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Archivio di marzo 2010

di Carmine Gazzanni

_elezioni44Forse forse vuoi vedere che Renzo Bossi è il “meno peggio”??? Si perché, a vedere chi siederà tra i banchi dei vari consigli regionali, viene quasi da ridere. Per non piangere.

Renzo Bossi, infatti, è a tutti gli effetti consigliere regionale in Lombardia. Si, proprio lui, la “trota”, il ripetente. Proprio quel Renzo che, assieme a Roberto Cota e al padre Umberto, si era iscritto al profilo di Facebook Lega Nord Mirano in cui compariva il manifesto della Lega Nord dove c’era scritto “legittimo torturare i clandestini”, proprio quel Renzo che è stato denunciato dall’Arci per aver messo online sempre su Facebook il gioco “rimbalza il clandestino”.

Ma, come detto, probabilmente Renzo sarà il male più lieve e, forse, quasi un bene se paragonato a talaltri. Ci sarà, infatti, in queste nuove giunte grande varietà. Non mancheranno neanche questa volta “tette e culi”: eletta in Lombardia Nicole Minetti, l’igienista personale di Silvio Berlusconi, per la quale si spalancheranno le porte della politica (dopo averle spalancate sempre lei): metterà la sua grande esperienza di statista al servizio della comunità.

Ma Renzo e la stessa Nicole sono nomi migliori di molti altri. Non potevano, infatti, mancare persone implicate in processi, condannati e tutti quei politicanti che l’italiota ama votare sempre. Ed è la Campania che dà il meglio di sé in questo.

Indovinate un po’ chi è stato eletto? Lady Mastella. Proprio lei. Ex Presidente del Consiglio Regionale della Campania, di centrosinistra, viene indagata per tentata concussione, viene messa addirittura agli arresti domiciliari e poi con l’obbligo di dimora a Ceppaloni per la famosa inchiesta di Santa Maria Capua a Vetere, poi portata a Roma e infine a Napoli. Ed è un’inchiesta già giunta alle imputazioni, per cui la signora Mastella è imputata, non più soltanto indagata. Ma non è finita qui. Lady Mastella è una che non si accontenta: è stata colpita e raggiunta da un altro provvedimento giudiziario per un’altra inchiesta che riguarda altre lottizzazioni, maneggi per sistemare gente a lei vicina. Proprio per questo si è stabilito che le sue capacità delinquenziali sono talmente alte che è meglio che per un po’ non metta piede in Campania e quindi ha il divieto di dimora in Campania. Conseguentemente vive confinata a Roma in uno dei numerosi appartamenti della famiglia Mastella. Ma nonostante questo, è ugualmente stata candidata e, per di più, è stata eletta. Si capisce, ora nel centrodestra.

Sempre in Campania, poi, tra gli eletti al Consiglio regionale  c’è anche Roberto Conte, l’ex consigliere regionale dei Verdi e della Margherita, indagato, arrestato e condannato in primo grado a due anni e otto mesi per associazione camorristica e coinvolto in altri due procedimenti, di cui uno per corruzione. La sua elezione sta gettando imbarazzo nella maggioranza e interrogativi nell’opposizione. Il neo governatore ha dichiarato “che sarà rispettata la legge“: l’ex consigliere regionale infatti, con la condanna in primo grado per concorso esterno in associazione di stampo mafioso, ha avuto anche la sospensione dalle cariche elettive ma ancora la sentenza non è definitiva. Conte, dunque, risulta eletto ma non potrà sedere nei banchi del Consiglio regionale fino a quando e se non sarà assolto. A meno che non si facciano “decreti interpretativi” ad hoc.

Finito? No di certo. C’è Pietro Diodato, indagato per uno scandalo di presunti rimborsi gonfiati; c’è l’ex Sindaco di Villa Literno, comune sciolto per mafia, Enrico Fabozzi nelle file del Pd (non è indagato lui, ma di certo essere a capo di una giunta sciolta per mafia non è il massimo della sicurezza in una regione come la Campania); c’è Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani, condannato in secondo grado per peculato a un anno e cinque mesi (pena sospesa) per aver sostenuto le spese di alcune manifestazioni con la carta di credito del suo Comune. E oggi fa sapere che a dimettersi non ci pensa proprio “voglio diventare il punto di riferimento in consiglio regionale per la provincia di Salerno“. Ah, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Insomma, tanti uomini e donne da far ben sperare: probabilmente l’assenza di Cosentino (se di assenza si può parlare) non si farà sentire.

E all’appello, intanto, manca ancora la Calabria: a 48 ore dalla chiusura dei seggi, in Calabria non è ancora disponibile il dato definitivo delle regionali. Mancano all’appello una quindicina di sezioni. E Regione e Prefettura continuano a brancolare non avendo capito cosa sia successo, tant’è che si preannuncia l’intervento della Corte d’appello di Catanzaro che dopo la verifica dei verbali dei seggi procederà, la prossima settimana, alla proclamazione degli eletti. Aspettiamo con ansia i risultati sicuri: anche qui, probabilmente, ci sarà da divertirsi. Sempre per non piangere.

