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Archivio di febbraio 2010

di Carmine Gazzanni

Mai una volta che si smentisca. Minzolini, infatti, come tutti sappiamo, dai suoi studi televisivi ha assolto l’avvocato corrotto David Mills in barba a codici penali, sentenze realmente pronunciate dai giudici e, soprattutto, al dovere di informare. Informare seriamente. L’unica logica che sembra guidare il Minzo-lingua è la logica che lega subordinato a subordinante, è la logica di chi non ha più personalità e idee proprie perché totalmente sovrastato dal padrone. La logica di uomo spolpato completamente, a cui, però, è rimasta solo la lingua, strumento formidabile, tramite il quale declama proverbiali “minchiate” (cit. Dell’Utri) a cui, tuttavia, nostro malgrado, molte persone credono.

Cerchiamo, allora, di capire cosa sia realmente successo il 25 febbraio: la Cassazione si pronuncia sul caso Mills, dopo che quest’ultimo era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per corruzione (sentenza 19 maggio 2009: Mills “ha agito certamente da falso testimone […]per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalla accuse”).  Cosa stabilisce la Cassazione allora? Di certo non assolve Mills, come osa farci credere Minzolini tramite i suoi fidi giornalistuccioli, ma conferma la consapevolezza dell’avvocato (il reato è stato commesso): qualunque persona che abbia un minimo di conoscenza giuridica sa che, se si è condannati nei primi due gradi di giudizio, il reato rimane, tanto più che Mills è stato condannato anche a pagare le spese processuali alla Presidenza del Consiglio (guarda un po’ la sorte: ha pagato al suo stesso corruttore!!!).

Il reato, tuttavia, è stato prescritto per il decorso dei termini previsti. E a chi è attribuibile tale responsabilità? Guarda guarda sempre all’attuale Presidente del Consiglio. Per capirci facciamo un passo indietro: siamo nel gennaio del 2005 e viene presentata la legge Cirielli (dal nome del deputato An Edmondo Cirielli) nata per inasprire le pene per i condannati recidivi. Ma una manina si intrufola tra le carte del deputato An e aggiunge un codicillo tramite il quale si dimezzano i termini di prescrizione per gli incensurati: per la corruzione, ad esempio, la scadenza massima scende da 15 anni a 7 e mezzo, anche senza le attenuanti generiche. Una legge fatta apposta per salvare Berlusconi e i suoi amici (al tempo ne usufruì anche Previti). Proprio per questa piccola aggiunta la legge Cirielli divenne ex Cirielli: il deputato ritirò la sua firma dal ddl commentando: “Per aiutare Previti salvano i veri delinquenti!”. Vedi Mills e l’amico Mr. B. Nulla di nuovo sotto il sole.

Una lancia a favore del nostro Presidente del Consiglio, però, la vogliamo spezzare: è un uomo tutto d’un pezzo, se dice una cosa possiamo star sicuri che poi la fa. Siamo nel marzo 2006, Berlusconi è a un convegno a Pescara e dall’alto del palco, afferma: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai saputo niente di questo ed escludo che possa essere successo, e giuro da Presidente del Consiglio, dicendo che vado a casa un minuto dopo e esco dalla politica se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600 mila dollari a questo signor Mills”.

Ecco cosa, invece, si legge nella lettera che Mills consegnò al suo commercialista Bob Drennan il 2 febbraio 2004: “Caro Bob, in breve i fatti rilevanti si possono così riassumere: nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1,5 mlioni di sterline […] proveniente dalle società di Mr. B.”. E ancora “Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B.  e loro conoscevano la mia situazione. […] sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All’incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi […]: 600 mila dollari […] mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione se ne avessi avuto bisogno.”

Quando i pm De Pasquale e Robledo scoprono la lettera convocano immediatamente Mills che viene interrogato (18 luglio 2004) per ben dieci ore. Alla fine Mills crolla. Sul verbale si legge: “Ho scritto quella lettera nel quadro di una contestazione fiscale nel Regno Unito. Dovevo spiegare per quale motivo avevo ricevuto la somma di 600 mila dollari. Non credo che occorrano molte parole: io sono stato sentito molte volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest. Pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere, laddove possibile, una certa riservatezza sulle azioni che ho comprato per lui. E’ in questo quadro che nell’autunno del’99 Carlo Bernasconi […] mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro”.

Aspettiamo che ora si dimetta, signor Berlusconi. Glielo ricordiamo noi perché dubito che glielo ricorderà Minzolingua. D’altronde si sa: le notizie al Tg1 vanno prese con le pinze. Anzi, con le Pinzolini.

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Lei è uno dei promotori di “Democrazia per l’Italia”,comitato che ha avvertito, come tanti soprattutto in questi giorni, un forte disagio sociale oltreché politico. Proprio per questo il vostro intento è quello di di fare un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con una lettera che sta raccogliendo molti consensi e, quindi, sempre nuovi firmatari.

Nella home del sito leggiamo “L’Italia che cambia”. Come intende questo cambiamento e quale pensa possa essere la direzione che bisogna imboccare?

