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Archivio di gennaio 2010

di Letizia Malanga

l_isola_sotto_il_mareIsabel Allende ci torna a sorprendere con un altro mirabile affresco di un’eroina coraggiosa. L’isola sotto il mare è un romanzo storico avventuroso, che narra la vita di Zaritè, fin da quando, a soli nove anni, questa “piccola mulatta con gli occhi color miele liquefatto” viene venduta a Toulouse Valmorain affinchè si occupi di sua moglie.

“Aspetta, Tété. Vediamo se ci aiuti a risolvere un dubbio. Il dottor Parmentier sostiene che i neri siano umani quanto i bianchi e io dico il contrario. Tu che ne pensi?”, le domandò Valmorain, in un tono che al dottore sembrò più paterno che sarcastico. Lei rimase muta, con gli occhi rivolti a terra e le mani giunte. “Forza, Teté, rispondi senza timore. Sto aspettando…”. “Il padrone ha sempre ragione” mormorò lei in conclusione. “In altre parole, pensi che i neri non siano completamente umani…”,“Un essere che non è umano non ha opinioni, padrone”.

La storia si snoda tra il 1770 e il 1810 prima sull’isola di Santo Domingo per poi finire in Luisiana; la prima è una fiorente colonia francese ricca di campi da canna da zucchero in cui i neri erano considerati inferiori agli animali; utili soltanto per essere sfruttati, puniti per errori banali e costretti a lavorare fino alla morte. Saranno proprio queste terribili condizioni a nutrire il seme della rivoluzione per l’emancipazione dalla schiavitù. Allende ci spiega che l’ossesione di Tetè è la libertà, è protagonista della rivoluzione degli schiavi a Haiti. L’unica rivoluzione di schiavi che abbia trionfato”.

Come per tutte le donne di Allende, la vita di Tetè è ingiusta e difficile, ma la battaglia per la sua libertà si mescola ad amori e passioni e dalla presenza molto variegata di personaggi: soldati ,medici ,frati cattolici, schiavi guerrieri e matrone.

Possiamo paragonare il libro ad un percorso ad ostacoli dove la meta finale è la libertà, una libertà diversa da quella a cui siamo abituati: essa ha un profumo sublime perché è stata conquistata con forza e caparbietà.

“Ho avuto maggior fortuna di altre schiave. Vivrò a lungo e la mia vecchiaia sarà gioiosa, perché la mia stella – la mia zetoile – brilla anche quando la notte è luminosa”.

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di Piero Liberatore

bertolasoBasta poco per scatenare un incidente internazionale. Un paio di dichiarazioni sentenziose, condite con un pizzico di arroganza e sfacciataggine al bisogno e la ricetta è pronta. Servita sul piatto degli Stati Uniti e dell’ONU.

È quello che ha fatto Guido Bertolaso appena tre giorni fa. “La situazione dei soccorsi è patetica. Si assiste ad una gara di vanità e si viene qua per far bella figura davanti alle telecamere”. Così il Capo del Dipartimento della Protezione Civile ha commentato la gestione dell’emergenza ad Haiti, aggiungendo che “manca la capacità di coordinamento e di leadership” da parte delle forze attive sul campo.

Parole forti che hanno destato l’immediata reazione del Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, che ha parlato di critiche da bar, di quelle che si fanno all’indomani delle partite di football.

È servita a ben poco, anzi ha reso l’atmosfera ancor più elettrica la rettifica di Bertolaso, il quale ha spiegato che le sue critiche non erano rivolte agli Stati Uniti, bensì all’ONU. Apriti cielo!

Il segretario ONU, Ban Ki-Moon, non c’ha visto più e ha chiesto la testa di Bertolaso su un piatto d’argento. Cosa che ha costretto il Ministro degli Esteri Frattini a genuflettersi timidamente, nella speranza di evitare l’inevitabile.