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di Carmine Gazzanni

Non nascondiamoci dietro ad un dito. Queste consultazioni elettorali non possono esser guardate da diverse angolazioni. Non si può perché è chiara la questione: Berlusconi ha vinto, trainato dall’apporto essenziale della Lega sicuramente, ma è sempre lui l’uomo indiscusso della politica italiana. Dall’11 a 2 da cui si partiva al 7 a 6. Certamente ha vinto alla sua maniera quanto meno poco pluralista: trasformando le elezioni in una consultazione referendaria pro o contro Berlusconi (questo, certamente, anche per l’assenza di un leader dello stesso calibro a sinistra), oscurando il più possibile i canali di informazione e, dulcis in fundo, regalando al popolo videomessaggi a reti unificate. Soltanto lui, mentre tutti gli altri partiti erano costretti a stare con le mani in mano per via della chiusura di programmi di informazione e sperare assorti in un religioso silenzio che il destino elargisse successi.

I successi di un parte, tuttavia, sono anche sempre le sconfitte dell’altra parte. Sconfitte che nascono da demeriti, da errori colossali che il Pd si intestardisce a ricommettere. A parte le roccaforti di Emilia, Umbria, Marche e Toscana sono pochissime le soddisfazioni di cui può farsi vanto questo partito. Un partito che si rivela sempre più troppo lontano dalla società civile. Ne è la riprova la vittoria (unica vera speranza) di Vendola in Puglia: vince, con il segretario di SeL, quel modo di intendere e fare la politica che lo stesso Pd voleva estromettere, voleva nascondere e distruggere perché troppo “invischiato” tra la gente e poco disponibile a trattare nel “palazzo”.

Ed è troppo facile, caro Bersani, affermare che in alcune regioni si è perso per la presenza scomoda del Movimento a Cinque Stelle perché “al Nord e soprattutto in Piemonte ci ha ‘rovinato’ togliendo voti un po’ a noi un po’ a Di Pietro”. Troppo comodo. Bisognerebbe, invece, riconoscere i propri errori e i propri sbagli: candidature come quella di De Luca e di Loiero (Presidente uscente di un Consiglio Regionale dove, su 50 Consiglieri Regionali, erano imputati o indagati o condannati in 35) non potevano affatto soddisfare il desiderio della società di un cambiamento morale oltrechè politico che il Pd, qui come altrove, si ostina, non si sa bene per quale motivo, a non offrire.

5298d896ae7a43f4b99e2a54462ee68f_mediumCi dev’essere alternativa, dev’essere garantita alternativa, quell’alternativa che non c’è o, se c’è, si fa fatica a vedere. E senza questa siamo condannati a precipitare. Siamo condannati a precipitare in un baratro in cui appare normale, quasi legittimo, che ci siano persone colluse con le criminalità organizzate nei consigli regionali e nel Parlamento; in cui appare ovvio che ci siano pressioni sulle autorità super partes che, in men che non si dica, si prostrano ai piedi del potente; in cui si accusano a priori e per parte presa magistrati che non fanno altro che il loro dovere, mentre si difendono i criminali. Si cade in un precipizio in cui regna sovrana l’ignoranza. Ignoranza di buona parte della società che parla a sproposito, pensa di conoscere, ma non sa (e non vuole sapere) nulla, si ostina a ripetere le stesse parole del loro dio in terra senza neanche pensare a ciò che si dice (è l’unica spiegazione plausibile per frasi come “Di Pietro mafioso” o “Santoro fascista”), ignoranza che porta a non ragionare. Come si può spiegare, altrimenti, che Renzo Bossi, quel ripetente di Renzo Bossi sia stato il più eletto nelle file della Lega a Brescia? Com’è possibile che sia stato votato uno che, assieme a Roberto Cota e al padre Umberto, si era iscritto al profilo di Facebook Lega Nord Mirano in cui compariva il manifesto della Lega Nord dove c’era scritto “legittimo torturare i clandestini”? Com’è possibile che sia stato votato uno che è stato denunciato dall’Arci per aver messo online sempre su Facebook il gioco “rimbalza il clandestino”? Ecco: un ripetente non può che essere votato da ignoranti.
Il razzismo, la disinformazione, la passività totale sono tutti frutti dell’ignoranza e questo Paese, dispiace ammetterlo, è ignorante!

Caro Bersani, in tutto questo, però, lei deve avere il coraggio che buona parte della malattia politica e sociale dell’Italia è da imputare alle scelte sbagliate della sinistra e, ora, del Pd, quanto mai lontano dalla gente e dalla società civile.
Adda passà a nuttata”, diceva Edoardo De Filippo. Speriamo passi, ma, al momento, la notte è nera. Troppo nera.

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di Carmine Gazzanni

03084420_alta-largePassano i giorni, ma sembra che le acque per il Vaticano diventino sempre più nere e intorbidite. E, pare, non se ne esca. Padre Federico Lombardi continua a parlare di tentativi accaniti di “coinvolgere personalmente il Santo Padre nella questione degli abusi“, ma pochi sono quelli che ci credono. E non per posizione presa, ma perché i fatti parlano da soli. Aumentano i casi, e le responsabilità stanno varcando le mura vaticane per colpire lo stesso papa, ritenuto colpevole d’aver favorito un prete pedofilo quando era arcivescovo di Monaco e mal gestito il problema come presidente dell’ex Sant’Uffizio.