Il cambiamento può essere possibile se in Italia si mette in moto una autentica rivoluzione democratica. Bisogna cambiare in modo radicale verso una società che consenta di passare da una democrazia rappresentativa minima ad una democrazia compiuta. Ciò vuol dire una società più equa, più giusta, più libera e solidale nei confronti delle fasce deboli della popolazione.
Il cambiamento non potrà che avere la direzione del completo rinnovamento del Paese, con una classe dirigente non più interessata al potere ed al denaro, ma all’interesse pubblico; e con dei cittadini consapevoli, istruiti, solidali, civilmente responsabili.
E’ una lunga marcia, che deve cominciare subito, più presto possibile!

La lettera che voi proponete è un segno tangibile proprio di questo cambiamento: si vuole in qualche modo tornare a legare ciò che oramai appare troppo distante l’uno dall’altro: mondo politico e società civile. Qual è stato, secondo lei, l’effetto più devastante di tale distanza quasi abissale?

La nostra lettera è il primo passo per mettere le Istituzioni di fronte alla situazione di emergenza in cui siamo. Sono necessari interventi ormai indispensabili, soprattutto nei seguenti settori: la tutela del lavoro, dei giovani, degli anziani e di tutte le fasce deboli.
Per superare la distanza tra il mondo politico (partitico) e la società civile non si  può far altro che tentare un cambiamento dal basso, perché purtroppo dall’alto, forse, non può arrivare più nulla.
L’effetto più devastante di tale distanza, che certamente è abissale, è stato quello dell’incomprensione dei bisogni effettivi dei cittadini. Un dramma che crea sfiducia e che non può far altro che determinare il declino del Paese

Nella lettera si parla delle gravi condizioni in cui versa l’Italia nell’ambito economico, politico, etico, culturale anche. Perché, secondo lei, oggi ci troviamo in una situazione così drastica? Di chi è la responsabilità?

Oggi ci troviamo in tale drammatica situazione perché da circa vent’anni la classe partitica non ha compreso i sintomi importanti del declino del Paese, e quindi non è riuscita a prendere provvedimenti adeguati. Ma c’è anche una responsabilità dei cittadini, che si sono infilati in un profilo politico e culturale di soggettivismo individualista lontano dall’interesse pubblico. I partiti sono importanti per il Paese e devono però essere sensibilizzati , mentre invece i cittadini devono esercitare un controllo democratico.

Aldo Moro diceva: “Non basta parlare per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia”. Sono parole che ancora oggi sono valide?

Certo che sono ancora valide. Sono molto attuali. Moro ci ha lasciato un grande insegnamento. Però questa esortazione implica il credere nella giustizia, e purtroppo non è sempre così.

Ieri Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini. Oggi?

Oggi c’è un bel niente. Persone di valore come quelle che avete citato, in una  società come la nostra, disattenta, pigra e interessata al potere ed al denaro, non possono più emergere. Io credo però che le potenzialità ci siano ma sono bloccate sul nascere, perché non si consente al cittadino di realizzare appieno la propria personalità.

Tutto questo malcontento, condiviso a giusta ragione da più parti, è ciò che si esprime nella lettera. Quali spera possano essere i risultati della vostra missiva al Presidente Napolitano?

Noi abbiamo tanta speranza. Il Presidente della Repubblica è uomo di cultura che appartiene alla storia più bella del nostro Paese. Non crediamo che non possa rimanere insensibile a questa situazione di emergenza. Però la nostra lettera aperta ha anche lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica. Se il Presidente non dovesse far nulla noi continueremo  lo stesso con altre iniziative finché ne avremo la forza. Certo che la delusione sarà tanta, perché quell’Istituzione ci rassicurava. Egli, nei limiti del dettato costituzionale, può fare molto pur rimanendo garante al di sopra delle vicende non sempre confortevoli dei partiti.
Il Presidente risponde ovviamente al Parlamento che lo ha eletto, ma risponde soprattutto al Paese, alla gente e alla Costituzione sulla quale ha giurato.
Questo tentativo per noi rappresenta un importante passo per avvicinare  le Istituzioni alla società civile.

Voglio ancora aggiungere che il 2 giugno è vicino: aderite, aderite, aderite!

