione dei ragazzi, visto che gli agenti non si sarebbero qualificati i tre si sarebbero rifiutati di fornire i documenti. La situazione, evidentemente non gestita benissimo, precipita in un attimo e i tre vengono ammanettati e caricati in auto direzione questura.

Secondo la versione della questura (così come riportata dall’Ansa questa mattina), i controlli sarebbero stati fatti “con la consueta professionalità”. Sempre secondo l’accusa poi i tre avrebbero anche lanciato contro gli agenti la birra che stavano bevendo. Circostanza che ovviamente i ragazzi smentiscono. Una volta in questura sono stati sottoposti a visita medica che – ha riferito la polizia – ha accertato che non avevano subito violenze di sorta ed è stato chiesto l’intervento del magistrato. Durante la conferenza stampa di questa mattina invece è stato sottolineato come uno dei tre ragazzi ha riportato la frattura di un dito causata dal tentativo di strappargli il telefonino dalla mano. “Se poi il ragazzo vorrà sporgere denuncia – ha precisato oggi l’avvocato Paola Lai – sarà lui a deciderlo”.

La dinamica dei fatti comunque sarà chiarita in modo inequivocabile dalle immagini catturate dalle telecamere che si trovano nella zona. Immagini che, secondo alcuni, dimostrerebbero l’estraneità dei tre arrestati dalle accuse che gli sono state fatte. Fatto sta però che non tutto, nel primo sabato sera con la nuova ordinanza del sindaco Boccali, è filato liscio. E da palazzo dei Priori, secondo quanto raccolto da Umbrialeft, l’irritazione per i fatti di ieri sera è notevole. Dopo l’episodio del sabato di Pasqua gli arresti di ieri sera rappresentano più un autogol che l’idea di sicurezza e di un centro “non blindato” che il sindaco Boccali ha in testa. Su richiesta del sindaco poi per domani alle 11 è stato convocato il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Lì, forse, si proverà a dare una registrata a tutta la macchina.

E sempre al sindaco si è rivolto questa mattina il padre di uno degli arrestati: “Lui (Boccali, ndr) mi ha detto, anche se non ricordo con precisione le parole – riferisce il genitore – che si tratta di un episodio increscioso, di un equivoco. A lui – prosegue il padre di uno dei tre ragazzi – ho riferito lo stupore di questa città che amo: una città la cui storia di civiltà va tutelata”. Questa mattina poi il padre di Riccardo F. ha aggiunto di aver trovato in questura, dove si era recato per portare al figlio almeno uno spazzolino, “un clima più accondiscendente rispetto a quello di ieri sera: mi chiedo perché se uno viene portato in questura deve andarci senza un avvocato”.

“Questa città – è stato poi detto sempre in conferenza stampa – sta prendendo una direzione terribile: e se fosse successo a un immigrato senza alcun sostegno? Qui non c’è nessun tipo di controllo sui controllori di questa fantomatica sicurezza”. Ora, secondo gli amici e i parenti, devono venir fuori le responsabilità: “Chi ha comandato l’azione di ieri sera se ne deve assumere la responsabilità”. “E’ stata – ha aggiunto il padre di un altro degli arrestati – una rappresaglia: ma stavolta hanno grandemente toppato”.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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