Tuttavia, più che ricercare casi e notizie, o meglio prima di fare questo, vale la pena soffermarsi sul modo di funzionare della Chiesa Cattolica, penetrare l’enigma della mentalità clericale per orientarsi in questo marasma della pedofilia. La chiesa come istituzione divina si ritiene santa, al di sopra di tutto e normatrice di ogni istituzione terrena, autosufficiente ed indipendente da quanto le è esterno. La sua santità, quindi, va assolutamente difesa: atti criminosi (vedi la pedofilia) che potrebbero originare scandalo vanno coperti e risolti al proprio interno. Ne risulta, necessariamente e inevitabilmente, una mentalità chiusa, difensiva, timorosa e sospettosa d’ogni intervento esterno, che genera, forse anche “a fin di bene”, un comportamento di “santa omertà”.

E chi è che dice questo? Di certo non io, non ho alcuna autorità per fare questo. Ce lo dice la storia.
Il fatto che gli ecclesiastici abbiano pruriti pedofili fin dalla notte dei tempi è realtà storica infatti: un papa, per la precisione Leone X, emanò la Taxa Camerae, un documento vergognoso che promette il perdono in cambio di denaro ( tutti sanno che la simonia è autentico atteggiamento cristiano…).
Leggiamo allora il secondo dei 35 articoli di cui si compone la Taxa: “Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi“. Correva l’anno 1517. E la Chiesa già sapeva, eccome se sapeva.

Non c’è, tuttavia, bisogno di andare così lontano. Nel 1962 il cardinale Ottaviani redige un documento noto come Crimen Sollicitationis, ancora oggi più che valido: è il vademecum che è stato sempre seguito nei casi di pedofilia clericale, anche quelli di cui sentiamo parlare in questi giorni. Tale documento, essenzialmente, prescrive ai vescovi come comportarsi quando un sacerdote viene denunciato per pedofilia. Nel documento c’è scritto, in stampatello e ben evidente: “Servanda diligenter in archivio secreto curiae pro norma interna. Non publicanda nec ullis commentariis augenda“, tradotto: “da conservare con cura negli archivi segreti della Curia come strettamente confidenziale. Da non pubblicare, né da integrare con alcun commento“.

In pratica il Crimen stabiliva che fare se veniva fuori la notizia di un prete pedofilo. Innanzitutto, il processo al sacerdote accusato era un processo diocesano, e a condurlo era il vescovo della diocesi cui il sacerdote apparteneva. Altra prerogativa importante riportata nel documento è quella di porre sullo stesso piano violentatore e violentato, semplicemente perché la condanna è all’atto stesso, a prescindere da come questo sia avvenuto (se ci sono state violenze ad esempio). E questo perché, si legge nel Crimen, tale peccato è commesso dal sacerdote “cum impuberibus“, cioè “con” il bambino, non “contro“.

L’aspetto ancora più importante da sottolineare, oltreché sconcertante, è che, in tutti i 74 articoli di cui il documento è composto, si insiste sempre sulla segretezza. Ciò che conta è celare, nascondere, non far sapere: non c’è nulla che impedisca ai vescovi “se per caso capiti loro di scoprire uno dei loro sottoposti delinquere nell’amministrazione del sacramento della Penitenza, di poter e dover diligentemente monitorare questa persona, ammonirlo e correggerlo e, se il caso lo richiede, sollevarlo da alcune incombenze. Avranno anche la possibilità di trasferirlo …” (art.4)
E se invece c’è una denuncia al vescovo? Anche in questo caso segretezza. Viene fatto giurare a tutti di mantenere il segreto, sotto pena di scomunica. Devono mantenere il segreto i membri del tribunale diocesano che “indagano” sulla denuncia, deve mantenere il segreto l’accusato e devono mantenere il segreto anche gli accusatori e i testimoni, pena la scomunica immediata. Segreto che deve essere mantenuto anche dalla vittima ed eventuali testimoni: “Il giuramento di segretezza deve essere in questi casi fatto fare anche all’accusatore o a quelli che hanno denunciato il prete o ai testimoni“. (art.13). Ci sono, addirittura, formule precise da seguire riportate nel Crimen: “Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al corrente nell’esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente pubblicate al termine e durante il procedimento“.

Una volta concluso il processo diocesano, se c’erano prove sufficienti a condannare il prete pedofilo (e, caso strano, pare non si siano quasi mai trovate), gli atti dovevano essere trasmessi, sempre in totale segretezza, all’allora Santo Uffizio, poi divenuto Congregazione per la Dottrina della Fede (al cui capo è stato anche Ratzinger; per questo oggi risulta essere coinvolto). In caso non ci fossero prove sufficienti, gli atti dovevano invece essere distrutti.
Ma come mai così poche condanne da parte dei tribunali diocesani? Essenzialmente perchè a decidere se la denuncia è fondata o meno è l’ordinario diocesano, cioè il vescovo. Inoltre il documento prescrive: “Se comunque ci sono indicazioni di un crimine abbastanza serie ma non ancora sufficienti a instituire un processo accusatorio, specialmente quando solo una o due denunce sono state fatte, o quando invece il processo è stato tenuto con diligenza, ma non sono state portate prove, o queste non erano sufficienti, o addirittura si sono trovate molte prove ma con procedure incerte o con procedure carenti, l’accusato dovrebbe essere ammonito paternamente, seriamente, o ancora più seriamente secondo i diversi casi [...] gli atti, come sopra, dovrebbero essere tenuti negli archivi e nel frattempo dovrebbe essere fatto un controllo morale sull’accusato“. Domanda: chi decide se le prove sono consistenti e sufficienti? Sempre l’ordinario diocesano, il vescovo, che, come è capitato sempre, ricorrerà alla possibilità di insabbiare tutto trasferendo il buon sacerdote.