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di Carmine Gazzanni

“La legge è uguale per tutti”. Dovrebbe essere scontato, ma in Italia, Paese in cui si scoprono sempre più politici corrotti, collusi con la mafia, la camorra ed ora pare anche con la new entry della ‘ndrangheta, pare che questo sia solo uno slogan dimenticato e impolverato che mantiene solo un ruolo ornamentale nei tribunali. Per fortuna, però, laddove delude la classe politica, arriva la società civile. E allora ecco il Popolo Viola che si rimette in gioco, si rimette in discussione per un obiettivo nobile (ma che forse sarebbe scontato in ogni Paese se non fosse l’Italia): dopo il 30 Gennaio e i sit-in in tutta Italia in difesa della Costituzione a suon di slogan quali “Abbiamo una sana e robusta Costituzione”, il 27 febbraio ci sarà a Roma una manifestazione in difesa della legge e contro il legittimo impedimento, norma già approvata che, come afferma De Magistris, è stata “confezionata ad hoc per garantire la trasformazione di Berlusconi in legibus solutus”.
Cosa prevedrebbe questa ennesima legge ad personam? Essa porterebbe a statuire l’obbligo per il giudice di riconoscere l’impossibilità a partecipare alle udienze per tutti i soggetti che stiano esercitando la funzione di governo. E’ chiaramente una legge incostituzionale, e lo è per diversi motivi: il primo comma dell´articolo 1 sancisce una presunzione “assoluta” di “legittimo impedimento” (non sarà più necessario un accertamento di fatto da parte del giudice); l’articolo 2 del disegno di legge esclude l’applicabilità della presunzione assoluta di legittimo impedimento ai giudizi penali per reati commessi dal Berlusconi (e dai ministri) nell’esercizio delle loro funzioni: guarda caso la corruzione giudiziaria nel processo Mills, i fondi neri di Mediaset sui diritti Tv – le accuse sono frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita e fondi neri in Mediatrade – qui appropriazione indebita – sono tutti reati comuni: Berlusconi potrà avvalersi, per reati in cui potrebbe incorrere chiunque, di una legge che è solo al servizio suo e dei suo fidi compagni (mi si scusi la parola); insomma, un cittadino più uguale degli altri! Ancora: secondo il disegno di legge il regolare corso del processo penale verrebbe legittimamente ostacolato per via delle doverose funzioni di governo. Come già stabilirono i giudici nel caso Previti, se l’esercizio della funzione giurisdizionale non prevale aprioristicamente sulla politica, è altrettanto vero che, a sua volta, la politica non può prevalere aprioristicamente sull’esercizio della funzione giurisdizionale. E se a fare un legge in questo senso è lo stesso politico beneficiario, è evidente che si può a giusta ragione parlare di “legge ad personam”.
Il viola sembra illuminare la fanghiglia, il marcio dilagante che, ci stiamo rendendo conto, caratterizza la nostra classe dirigente italiota. Come ha affermato sempre De Magistris “adesso è il momento della protesta e della proposta, dell’iniziativa pubblica, della partecipazione civile, del coraggio del possiamo cambiare”, soprattutto per le leggi ad personam, ma non solo: la situazione (semmai era possibile) è peggiorata rispetto al 5 dicembre. Soprattutto per il legittimo impedimento, ma non solo: si fa sempre più evidente l’intenzione di metter mano al ddl sulle intercettazioni che porterebbe alla morte non solo di molte indagini, ma anche dell’informazione. E poi “sistemi gelatinosi” di favori e appalti che praticamente hanno portato ad annullare un sano e libero mercato; ancora collusioni con mafia, camorra e ora anche ‘ndrangheta (vi consiglio di leggere le intercettazioni a tal proposito tra il senatore del Pdl Nicola Paolo Di Girolamo – definito addirittura “schiavo” e “portiere” – e Gennaro Mokbel, uomo alle dirette dipendenze del boss Antonio D’Inzillo).
In una situazione così drammatica, resa ancora più tale dai tentativi quasi comici di Berlusconi che vuole mascherare tutto questo con trovate pubblicitarie come “i paladini della libertà”, l’unica luce di speranza è la luce viola. Impegniamoci a non farla spegnere. Tutti in piazza il 27 febbraio. In difesa della legalità. In difesa dell’Italia e degli italiani, contro coloro che si spacciano tali.

Vedi anche“Lo Specchio intervista il Popolo Viola” e “No-B Day: volti noti per Lo Specchio”

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di Antonella Spinelli

copertina_ilgattopardoGiuseppe Tomasi di Lampedusa  con un romanzo la cui stesura impegnò gli ultimi anni della sua vita e che, con suo profondo rammarico, l’autore non riuscì a vedere pubblicato – uscì postumo nel 1958 – ci regala uno splendido affresco fatto di tormenti, malinconia, e pessimismo condito con gli ultimi sprazzi di vita di una nobiltà ormai in inarrestabile declino.

È il maggio del 1860 e il regno borbonico sta per assistere all’inizio tangibile della sua fine, suggellata dallo sbarco dei garibaldini a Marsala. L’aristocrazia siciliana è in subbuglio, si teme che i privilegi secolari possano essere spazzati via all’improvviso. Eppure, in una di queste famiglie, le reazioni all’evento sembrano andare controcorrente.

Il principe Fabrizio di Salina, il pilastro del romanzo, decide di non fuggire via dalla nuova realtà ma di assecondare i tempi. Il breve dialogo col nipote pronto ad arruolarsi nelle fila degli attentatori della monarchia borbonica gli fanno aprire gli occhi verso la rivoluzione che andava profilandosi. Ed è proprio dalla celeberrima frase pronunciata da Tancredi “Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi” che il principe, con distacco e senso critico, dà avvio al fluire delle proprie riflessioni che si diramano via via lungo tutto il romanzo; riflessioni e scelte apparentemente controverse, attraverso le quali è possibile cogliere il senso del passaggio di testimone, il momento di transizione che il protagonista, così come l’Italia intera, stava vivendo.