All’improvviso tutto scompare in una bolla di sapone. Dicono: “Il caso Bertolaso è da considerare un ex-caso”, ma c’è da giurare che qualche piccola incrinatura nei rapporti diplomatici si sia formata.

Resta da capire il perché di tanta insofferenza verso la gestione dei soccorsi da parte di Stati Uniti e ONU. Sicuramente a Bertolaso va dato atto di essere un grande esperto in materia di emergenze, come quella che ha investito l’isola di Haiti. Lecite, dunque, sarebbero le sue critiche verso una certa disorganizzazione che ha lasciato spazio ad assalti e saccheggi ai convogli degli aiuti umanitari.

Bisognerebbe tuttavia rendersi conto che Haiti è tutt’altra cosa rispetto alle realtà a cui noi siamo abituati. Si tratta infatti di una regione in cui regna l’estrema povertà, che già di per sé è una disgrazia. Il terremoto è stato quindi una tragedia nella tragedia.

In queste condizioni qualunque organizzazione, sia essa un esercito o la Protezione Civile, troverebbe serie difficoltà nella gestione degli aiuti umanitari. Ognuno di noi ha potuto vedere alla tv le operazioni dei caschi blu dell’ONU, che per assicurare un’equa ripartizione di viveri e medicinali erano costretti a sparare in aria colpi di fucile nell’invano tentativo di allontanare la folla affamata.

Bertolaso si era detto pronto ad esportare il modello Abruzzo ad Haiti, ma forse non aveva preventivato di fare i conti con centinaia di migliaia di esseri umani affamati. Probabilmente non ha voluto rendersene conto nemmeno dopo aver osservato la situazione con i propri occhi.

Di sicuro avrebbe potuto evitare di abbandonarsi a dichiarazioni tanto pesanti, costringendo poi il Governo a correre ai ripari.

D’altro canto siamo abituati a cose di questo genere. Proprio qualche giorno fa il Ministro Brunetta ha avuto una trovata geniale: Eureka! Potremmo togliere 500 Euro alle pensioni di anzianità per darle ai “bamboccioni”, invitandoli così a sloggiare dal nido familiare.

Data l’assurdità della proposta, il Governo si è visto costretto a chiarire che la genialata era solo un’idea personale dell’intrepido Renato.

Che altro dire, se non concludere con una massima del saggio Confucio che recita: “meglio star zitti e sembrare stupidi che parlare e togliere così ogni dubbio”…

E come accade in Italia, “chi sbaglia…viene premiato”:  ”Guido Bertolaso sarà nominato ministro“, dice oggi mister B.

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di Carmine Gazzanni

E il Tg1 parlò. “E secondo indiscrezioni pubblicate domani dal settimanale “Panorama”, la procura di Bari starebbe indagando su un presunto complotto contro Silvio Berlusconi. Sarebbero coinvolti Patrizia D’Addario, magistrati, politici e giornalisti. Nell’inchiesta del settimanale si legge che la escort barese sarebbe stata selezionata e consegnata a Giampaolo Tarantini proprio con la missione di compromettere la reputazione del presidente del Consiglio. Fonti della Procura di Bari hanno smentito l’esistenza di un’indagine sul presunto complotto, ma poco fa la redazione di Panorama ha confermato il contenuto dell’articolo”. Beh, giusto: bisogna informare la gente di questa notiziona che non trova alcun riscontro nelle indagini, ma soltanto nella redazione di Signorini (si vede che nel tempo libero si diletta nel ruolo di pm). Sarà sicuramente un caso poi che è la stessa redazione che fa capo proprio a Silvio Belrusconi. Sicuramente.

Una domanda che, invece, sorge spontanea è questa: ma il Minzo lo sa che al suo telegiornale è stato dato questo scoop? Facciamo un passo indietro. Ecco cosa disse il direttore del Tg1 nel suo primo storico editoriale, in cui espresse la sua idea sul caso “puttanopoli”: “Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1 ha assunto una posizione prudente sull’ultimo gossip, sull’ultimo pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come volete nelle dimore private di Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali, non c’è ancora una notizia certa…. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchiericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media….questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico”. E ora? Che fine ha fatto la linea del diretteur?  Non bisognava non palrare di gossip, ipotesi investigative perché “non hanno nulla a che veder con l’informazione del servizio pubblico”? Impossibile una svista del genere per il buon Augusto.