Questo, dunque, è il modo di trattare situazioni poco piacevoli da parte della Nostra Madre  Chiesa: nascondere, nascondere, nascondere. E intanto le vittime diventano migliaia.
Sant’Agosino diceva: “La punizione è giustizia per l’ingiusto”. E si sa, Sant’Agostino era un famoso blasfemo eretico!

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di Letizia Malanga

berlusconariomanchetteSi ride  per non piangere.

Autori di questa mega barzelletta italiana sono Giovanni Belfiori, giornalista professionista che, oltre a collaborare con il Pd, ha fondato l’agenzia di comunicazione “Officina Nuova” e Giorgio Santelli altro giornalista professionista che è uno dei fondatori dell’associazione nazionale “Articolo21. Liberi di…”. Troviamo anche le vignette di Paolo Deandrea.

Beh, questi autori semplicemente cercano di ripercorrere la carriera umoristica e piena di gaffe del nostro Presidente del Consiglio dal 1994  fino alle ultime note vicende, segnalando tutte quelle battute che lo hanno, aggiungerei purtroppo, reso famoso in tutto il mondo.

Per noi ormai le fantascientifiche esternazioni (dicesi Balle) del Presidente del Consiglio sono diventate pane quotidiano, con la conseguenza negativa, il più delle volte, di non prenderlo nemmeno più sul serio. Dico negativa perché tali aberrazioni provengono da colui che senza giri di parola, decide le sorti dell’Italia.

Cercherò di citarne tanto quanto basta.

Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava al confino”, Berlusconi rilascia questa dichiarazione durante un’intervista pubblicata da La Voce di Rimini e da The Spector.

Io il lifting non lo volevo fare. Sono stato tirato dentro a farlo. È stata Veronica a spingermi a fare il lifting” Veronica Lario: “Il lifting è stata un’idea sua” (La Repubblica, 31 Gennaio 2007)

Io penso di essere l’uomo politico più democratico che sia diventato presidente del Consiglio in Italia. Ne sono assolutamente certo” (25 Gennaio 2002)

Passerò alla storia. Preparate il monumento” (30 Maggio 2001)

Il 90% dei giornalisti italiani milita sotto le bandiere del comunismo” (L’Espresso, 11 Novembre 1994)

Berlusconi su un ennesimo stupro: “Dovremmo avere tanti soldati quante sono le  belle ragazze italiane, non ce la faremmo mai…

Durante una conferenza stampa il presidente risponde così ad una giornalista de l’Unità: “Io non parlo con i comunisti, hanno un atteggiamento pregiudiziale. Voi dovreste vergognarvi della vostra storia, e se lei non si vergogna allora è complice di cento milioni di omicidi” (La Repubblica, 24 Dicembre 2005)

Aver costruito un impero è una qualità, non un peccato: ho trasformato lo Stato e ora gli altri capi di governo mi chiedono consigli

Naturalmente tutti i ringraziamenti vanno a Silvio Berlusconi.

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di Carmine Gazzanni

23604_1318430574613_1646240409_763990_5642029_nC’è una responsabilità specifica del mondo ecclesiastico. La Chiesa dovrebbe essere la più alta autorità morale ed educativa, che predica dai pulpiti delle proprie cattedrali la purezza come principio supremo del sacerdozio. Tuttavia, si predica (più o meno) bene e si razzola male. In questo periodo, infatti, veniamo a conoscenza di scandali che definirli assurdi sarebbe un eufemismo: abusi su abusi da parte di prelati che poi vengono spostati di qua e di là per non dare nell’occhio. Il tutto nel silenzio più assoluto: l’importante è non far sfigurare l’istituzione. I bambini che hanno subito gli abusi? Ma chi se ne frega!!! Vero spirito cristiano!

E allora veniamo a sapere che, il 7 marzo, John Magee, segretario privato di ben tre papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II,che lo nominò anche Maestro di cerimonie pontificie), è stato costretto ieri a dimettersi, travolto da un’inchiesta su presunti casi di pedofilia in Irlanda.