Ma ci fu davvero il cambiamento o meglio, il rinnovamento, tanto celebrato?

Il pessimistico sguardo del principe sulla vita e sulla storia, la sua ironia tagliente nei confronti degli homini novi dei quali, tuttavia, avalla la scalata sociale, parla chiaro: “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”.

Il principe si avvia verso il tramonto e, con lui, il regno borbonico.

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Si è chiuso anche il sondaggio di questa settimana. Vi avevamo chiesto: “Quale tra questi programmi di informazione guardi con maggiore interesse?”. Ecco come avete risposto:

Porta a porta   2 voti

Ballarò   10 voti

Annozero   33 voti

Report   11 voti

Presa diretta   2 voti

L’infedele   1 voti

Tetris   10 voti

L’ultima parola   0 voti

Matrix   1 voti

Il fatto del giorno   0 voti

Sono risultati che si commentano da sè!!!

Vi invitiamo a partecipare al sondaggio di questa settimana: “A chi consegneresti la targa di Peggior Ministro???”. Ne vedremo delle belle….Votate votate votate!!!!!

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di Carmine Gazzanni

C’è chi, comunque vada, ti stupisce sempre. Come, ad esempio, giornalisti (o presunti tali) quali Feltri & co. Pensavamo, infatti, che ci fosse un limite all’indecenza della mala informazione italiana. Ci sbagliavamo. Periodo tesissimo questo che stiamo vivendo: il cosiddetto “sistema gelatinoso” sta pian piano venendo fuori con tutto il corredo di cognati, soci, fratelli, amici di amici, parenti alla lontana, insomma sta venendo fuori quella “famiglia allargata” che godeva di tutti i benefici degli appalti mentre Bertolaso, poverino, non sapeva, dormiva o era indaffarato con qualche massaggio (così pare si dica ora) extra.

E mentre l’Italia veniva a conoscenza del “sistemone”, ecco il colpo di genio di alcuni quotidiani. “Libero” e “Il giornale”, infatti, dedicano paginoni a un fatto a loro detta sensazionale. Addirittura il quotidiano di Feltri dedica una prima pagina a questa notizia che non può essere altro che una “bomba” se è ritenuta degna di cotanta importanza. Quale sarà mai questo scoop allora da essere più sensazionale del “sistema gelatinoso”? Ecco la notiziona: la lettera che Marco Travaglio ha scritto a Michele Santoro. Conosciamo bene i motivi della missiva nella quale si analizza ciò che è avvenuto nell’ultima puntata di “Annozero”: il direttore guarda caso proprio di “Libero”, Maurizio Belpietro, e il vicedirettore guarda caso proprio de “Il giornale“, Nicola Porro, mentre si stava parlando delle truffe e degli appalti pilotati della Protezione Civile di Bertolaso, hanno messo in mezzo questioni riguardanti il giornalista ospite fisso di Santoro, questioni su cui Travaglio già più e più volte si è difeso e discolpato. E allora? Perché questi articoloni, addirittura anche in prima pagina? Titoli quali: “Travaglio minaccia Santoro”, “Lo spirito fascistello del pm Travaglio”, “Quella conoscenza scomoda che lo manda in bestia” che senso dovrebbero avere? Ecco: nulla, anche perché, nella lettera, Travaglio invita solo Santoro a far si che il dibattito ci sia, ma sui temi trattati, non su temi vecchi, personali e per di più falsi.

Eppure Travaglio lo sa: i presunti giornalisti come Belpietro e Porro non sono nuovi a questi attacchi, dimostrando di non saper far altro che andare sul personale, offendere, inventare e riportare notizie impolverate. E tutto questo perché? Per cercare, almeno qualche volta, di poter dire “hai visto?? Siamo noi ora che abbiamo ragione! Siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico!”. Sarebbe meglio che questi avessero del sale in zucca più che il tanto bramato coltello perché basta ragionare un poco, riportare notizie, quelle vere, per mostrare che il loro non è giornalismo, ma gretto servilismo.

E non sono nuovi, come già detto, tali quotidiani a questa politica. Così è stato per Boffo: Feltri, infatti, attaccò l’ex direttore dell’Avvenire perchè si era schierato contro la condotta immorale di Berlusconi nel caso “puttanopoli”, riportando la notizia dell’omosessualità di Boffo e della sua aggressione nei confronti dell’amante del suo fidanzato. Ora, che Boffo avesse colpa è certo (ha patteggiato una pena pecuniaria di 516 euro); ciò che sconcerta è altro: la notizia riportata era già vecchia di 5 anni! Come mai solo allora Feltri l’ha pubblicata? E non è finita qui: l’articolo contro Boffo era stato assegnato a tale Gabriele Villa, ora alla cronaca giudiziaria, ai tempi di Montanelli si occupava della pagina del golf (potete capire che alto esponente egli sia!!!). Ebbene Villa, per dare più credibilità al suo articolo e per rafforzare l’attacco a Boffo, spacciò come nota giudiziaria (quindi  come attendibile perchè scritta da un pm!) una LETTERA ANONIMA (che invece non ha nessun valore se prima non si appura la fonte!!!). Mica male però!