E allora alcune precisazione sono doverose: Minzolini parlava di “gossip”, ma non è gossip se la D’Addario stava per essere candidata alle europee con il Pdl, non è gossip se i servizi segreti non vigilano permettendo a una sconosciuta di registrare tutto, mentre ora sì che è gossip, visto che stiamo parlando di un rotocalco di proprietà di Berlusconi, di una notizia che nessun altro riporta  e che non è confermata dalla procura di Bari. Il diretteur, poi, parlava di “allusioni, testimoni più o meno attendibili”. E ora? Chi sarebbero i testimoni attendibili, tali da ritenere la notizia di importanza nazionale e degna del Tg1, mentre prima  si trattava solo di montature e pinzillacchere?? Perché, ancora, prima erano “semplici ipotesi investigative” (non è affatto vero, Giampi Tarantini ne sa qualcosa…) ed ora sono verità inconcusse degne di inchino e riverenza?

Come dicevano i Latini, “ubi maior minor cessat”. Non è un caso che i due si chiamano Minzol-ini e Signor-ini. L’altro, invece, è Berlusc-oni.

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20449_104669096225488_100000471941168_121267_4487983_nMARIA LASTORIA, IL POPOLO VIOLA ISERNIA, DUNQUE, INSIEME A MOLTE ALTRE ASSOCIAZIONI E PARTITI, SCENDERA’ IN PIAZZA IL 30 GENNAIO.
Una precisazione: sebbene io sia effettivamente uno degli amministratori della pagina ufficiale fb del Popolo Viola Isernia, ciò non indica una mia “rappresentanza”, né tantomeno una mia dirigenza del movimento locale. Tutto il popolo viola, movimento unanimemente politico ed “apartitico”, si sta muovendo, al momento, su linee di massima orizzontalità, per le quali i referenti / coordinatori / amministratori / organizzatori, sia nella gestione degli spazi virtuali come nella concretezza delle iniziative territoriali, si pongono al servizio del movimento stesso e non alla sua direzione, pertanto ogni intervento o partecipazione a conferenze o altro, va sempre inteso come espressione di un componente del popolo viola e mai sottinteso come espressione dirigenziale e/o di rappresentanza.

Giusto averlo precisato. Tant’è che la manifestazionen in difesa della Costituzione del 30 è stata promossa non da un singolo, ma dal popolo viola, nel suo insieme. E anche qui ad Isernia si è deciso di organizzare un sit-in. Perché pensa sia opportuno e doveroso partecipare?
A Isernia, come nel resto d’Italia, si sta dando voce al comune sentimento di oppressione civica, lo si sta denunciando come inammissibile e intollerabile. Il clima di attacco costituzionale che stiamo vivendo, soprattutto se parametrato ai precedenti storici del nostro paese, dovrebbe tenerci in continuo allarme e renderci molto vigili e sensibili, attenti soprattutto laddove le manovre subdole di un governo mai trasparente sembrerebbero meno lesive del costrutto costituzionale. Un esempio lampante: le più recenti affermazioni di Tremonti sull’indirizzo verso due sole aliquote. Da un’analisi troppo superficiale ed al di là della condivisione, sembrerebbero pure semplificazioni contabili, vanno invece ad incidere su caratterei costituzionali molto profondi e sostanziali, quali quelli della solidarietà e, soprattutto, della equità tributaria, che la nostra Costituzione individua proprio nella progressività dei prelievi; una progressività che sarebbe invece completamente appiattita dall’imposizione di due sole aliquote, favorendo unicamente la classe economicamente più abbiente.