Ma anche la Germania non è da meno. Qui lo scandalo parte da una scuola, una delle più prestigiose della Germania, nella quale “si formano i leader“. La scuola si chiama Canisius College, si trova a Berlino ed è gestita dai gesuiti. Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio di quest’anno, nel più assordante silenzio dei media italiani (chissà perché), una ventina di ex studenti hanno rivelato di essere stati vittime di sistematici abusi sessuali da parte dei sacerdoti dell’istituto. I sacerdoti accusati sono due, Peter Riedel e Wolfgang Stab, che hanno lasciato la scuola già da diversi anni, perché nel frattempo hanno fatto carriera. E’ interessante come i due hanno reagito.  Peter Riedel, che nel 1986 fu aggredito con un coltello da una delle sue vittime che in seguito si tolse la vita, non ha mai ammesso gli abusi. Tuttavia le accuse contro di lui sono pesantissime. Una delle vittime ha raccontato, tra l’altro, di un abuso avvenuto in uno scantinato nel giardino della scuola: padre Riedel lo aveva portato dentro e gli aveva ordinato di masturbarsi davanti a lui. Stab ha invece ammesso gli abusi. E non solo. Ha affermato di aver informato fin dal 1991 le autorità cattoliche tedesche dei propri crimini: 19 anni di abusi sistematici su bambini affidati alle sue cure. I vertici della scuola gesuitica, ovviamente, forse perché nel frattempo immersi in litanie, sono caduti dalle nuvole.
Ma, intanto, le denunce si moltiplicavano finchè la Conferenza Episcopale tedesca è stata costretta a prendere provvedimenti, incaricando il vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann, di aprire una sistematica inchiesta nei ranghi della Chiesa stessa e delle scuole religiose per fare luce su ogni caso di abuso e molestia sessuale. E indovinate un po’ dove si arriva? A Ratisbona. ll vescovo qui ha ammesso infatti che sono stati commessi abusi sessuali nell’ambiente del famosissimo coro di ragazzi di Ratisbona all’epoca in cui esso era diretto da George Ratzinger, fratello di Papa Benedetto XVI, che logicamente ha dichiarato di non saperne nulla. Vero spirito cristiano.

E arriviamo agli Stati Uniti. La vicenda riguarda il reverendo Lawrence C. Murphy, che aveva lavorato nella scuola dal 1950 al 1974 e che detiene il “record” di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Padre Murphy sembrava un uomo eccezionale: I genitori dei bambini lo adoravano e descrivevano la messa celebrata da padre Murphy come un grande evento spirituale. Il suo lato oscuro forse non sarebbe mai stato conosciuto se tre delle sue vittime, dopo aver lasciato la scuola, non si fossero raccontate l’un l’altro quello che avevano subito. E allora, nel 1974, un ragazzo accusò Murphy di abusi, ma Murphy, insieme ad un altro insegnante della scuola, si presentò alla polizia sostenendo che il ragazzo fosse mentalmente disturbato, e il caso fu archiviato permettendo a Murphy di continuare con i suoi religiosi abusi, fino al 1994, anno della sua morte.
Intanto le accuse continuavano ad arrivare. Insediatosi a Milwaukee il nuovo arcivescovo Weakland si era trovato per le mani questa patata bollente di Murphy. E allora l’arcivescovo scrisse al cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma risposta non arrivò. Soltanto tempo dopo rispose il Cardinal Bertone, sempre a nome della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui chiedeva di istruire i processi come previsto dal “Crimen sollicitationis”, in pratica in segretezza assoluta. Pertanto, secondo quanto si legge, padre Murphy non ricevette mai alcuna punizione o sanzione e fu trasferito in segreto in alcune parrocchie e scuole cattoliche, prima di morire nel 1998. Il tutto per via di quel silenzio “istituzionale” voluto e controfirmato da Ratzinger prima (non rispondendo mai alla lettera dell’arcivescovo) e da Bertone poi.  Comportamento da veri cristiani, insomma.

Duecento bambini abusati contano molto meno di un sacerdote dunque. E’ legittimo, pertanto, che questo continui a trascorrere beatamente la propria vita fino alla fine.
Insomma, di due l’una: o sbagliava Cristo oppure questa Chiesa è farcita di uomini che, standosene nelle loro belle cattedrali, pensano di poter fare tutto ciò che vogliono: anche molestare un bambino. La chiesa al posto del carcere, dunque.
La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è la seguente: c’è qualcuno che può definirsi davvero cristiano nell’istituzione “chiesa” se poi si fa sempre di tutto per celare, nascondere, sovvertire, insomma per salvarsi la faccia (e  pararsi il culo)? L’apparire sull’essere. Vero spirito cristiano. Il tutto a danno dei “pargoli” di cristiana memoria.

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Missione compiuta: la censura è stata bucata, né sarà mai più ammissibile concepirla perché, come sapientemente ha sottolineato Gad Lerner, “la censura crea sempre il suo antidoto“.  E l’antidoto è stato proprio ”Raiperunanotte”, una scommessa che ieri tutti noi abbiamo vinto, ha vinto la Democrazia e hanno vinto i cittadini. Già perché l’evento è stato finanziato in parte da chi ha sostenuto un’offerta affinché l’evento andasse in onda; 2,50 euro spesi per una giusta causa, per conoscere anche l’altra faccia del dibattito, per non ridursi a sentire sempre e soltanto uomini di un solo partito che con le televisioni libere fanno il loro comodo, violando la par condicio e di conseguenza anche il buon senso che non gli è mai appartenuto.