Poi è toccato a Fini che, contrario ad alcune scelte di Berlusconi, si è dovuto anche lui sorbire Feltri. Però  questo non vuol dire che il direttore sia un filino berlusconiano perché, ricordiamo, a lui “manca la stoffa da cortigiano” (come disse lui steso poco prima di andare a dirigere “Il giornale”). Si vede che allora era proprio vero che Fini era “il più tenace oppositore del governo, altro che Bersani e Di Pietro”. Se lo dice Feltri l’imparziale, dobbiamo crederci. D’altronde perché Fini avrebbe dovuto dire “Berlusconi ha il preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il Capo dello Stato”? Ha mica mai Berlusconi mancato di rispetto nei confronti di tali istituzioni? Ma certo che no! Perché ancora avrebbe dovuto dire “A volte accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchi assoluta”??? Non ce n’era nessuna ragione. E allora ha ragione Feltri. I più informati sembrano dire addirittura che il numero due del Pdl ordiva congiure nei meandri di Palazzo e, per l’occasione, in queste riunioni partigiane, era solito indossare anche un bel colbacco. C’è chi giura di averlo visto.

E poi? Poi c’è Tonino che, come sappiamo, è stato bersagliato prima dal Corriere e subito allora Feltri ha preso la palla al balzo. E con tanto di foto compromettente tra Di Pietro (allora pm) e Consorte (allora numero tre del Sisde) titolava: “Di Pietro colto sul fatto: ora parli“. Beh, considerando che Di Pietro era ad una cena con tutti incensurati e servitori dello Stato, viene da pensare che c’è stima solo quando abbiamo escort, festicciole, lettoni, regalini, compleanni, aerei di Stato, cantanti di fiducia, champagne, caviale e Presidente in pompa. Ma questo non vuol dire che Feltri sia al sevizio di Berlusconi. Alla gente come lui “manca la stoffa da cortigiano”.

«C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi”». A dirlo è Marco Travaglio. E ora domani Feltri aprirà con un bell’articolo dal titolo: “Il fascistello Travaglio si permette di minacciare Victor Hugo”. Almeno lui, che non ha proprio “la stoffa da cortigiano”, è giusto che certe cose le dica!

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di Carmine Gazzanni

berlusconi02Per fortuna i berluscones possono tirare un sospiro di sollievo. Erano tutti preoccupati, tutti allarmati da un cambio di rotta così netto: una legge anti-corruzione. ”Ma come – si chiedevano in tanti – dopo anni e anni spesi nel rendere legale tutto quell’ambaradan bipartisan che hai e abbiamo combinato, ora ci chiedi una legge che va contro tutto quanto questo??? Che fine faranno tutti i lodi criminali, gli scudi fiscali, i legittimi svenimenti, i processi brevi???”. Possiamo immaginare i piagnistei dei vari indagati e pregiudicati, pidiellini e non solo. Tutti cercavano di scongiurare il peggio: ma siamo matti, diventare un partito di persone incensurate??? Ma stiamo dando i numeri???

Un partito che ha fatto del garantismo il suo vessillo non può fare d’un tratto marcia indietro e consegnarsi al giustizialismo“, recita Altero Matteoli; e Ignazio La Russa ancora più esplicito: “Così rischiamo di mettere il destino della politica e delle candidature nelle mani dei pm a cui riconosciamo all’improvviso troppo potere“: ma siamo pazzi? Metterci così spudoratamente nelle mani di quei magistrati cattivi cattivi?? E magari poi ci condannano perché siamo ladri, corruttori e corrotti, mafiosi, camorristi e bugiardi?? Non sia mai Dio. Molti, invece, sono stati più clementi con Berlusconi, come Gasparri (vabbè, poverino…dategli il tempo di capire realmente di che si sta parlando … d’altronde parliamo dello stesso Gasparri che una volta disse: “A volte il Senato, la Camera votano leggi che noi stessi che le votiamo non è che le capiamo bene”) e Domenico Nania (strano se consideriamo che il senatore è stato arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra). A parte queste voci fori dal coro, il clima restava molto teso. I vari Capezzone, Bonaiuti, Cicchitto & co. camminavano persi nel vuoto, guardandosi tutti attoniti: “e ora, se non magheggiamo più, davvero dobbiamo cominciare a pensare al Paese????”.

Ma meno male che Silvio c’è e ci sarà sempre. Ieri, infatti, ha fatto capire che, in realtà, un plurimputato come lui di certo non si sarebbe ridotto così in basso da chiedere a gran voce una legge anti-corruzione. E allora cos’è questa legge? Semplice trovata pubblicitaria. Invece che dire: “Esco e vado col primo che incontro! Buonaseeeera!” com’era tempo fa per la Fiat, oggi Berlusconi dice: “Chi esce e ammanetta il primo che corrompe? Cavalieeeere!”. Poi basta però. Finisce lì.