Quindi bidogna scendere in piazza. E questo può bastare? Voglio dire: qual è, a suo avviso, il fine della “piazza”?
La partecipazione vera deve andare ben oltre un momento di piazza, che è volto soprattutto ad informare e sensibilizzare i più “distratti”, e deve essere di vero presidio ai nostri valori più alti, con la consapevolezza che le mine di chi distrugge i palazzi non vengono mai poste sul tetto o sui balconi e non sono quindi quelle più palesemente esposte.
E non è affatto vero che chi non fa non sbaglia. Chi non si ribella, chi tace, chi coltiva la propria indifferenza e la propria non azione si rende complice del degrado a cui stiamo assistendo.

Come e in che misura il rispetto per la nostra Costituzione è a rischio in questo periodo?
Io direi che è molto più che semplicemente a rischio il rispetto per la Costituzione! E soprattutto che lo è molto di più ora, anche guardando ai periodi più bui, quali quelli degli anni di piombo, che misero certo a dura prova lo Stato italiano, ma lo trovarono saldamente ed unitariamente schierato in difesa del principio democratico.

E oggi?
Oggi, invece, è proprio da chi è insediato al governo che giungono gli attacchi più pesanti e più pericolosi agli istituti costituzionali. Ogni giorno la nostra Costituzione viene calpestata dall’arroganza di un potere che la ripudia ormai apertamente in tutto il suo costrutto.
Vengono calpestati i diritti fondamentali di ognuno di noi, quelli che abbiamo già visti repressi e riconquistati a prezzo del proprio sangue dai nostri padri costituenti.
A cominciare da quella sovranità popolare, così inflazionata in termini dialettici, spesso richiamata dal premier ad universale autolegittimazione, ma di fatto mortificata di continuo e resa addirittura impotente e ininfluente, dacchè al popolo italiano è stata finanche sottratta la scelta dei propri rappresentanti al Parlamento.

Perché buona parte del mondo politico e civile pare non accorgersi di questo degrado istituzionale?
Fondamentalmente perché il belusconismo ha enormemente pervaso e contagiato il mondo civile e quello politico, come pure il modo stesso di fare politica, in una collettiva anestesia delle coscienze.
Così come abbiamo assistito all’omologazione delle tv di stato alle tv di Berlusconi è avvenuta anche un’omologazione politica, cadendo forse nel tranello di credere nel binomio nuovo=progressista. Ma non tutto ciò che si propone come nuovo o diverso è anche progressista… dopotutto anche le leggi razziali del periodo fascista erano un elemento nuovo.
Se l’attuale realtà italiana fosse una favola, sarebbe di certo una variante del pifferaio di Hamelin.
Si è sottovalutato e si continua a sottovalutare il potere mediatico, anche a livello di sociologia internazionale, limitandosi a un’analisi sulle scelte contingenti, ritenendo giustamente che gli effetti propagandistici elettorali fossero in realtà poco influenti e decisivi, di certo incisivi in maniera infinitesimale rispetto a quanto è stato, per esempio, nella Germania di Hitler.
Invece il potere mediatico più pericoloso è quello che sta emergendo solo di recente, capace di influenzare i comportamenti ben oltre e ben prima del momento elettorale, capace di incidere all’origine sulla formazione culturale ed ideologica.
Il modo pubblico berlusconista di fare politica ha ridotto tutto ad una elencazione programmatica e il più possibile demagogica di obiettivi di azione concreta ( simil lista della spesa), sulla quale raccogliere condivisioni per estendere l’area di consenso. E’ chiaro che su questa base, alla fine, i programmi presentati a destra e a sinistra, non siano poi così tanto dissimili… si sono persi di vista e addirittura abbandonati i contenuti della politica (ma io sono convinta non li abbia affatto persi di vista Berlusconi, che però non ha alcun interesse a renderli pubblici), ma soprattutto si è perso di vista il rapporto vero con le persone e con la società.