Monicelli ieri sera parlava della necessità di una “rivoluzione”. Ebbene, questa è avvenuta: se fino a ieri c’era sempre qualcuno in potere di fermarci, anche attraverso una semplice telefonata all’amico, ora non è più possibile. Cosa c’è in più rispetto a ieri allora? La coscienza! Coscienza di chi siamo, di quello che possiamo fare, coscienza del nostro Paese e del suo stato, coscienza del marcio che lo sta decomponendo a poco a poco, coscienza di paralleli storici (sottolineati egregiamente ieri sera da Santoro) che potrebbero sembrare lontani o assurdi, ma lontani e assurdi non sono.

Tutto questo è avvenuto ieri sera, a Bologna e in tutta Italia, con più di 200 piazz che seguivano l’evento. Checché ne dicano i vari Capezzone. Oggi, infatti, l’ex radicale ha affermato “La serata di ieri si e’ risolta in un poderoso flop per Michele Santoro che su Sky ha rimediato uno striminzito 2%, 450mila ascoltatori, essendo battuto perfino dalle vituperate tribune-conferenze stampa Rai, che hanno ottenuto il 3%”. Peccato si sia dimenticato che c’erano piazze intere riunite, più tutte le dirette in streaming su internet: 150 mila contatti contemporanei (il più grande evento nel web della storia italiana). Guarda un po’: più dei REALI manifestanti del Pdl.
E poi lo stesso Silvio Berlusconi. Per il presidente del Consiglio l’Agcom dovrebbe impiegare le sue forze per sanzionare “trasmissioni come quelle mandate in onda da Santoro che sono veramente inaccettabili, un obbrobrio incivile e barbaro che mette sotto accusa qualcuno accusato di tutto e di più senza la possibilità di difendersi“. Invece casomai di sanzionare Tg1 e Tg5 che hanno dedicato uno spazio eccessivo alla maggioranza a tutto discapito dell’opposizione (a tal proposito leggi: “L’informazione secondo Mr. B.”). E poi Sandro Bondi: “Che penosa tristezza assistere ad una trasmissione  nella quale tutti i campioni della disinformazione, della mistificazione, del ribaltamento della realtà, dell’offesa alla verità, dell’uso partigiano della televisione pubblica, si ergono a difensori della libertà d’informazione”.  Solito copione, insomma.

Sappiamo bene, però, che la realtà è ben diversa. Se fino a ieri si esclamava “eh si, l’ha detto la televisione!”, prendendo, quindi, tutto ciò che diceva questo grande mezzo di comunicazione come fosse oro colato, ora sappiamo di essere soggetti dotati di coscienza che non sono preformati né vogliono esserlo. Siamo soggetti coscienti del fatto che, se noi fossimo stati in piazza a Roma il 20 marzo, quando Berlusconi domandava: “Volete le risse e i pollai sulle reti tv pagate con i nostri soldi? […] Volete che in tv si facciano i processi farsa a chi non può difendersi?”, non lo avremmo di certo osannato, ma avremmo difeso il NOSTRO DIRITTO di informarci e di conoscere lo squallore della nostra stessa classe dirigente.

E siamo solo all’inizio: la rivoluzione, quella morale, coscienziale, quasi spirituale, è appena iniziata!

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di Carmine Gazzanni

PropagandaShockGli abbiamo dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni”. Questo, ricordiamo, disse Denis Verdini prima della manifestazione – farsa del 20 marzo. Verdini che, non solo è il Coordinatore Nazionale del PdL, ma, è bene ricordarlo, è anche uno dei nomi che compare nelle intercettazioni della cricca, del sistema gelatinoso, degli amici di Anemone, Balducci e Bertolaso. Uno che ha ammesso che in Abruzzo, nella costruzione di nuovi appartamenti, ci sono stati favori. Uno che è coinvolto nell’inchiesta della procura di Firenze. Ma il Pdl proprio che non vuole fermarsi in questa scala di indecenza, continua ad andare oltre mostrando che non c’è mai fine alla spudoratezza.

E allora veniamo a sapere che all’Aquila si ricevono questi volantini – scandalo (riproposti nella foto): “Il Governo del fare, la differenza che conta”. A questo punto sorge spontanea una domanda: qual è questo “fare” di cui Berlusconi parla sempre? Ecco alcune delucidazioni che pensiamo possano essere molto eloquenti.

Gli insediamenti del piano C.A.S.E., i Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili, non sono niente affatto ecocompatibili, bensì senza fogne: le acque scure vengono scaricate direttamente nel fiume Aterno. E ancora. Proviamoci a chiedere perché mai poco tempo fa gli aquilani hanno aggredito verbalmente Maria Luisa Busi, giornalista del Tg1, e inveito contro lo stesso telegiornale di Minzolini, assolutamente dimentico dei problemi post-terremoto, anzi propenso a presentare una situazione “aurea” per via dell’intervento (presunto) del Governo del fare (presunto. E cosa, secondo gli aquilani, dovrebbe essere tenuto in considerazione da quello che dovrebbe essere il telegiornale italiano più seguito ed imparziale? Ecco alcuni punti essenziali. Ad oggi su 72.200 abitanti censiti all’Aquila, il piano C.A.S.E. ne ospita 13.500, mentre i moduli abitativi provvisori (casette di legno) ne ospitano altri 3.000. In tutto, quindi, oggi sono 16.500 gli aquilani a cui ha provveduto direttamente lo Stato. Poi ci sono 27.500 abitanti che sono in autonoma sistemazione: il Governo provvederà fino al prossimo giugno – poi basta – all’erogazione di 3/4oo euro a testa; e ciascuno di costoro ha dovuto praticamente cavarsela da solo, ha dovuto trovarsi, appunto, una sistemazione autonoma. Una ragazza intervistata da “Il fatto quotidiano”, addirittura, rivela l’incredibile: “La cosa paradossale è che io da luglio dovrò cominciare a pagare il mutuo e l’impiegato di banca mi ha fatto tutti i conteggi e mi ha detto che ci sono 950 euro di interessi da pagare perché intanto sono maturati e in più se voglio avere la stessa scadenza devo pagare 150 euro in più al mese!!!”.