E infatti ieri Berlusconi è tornato al suo vecchio e molto produttivo mestiere: criticare chi critica. E lo fa con tre grandi battute: “Il Pd è al traino di un partito eversivo come quello di Di Pietro e dei radicali e al superpartito di Repubblica”, potete immaginare le ovazioni, le standing ovation e le grida di giubilo dei vari pidiellini ; dopodiché: “non c’e’ alle porte una nuova tangentopoli” ma solo “casi che vanno perseguiti e sanzionati”, come se questo fosse niente, pinzellacchere quasi giustificabili se non da premiare; e da ultimo che “non ci sara’ nelle sue liste nessun personaggio compromesso”, affermazione fatta con la credibilità di chi in Parlamento ha portato diversi personaggi non “compromessi”. Direttamente pregiudicati, tanto per non sbagliare ed essere sicuri.

Possiamo stare tranquilli: quella della legge anti – corruzione era un’altra delle sue esilaranti barzellette. Che simpaticone!!!

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di Carmine Gazzanni

Gli ascolti ci sono e pure alti. Verrebbe allora da pensare che non ci sono gli ascoltatori (parliamo di quelli veri, attenti). O forse quelli che ieri hanno deciso di scomodarsi e mandare quel messaggino per il televoto, lo hanno fatto sbadatamente, mentre facevano zapping, o leggevano qualche rivista di gossip, o erano indaffarati a litigare con i genitori o con il (la) partner. Questa è l’unica spiegazione possibile per capire quello che è successo ieri a Sanremo.

Serata finale, sfilano tutti i cantanti e tutti lì che fanno pronostici: “forse vincerà Malika… o Cristicchi con un testo geniale sula cattiva informazione italiana (non è un caso che la canzone sia stata dedicata a un giornalista che lotta costantemente contro lo pseudo – giornalismo italiano, tale Marco Travaglio), o forse Arisa”. Ed ecco il verdetto: i tre finalisti sono Valerio Scanu, Marco Mengoni e il trio dello pseudo – patriottismo italiano.

Chi sono costoro? Due sono cantanti poco più che maggiorenni: capite da soli la dura gavetta affrontata per approdare alla categoria tanto bramata dei “big”. I due hanno  vissuto l’esperienza dei “talent-false” italiani: in quelle trasmissioni si prospetta una realtà che non esiste, falsa e fittizia che prepara giovani che si aspettano di diventare star, ma saranno solo brevi comete  atte a far guadagnare la casa discografica di turno (un esempio: chi si ricorda tutti i nomi dei vincitori di “Amici”???); sono giovani che si mostrano modesti e pronti a imparare (tra le frasi più ripetute: “sono qui per apprendere, mi metterò al servizio dei professori!”), ma che in realtà non hanno la minima idea di cosa voglia dire “modestia”: aggrediscono professori che forse saranno anche bravi, ma molto spesso si riducono a uno stadio di idiozia spaventoso facendosi mettere i piedi in testa da ragazzini che, se fossero andati in qualunque REALE scuola di canto o danza che sia e avessero solo osato dire “ma”, sarebbero stati cacciati a pedate fuori.

E poi il trio Pupo-Filiberto-Canonici. Per il lirico tanto di cappello per la voce, ma non doveva abbassarsi a quei livelli, dispiace. Che dire poi del principe-ballerino-presentatore-politico-intrattenitore?? Gli mancava solo un’altra strada e poi le aveva provate tutte, il canto appunto; ora ha tentato anche questa: speriamo che adesso abbia finito! Pupo in un verso canta rivolgendosi proprio al principe: “Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente”. Peccato che nessuno abbia ricordato che si parla dello stesso Emanuele Filiberto che aveva chiesto il risarcimento (assurdo più della canzone stessa) allo Stato Italiano. Ma questo non conta perché al centro c’è l’amore per l’Italia (anche se il patriottismo di cui si sta parlando è il più falso, scontato e conformista che si sia mai visto).

Dicono che la televisione  sia “lo specchio della società”. Se davvero le cose stanno così, dobbiamo cominciare a preoccuparci perché siamo in un Paese dove non c’è più spazio per il lavoro e per il talento, ma basta apparire, stare lì in tv anche se non si sa fare nulla, e si diventa subito famosi. E poi, e qui che c’è lo sconcerto, si viene anche premiati per questo, ovvero per il nulla che si è e si è mostrato.  Forse aveva ragione Pasolini quando, più di 40 anni fa, disse: “Secondo me la televisione è più forte di tutto questo: e la sua mediazione, ho paura che finirà per essere TUTTO. Il Potere vuole che si parli in un dato modo: ed è in quel modo che parlano gli operai appena abbandonano il mondo quotidiano, famigliare o dialettale in estinzione. In tutto il mondo ciò che viene dall’alto è più forte di ciò che si vuole dal basso. Non c’è parola che un operaio pronunzi in un intervento, che non sia “voluta” dall’alto. Ciò che resta originario nell’operaio è ciò che non è verbale: per esempio la sua fisicità, la sua voce, il suo corpo […] Non considero niente di più feroce della banalissima televisione!”.