Infatti pare che buona parte del mondo politico dell’opposizione sia distante da queste manifestazioni, da questa parte di società viva e attiva. Quanto questa lontananza poi incide nella vita politica italiana?
Non è tanto che il mondo politico dell’opposizione sia distante da queste manifestazioni, perché poi, alla fine, come abbiamo visto anche il 5 dicembre, le opposizioni c’erano tutte a partecipare, in un modo o nell’altro, aderendo in maniera ufficiale o ufficiosa. Così come c’è un’ampia rappresentanza politica “partitica” che ha aderito o sta aderendo all’organizzazione del sit-in in tutta Italia. Il problema di fondo che stanno attraversando le opposizioni istituzionali è però vero che sia un problema di distanza dalla società viva e attiva, direi addirittura dalla società reale. Ma questo non è forse il sintomo più lampante di quel distacco reale, che si è andato amplificando con la sottrazione ai cittadini di quegli elementi sostanziali di sovranità popolare, come per esempio la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento? La scelta dei candidati nei centri politici, anziché alla base e nelle sezioni di partito, ha fatto sì che che venissero a mancare fondamentali anelli di collegamento tra chi la politica la “fa” e chi la politica è costretto a subirla, vale a dire il popolo, che non si ricostruiscono nemmeno con l’istituto delle primarie, che alla fine non sostituisce il livello comunicativo mancante, ma diviene un mero strumento referendario di dissenso interno, come in fondo è avvenuto nel PD sia con la bocciatura di Franceschini alla segreteria, che con quella di Boccia alla candidatura in Puglia.
Ed è evidente come questo anello mancante non trovi forme sostitutive e si traduca, proprio nei partiti di opposizione, meno inclini ai rapporti clientelari base-vertice, in una disaffezione della base verso il partito. E’ proprio questa lontananza dalla società viva e attiva che viene avvertita a monte e si traduce in una impossibilità partecipativa concreta all’interno delle opposizioni partitiche, che si traduce poi in mobilitazione alternativa, mentre, assurdamente, nella maggioranza restano aperti più canali comunicativi, in virtù di una più marcata propensione al deprecato clientelarismo.

Molti partiti, molte associazioni hanno aderito, tutti insieme per manifestare in difesa della Costituzione. In una provincia come quella di Isernia pensa che questi possano essere segni tangibili che qualcosa anche qui sta cambiando, che ci possa essere un risveglio?
Lo spero davvero e questa speranza pervade tutto il popolo viola, sia a Isernia che nel resto d’Italia. Occorre però avere concretezza anche nelle speranze, sapere che non accadrà nulla che possa trasformare tutto radicalmente dalla sera al mattino successivo. Nemmeno le rivoluzioni più note ci sono mai riuscite.
Di certo è una luce che si accende dopo tanto buio, magari solo un lumicino, ma si vede da lontano. E allora non si tratta di previsioni, né di essere ottimisti o pessimisti, si tratta di impegnarsi, di lasciarsi contagiare da chi porta la luce anziché da chi offre il buio; si tratta di scegliere, come dopo un lungo immobilismo da malattia, se iniziare una faticosa ma certa riabilitazione o rimanere schiavi di se stessi e servi del sistema.

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“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi”
(P.Levi)

“C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
Schulze Monaco
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono
c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole…”
(J. Lussu)

 

Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo” (P.Levi)