Ma non è finita qui. Andiamo indietro nel tempo. 15 settembre 2009. Berlusconi consegna le prime case ai terremotati e, per l’occasione, parla di “miracolo” per la tempestività dell’intervento. Sarà stato davvero così? Alcune precisazioni: le prime case, quelle che furono propagandate come qualcosa di grandioso, come, appunto, un miracolo, furono costruite con i finanziamenti raccolti dalla Provincia di Trento e dalla Croce Rossa, non dal Governo (fu, però, Berlusconi a consegnarle con tanto di diretta di Vespa che non invitò nemmeno il Presidente della Provincia di Trento). Silvio, quindi, le propagandò come frutto della sua ars divinatoria, come disse Feltri in quell’occasione: “..all’altezza di affrontare l’emergenza e di mantenere gli impegni assunti con un ottimismo sconfinante nella temerarietà!” Belle parole, peccato lontano dalla realtà. Un esempio: dopo il terribile sisma del 1980 in Campania e Basilicata, lo staff di Giuseppe Zamberletti, democristiano lombardo concreto ed efficiente, che senza essere sottosegretario a nulla, ma in veste di commissario straordinario di governo, riuscì a consegnare 150 chalet alla popolazione di Ariano Irpino, che aveva appena pianto 300 morti, riuscendo a seppellirli solo tre settimane dopo. Quando avvenne la consegna? Qualcuno dirà: sicuramente non prima di 170 giorni, altrimenti gli annunci del presidente del Consiglio e del capo della Protezione civile sarebbero nient’altro che balle. Bene, tenetevi forte: Zamberletti consegnò ad Ariano i primi prefabbricati appena 60 giorni dopo il terremoto e le 150 casette con giardino dopo soli 122 giorni, dando un tetto permanente a 450 persone: la metà dei superstiti. Cioè impiegò ben 40 giorni in meno della ricostruzione più imponente, miracolata e rapida eccetera, per fare il triplo del migliore presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni!!! (attenzione, dettaglio non da poco: il terremoto in Campania e Lucania si estese per quasi due regioni intere, fece 3 mila morti, 9 mila feriti e 300 mila sfollati).

E non è finita qui. Appena qualcuno provava e prova ad aprir bocca per contestare qualcosa o qualcuno, veniva (e viene) subito bollato come “immorale”, “blasfemo”, “scandaloso” (Vauro docet). Meno male che tempo fa (nel 1997 per la precisione), in occasione di un altro terremoto, quello dell’Umbria, “Il Giornale” della famiglia Berlusconi dimostrò tutto un altro savoir-faire:“Pensano all’arte e non ai morti”. E ce n’era anche per l’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. Aveva pianto, dunque tutti a prenderlo in giro: “Dunque anche Prodi avrebbe lacrimato? La lacrima sul viso di Prodi per l’Italia colpita dal terremoto è una puntuale lacrima antileghista oltreché una lacrima scaccia crisi”. E ancora sul Governo che inaspriva le tasse per le spese del terremoto: “Manca solo l’Iva sul terremoto. Mentre l’Italia è sotto shock per il sisma il Governo quasi di soppiatto inasprisce le imposte. Coro di critiche. Berlusconi: “Troppa pressione fiscale”. Bossi “Colpiscono il Nord”.

E se lo dice “Il Giornale” c’è da fidarsi!

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E’ terminato il sondaggio che vi avevamo proposto. Vi abbiamo chiesto: “A chi consegneresti la targa di Peggior Ministro?”. Ecco cosa avete risposto:

Frattini – Affari Esteri   0 voti

Maroni – Interni   1 voto

La Russa – Difesa   6 voti

Tremonti – Economia   2 voti

Scajola – Sviluppo Economico   1 voto

Zaia – Politiche Agricole   0 voti

Prestigiacomo – Ambiente   3 voti

Matteoli – Infrastrutture   1 voto

Sacconi – Lavoro   1 voto

Fazio – Salute   0 voti

Gelmini – Istruzione   23 voti

Bondi – Beni e Attività Culturali   3 voti

Brunetta – Pubbl. Amm.   11 voti

Carfagna – Pari Opportunità   5 voti

Meloni – Gioventù   3 voti

Calderoli – Sempl. Norm.   7 voti

Bossi – Federalismo   7 voti

Alfano – Giustizia   44 voti

Risultati che si commentano da sè: c’era da aspettarselo che Alfano e la Gelmini, tra tutti, non godessero proprio di ottima fama. Sappiamo che non era facile, ma vi ringraziamo per aver risposto in tanti! Ed ora vi invitiamo a rispondere a due domande:

- Pensi che l’esperimento di RaiPerUnaNotte debba ripetersi in futuro se assisteremo nuovamente ad una censura dell’informazione?