Non ci resta, a questo punto, che guardare il lato positivo della vicenda: Filiberto è stato votato da ballerino, è stato votato da cantante. Meno male che non sia stato votato in questo modo anche quando si è presentato nella lista dell’Udc. Deo gratias.

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di Carmine Gazzanni

115331355-723f9fb4-31e3-4d83-be0d-836002f8ec60Bisogna ammetterlo: Berlusconi è il politico che più di ogni altro sa sfruttare sempre la situazione a sua vantaggio. Troppe inchieste su di lui? Niente paura: si rigira la frittata e la colpa è dei magistrati. Tutto trova sempre una giustificazione che, purtroppo, a molti pare essere più che valida.

E anche in questi giorni assistiamo alla stessa  tecnica: giri di corruzione, favoritismi, appalti ed escort? Niente paura: arriva il nostro caro “Presidente sempre presente” (come diceva l’inno per la sua candidatura al Premio Nobel per la pace) pronto a fare leggi per punire i corruttori e cacciare dal Parlamento chi ha commesso reati. La domanda sorge spontanea: sarà mai vero? Assolutamente no.

E’ semplicemente la politica di Berlusconi: tranquillizzare il popolo con parole dolci, candide, rinunciando anche al suo sorriso da barzellettiere (ed è proprio quando Berlusconi non racconta barzellette che c’è da preoccuparsi), per poi agire in linea totalmente opposta a quanto si è detto. Il discorso, infatti, è semplice: sarà mai possibile che un corruttore faccia leggi anticorruzione, e che poi il Pdl, il partito col numero più alto di pregiudicati al suo interno, la approvi? In realtà tutto questo rientra nel “modus faciendi” berlusconiano, in cui prassi e teoria nemmeno per sbaglio cozzano. E’ questo semplicemente il momento favorevole per dar fiato alle trombe e tranquillizzare tutti e incanalare consensi. E non importa se poi le cose andranno diversamente, o meglio non andranno, perché difficilmente cambierà qualcosa.

Basta analizzare un po’ la situazione d’altronde. Il Pdl conta ben dodici pregiudicati tra Parlamento italiano ed europeo (per saperne di più, leggete il nostro articolo:  I Parlamentari dell’amore ) : tra queste persone pie ricordiamo, ad esempio, Massimo Maria Berruti (condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento), Domenico Nania (arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra), Giuseppe Ciarrapico (è stato condannato a 3 anni definitivi per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier – ricettazione fallimentare – e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano – bancarotta fraudolenta), Marcello Dell’Utri (condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia) e Renato Farina (patteggia una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar). La Lega, invece, ne conta solo tre (ancora deve fare strada e crescere questo partito), ma tre figure di spicco: Umberto Bossi (condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont), Mario Borghezio (condannato in via definitiva per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino) e Roberto Maroni (condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano)

E Berlusconi invece? Ricordiamo allora qualcosina sull’uomo che si presenta oggi come salvatore della legalità e come eroe nella lotta alla corruzione. Mister B (finora) ha subito ben 16 processi e alcuni sono  ancora in corso: corruzione giudiziaria di Mills; fondi neri di Mediaset sui diritti Tv – le accuse sono frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita; fondi neri in Mediatrade – qui appropriazione indebita. Degli altri processi solo in tre c’è stata assoluzione nel merito, negli altri nove, invece, è stato stabilito o che il reato era stato commesso o che Berlusconi non era innocente, ma comunque non c’era più niente da fare perché, nel frattempo, la legge era stata cambiata: basti pensare alla depenalizzazione del falso in bilancio, tramite cui l’imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato“; o ai tempi di prescrizione che in molti casi (corruzione ad esempio) sono stati addirittura dimezzati; per cinque volte poi si è salvato con le attenuanti generiche che si attribuiscono a chi è ritenuto responsabile del reato, ma è considerato incensurato (emblematico questo nel caso Mills: se avesse detto subito tutto ciò che sapeva – se quindi non fosse stato corrotto – Berlusconi non avrebbe potuto godere delle attenuanti generiche e sarebbe stato condannato per le mazzette alle fiamme gialle. Non a caso Mills scrisse in una lettera al suo commercialista: “La mia testimonianza ha tenuto mister B fuori da un sacco di guai”).

Ed oggi abbiamo i vari lodi, lodini, processi brevi e legittimi impedimenti. Tutto per coprire, prescrivere, depenalizzare i  reati di Berlusconi. Senza dubbio si giungerà a un disegno di legge anti-corruzione, ma sarà solo un atto propagandistico (siamo vicini alle elezioni); dopodiché non se ne sentirà più parlare. Davvero possiamo credere che il corruttore si tiri la zappa sui piedi? Se così fosse, infatti, come prima cosa Berlusconi dovrebbe ammanettarsi da solo. Allora sì, saremmo disposti a credere alle sue parole.

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Eppure, Minzolini non la pensa così. Anzi,lui, da buon supereroe, vede qualcosa che nessuno è riuscito a vedere e allora passa alle conclusioni: “siamo in piena campagna per le elezioni e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono le campagne elettorali “. Ecco qual è allora il vero motivo di tutte queste intercettazioni: colpire qualcuno; attenzione però: non si sa bene chi, dato che, come detto, siamo in presenza di indagini che colpiscono alla cieca, a destra come a sinistra. L’importante è colpire, a prescindere. Tutta colpa, quindi, di questa magistratura sadica. Il direttore del Tg1, infatti, non pensa minimamente che possa essere andata diversamente, proprio non lo sfiora nemmeno il pensiero che, chissà, la colpa è di quegli stessi coinvolti nelle indagini, impossibile! Sembrerebbe la conclusione più ovvia, ma non per un supereroe come Minzolini che vede oltre. O forse, vede altro. Non per uno come Minzolini che ha spacciato per “gossip” il caso puttanopoli, che ha dato più fiducia alla deposizione di un mafioso (Filippo Graviano) piuttosto che a quella di un pentito (Spatuzza) definendo, non si sa bene perché, questa una “una deposizione senza riscontri” (perché smentita da un mafioso?!?!?), che ha cantato un peana per il pluricondannato Craxi (“Craxi va già ricordato come un grande statista”). Insomma, niente di

nuovo sotto il sole, niente di vero nell’editoriale. Minzolini perde la faccia,ma non la lingua.

di Carmine Gazzanni
Lo stavamo aspettando con trepidazione e finalmente ancora una volta Minzolini ci ha regalato le sue perle editoriali. Questa volta ad essere difeso a spada, o meglio, lingua tratta è Guido Bertolaso, vittima di una “condanna mediatica”. E super-Minzo, paladino non si sa ancora bene di cosa, proprio non ci sta e allora dice la sua anche qui.

E infatti il direttore del Tg1 si chiede: “è accettabile che sui quotidiani siano pubblicati, come se fossero prove inoppugnabili, conversazioni piene di omissis o corredate da commenti di un pubblico ufficiale all’insegna del «parrebbe», «sembrerebbe»?”. La risposta gliela diamo noi: si, è accettabilissimo. Il ruolo dei quotidiani è proprio quello: informare. Sembrerà strano al direttore della pseudo informazione dove i servizi più lunghi sono dedicati al maltempo in inverno (notiziona!!!), ma c’è ancora, ahimè, qualche giornalista maledetto e “farabutto” (cit. Silvio Berlusconi) che vuole andare oltre il maltempo, i saldi invernali, Babbo Natale e l’omicidio di turno, insomma vuole andare oltre le informazioni che Super-Minzo lascia passare. E che cosa emerge da questa informazione? Emerge un quadro devastante: la “triarchia” (come l’ha definita Giuseppe D’Avanzo) Berlusconi-Letta-Bertolaso a capo di un sistema molto ampio e fitto che abbraccia tutti: imprenditori, bestie che ridono dei morti, politici di rilevo a destra e a manca, familiari che rivendicano qualche regalino immediatamente poi concesso, escort come lasciapassare per appalti. Insomma, un sistema depravato e depravante che potremo definire “bipartisan”.

Eppure, Minzolini non la pensa così. Anzi,lui, da buon supereroe, vede qualcosa che nessuno è riuscito a vedere e allora passa alle conclusioni: “siamo in piena campagna per le elezioni e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono le campagne elettorali“. Ecco qual è allora il vero motivo di tutte queste intercettazioni: colpire qualcuno! Attenzione però: non si sa bene chi, dato che, come detto, siamo in presenza di indagini che colpiscono alla cieca, a destra come a sinistra. L’importante è colpire, a prescindere. Tutta colpa, quindi, di questa magistratura sadica. E questo cosa vuol dire? Vuol dire che, in realtà, fino ad ora il lavoro di magistrati e giornalisti (quelli veri) è stato una grande bufala perché ”tutto finirà il giorno dopo il voto”. E se lo dice l’autorevole direttore del Tg1, apprezzato per la sua imparzialità ed oggettività…beh, c’è da fidarsi. Ad occhi chiusi.

Minzolini, infatti, non pensa minimamente che possa essere andata diversamente, proprio non lo sfiora nemmeno il pensiero che, chissà, la colpa è di quegli stessi coinvolti nelle indagini, impossibile! Sembrerebbe la conclusione più ovvia, ma non per un supereroe come Minzolini che vede oltre. O forse, vede altro. Non per uno come Minzolini che ha spacciato per “gossip” il caso puttanopoli, che ha dato più fiducia alla deposizione di un mafioso (Filippo Graviano) piuttosto che a quella di un pentito (Spatuzza) definendo, non si sa bene perché, questa una “una deposizione senza riscontri” (perché smentita da un mafioso?!?!?), che ha cantato un peana per il pluricondannato Craxi (“Craxi va già ricordato come un grande statista”).

Insomma, niente di nuovo sotto il sole, niente (o poco) di vero nell’editoriale. E Minzolini perde la faccia,ma non la lingua.

“Il giornalinguismo di Minzolini”             http://www.youtube.com/watch?v=RpDJZ8qf_YU

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La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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