- Cosa risponderesti a Denis Verdini?

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Pubblichiamo un articolo che ci ha mandato nel “Dite la vostra” il nostro amico Francesco Barbaro. Una riflessione su Berlusconi ed il suo modo di fare politica. Buona lettura!

berrrrrVorrei proporre una riflessione su un episodio raccontato da Eugenio Scalfari nel suo editoriale sul quotidiano La Repubblica del giorno 14 marzo 2010.
Il giornalista ha deciso di rivelare il contenuto di una confidenza fattagli, anni prima, dal suo amico Carlo Azeglio Ciampi, allora presidente della Repubblica Italiana.
Si tratta di uno scontro avvenuto tra lo stesso Ciampi ed il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Era stata appena approvata in Parlamento la cosiddetta “legge Gasparri”. Per chi non lo ricordi, essa aumentava il limite antitrust, ovvero la percentuale massima dei proventi realizzati da un soggetto, ricavabili dal Sistema Integrato della Comunicazione (SIC): in pratica, la quantità massima di soldi guadagnabili da un’azienda televisiva, nella prospettiva di garantire il pluralismo dell’informazione. Innalzando il limite dal 20% al 30%, questa legge ha inteso rafforzare il duopolio televisivo di Rai e Mediaset, aiutando – oltre alla televisione di Stato – un’azienda televisiva privata di proprietà del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Ribadirò un concetto chiaro a tutti: abbiamo un presidente del Consiglio che abusa del proprio potere per favorire le proprie aziende. Questo si chiama “conflitto di interessi”.
Una volta approvata in Parlamento (2/12/2003), la legge Gasparri arrivò al presidente Ciampi, che doveva decidere se firmarla o rimandarla alle Camere, esercitando una propria prerogativa.
Valutando l’ingiustizia di questa legge, Ciampi volle rimandarla alle Camere, perché fosse emendata, in quanto era difettosa – insieme ad altre cose – di incostituzionalità. Era il giorno 13 dicembre 2003. Ciampi comunicò il suo proposito a Berlusconi, il quale, in un impeto di risentimento, pronunciò queste parole:

Ti rendi conto che tu stai danneggiando Mediaset e che Mediaset è una cosa mia? Tu stai danneggiando una cosa mia!

A Ciampi va riconosciuto il merito di aver risposto così:

Questo che hai appena detto è molto grave. Stai confessando che Mediaset è cosa tua, cioè stai sottolineando a me un conflitto di interessi plateale. Se avessi avuto un dubbio a rinviare la legge, adesso ne ho addirittura l’obbligo“.

Ma la mia riflessione vuole concentrarsi specificamente sulle parole del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, perché credo che esse siano di grandissimo aiuto per la comprensione psicologica di questo individuo.
Col suo atto linguistico Berlusconi ha voluto difendere il proprio interesse di fronte ad una minaccia che ad esso veniva fatta.
In una dimensione non-istituzionale e non-civica, ma squisitamente privata, la difesa del proprio interesse è sacrosanta. Sarebbe a dire che, personalmente, nessuno può portarmi via il mio pane, perché io, da privato, non lo permetterei.
Peccato che Berlusconi si trovasse a difendere un proprio interesse di fronte ad altri interessi: 1) quelli, altrettanto privati, di altre aziende concorrenti 2) quelle della comunità, che richiede leggi le quali non favoriscano uno a danno dell’altro, ma diano a tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri.
Dal caso particolare che ho voluto analizzare, si rende evidente che nella psiche dell’individuo Berlusconi la dimensione individuale è totalizzante, mentre è del tutto assente (perché repressa) la dimensione sociale; nelle visioni di Berlusconi, quindi, è assente ogni senso civico e, quindi ancora, ogni senso politico.
Berlusconi non può fare politica.
Il risultato che propongo è ovviamente già noto a tutti, perché si è reso chiaro nel tempo, dopo casi e casi di esplicita manifestazione.
Ma la gravità di questo fatto risiede nella seguente considerazione: una figura istituzionale che elimina la dimensione sociale per quella individuale è una figura criminale.
La pretesa di irrompere nella politica per corromperla a proprio vantaggio, inoltre, è riscontrabile anche nello stile conciso e concatenato delle parole di Berlusconi che ho riportato.
Rileggendole, si nota come con un passaggio logico Berlusconi sposti l’attenzione dall’oggetto (Mediaset) al soggetto (il possessore dell’oggetto, cioè se stesso). Questo passaggio è scandito dal tono interrogatorio della frase, di effetto assolutamente intimidatorio:

Ti rendi conto che tu stai danneggiando Mediaset e che Mediaset è una cosa mia?

A ciò segue un’affermazione che trae la conseguenza logica delle premesse. Viene così ribadito, ma con più forza, l’interesse del soggetto:

Tu stai danneggiando una cosa mia!”

Che un Presidente del Consiglio faccia presente il proprio interesse al Presidente della Repubblica, costituisce di per sé un atto intimidatorio, con intento di corruzione.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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