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di Carmine Gazzanni

“Classico esempio di memoria a breve durata”, direbbero forse gli specialisti. Sabato a “Che tempo che fa”, alla domanda di Fazio su quale sia il confine tra trattativa e inciucio (domanda più che legittima), la Volpe del tavoliere così risponde: “Io vorrei sapere nei lunghi anni di vita politica che io ho vissuto quale inciucio ho fatto!”. Quasi non si capacita di questa immagine da “inciuciatore” a lui attribuita, si dimena su quella poltrona che gli piace tanto, ma non trova risposta. E lui è sicuro, non ha mai “inciuciato”: “quale compromesso deteriore io ho mai fatto nella mia vita politica?!? Vorrei che mi si dicesse!”.  E allora diciamoglielo, rinfreschiamo la memoria a chi ha dimenticato o finge di aver dimenticato.
Basterebbe ricordare ciò che ha detto D’Alema al Corriere della Sera il 17 dicembre 2009: “Se per evitare il suo processo (di Silvio Berlusconi,ndr) devono liberare centinaia di imputati di gravi reati, e’ quasi meglio se facciamo una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza dei cittadini“. Indicativo. Ma forse questo non basta all’inciuciateurr per riconoscersi tale. E allora andiamo brevemente indietro nella storia: alla fine del’94, in barba a una sentenza che dichiarava incostituzionale la Legge Mammì (legge che permetteva a Berlusconi il possesso di tre reti con copertura nazionale), cosa fa il prodigo D’Alema? Stabilisce una accordicchio (inciucio) con l’amico di sempre, mister B., e gli promette che non faranno niente per tradurre in legge la sentenza della corta costituzionale: Berlusconi potrà continuare a possedere (illegalmente) le tre reti televisive. 
Sarà finita qui? Certo che no. A Max (siamo nel 1996) proprio non piaceva quel politico proposto da Andreatta, Romano Prodi. E allora con chi, secondo voi, si mette d’accordo il volpone del Tavoliere? Ma certo, con Silvio. Vanno addirittura a Porta a Porta insieme D’Alema e Berlusconi, con Vespa che si commuove quasi per l’emozione. E nasce allora la Bicamerale perché, a detta loro, era urgente una riforma della Carta Costituzionale (corsi e ricorsi storici). Berlusconi in quel periodo era indagato a Milano per corruzione giudiziaria e corruzione semplice, a Palermo per mafia e riciclaggio e era addirittura indagato già a Firenze come possibile complice delle stragi del 93 insieme a Dell’Utri: il più adatto compagno per riformare la Carta Costituzionale, quindi.
Caro Max, che dire: il lupo, anzi la volpe perde il pelo, ma non il vizio. Il pelo e la memoria.

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di Carmine Gazzanni


20068_278512526487_269308481487_4997777_7161961_nQuesta è la nuova iniziativa promossa dal movimento viola: sit-in per la difesa della Costituzione. ”Di fronte all’ennesimo tentativo di saccheggiare la Costituzione – si legge nell’appello del popolo viola -  che si concretizza principalmente nelle manovre del Governo per garantire impunità a Berlusconi (a partire dal nuovo Lodo Alfano) e nei proclami irresponsabili di qualche ministro che chiede addirittura la cancellazione dell’Art. 1 (L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…),  abbiamo soltanto due strade: o assistere passivamente al delirio distruttivo dell’establishment berlusconiano o reagire con la prontezza e la determinazione democratica che la situazione richiede. Noi scegliamo la seconda. La Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza antifascista rimane, ad oltre 60 anni dalla sua emanazione, il principale strumento di garanzia del patto di convivenza civile di una società che fonda le proprie basi sul principio di uguaglianza tra i cittadini e l’anticorpo più efficace contro il rischio di nuove derive autoritarie. E’ per questo che ad ogni cittadino democratico compete difenderla. Noi siamo tra questi”. E noi aggiungiamo: gli italiani tutti dovrebbero essere tra questi, a prescindere dal colore politico, forte o sbiadito che sia. La Carta Costituzionale non è il  simbolo di alcuni, non è una trovata propagandistica di qualche partito, è il simbolo di tutti noi, della nostra storia, dell’Italia tutta. E questo è quello che sconvolge: sono sempre più  pochi quelli che rimangono sconcertati dai continui attacchi, dalla politica anticostituzionale portata avanti in questo periodo, da uomini che stracciano, calpestano la nostra storia. Bisognerebbe capire che la Costituzione non è un librone polveroso di qualche vecchia biblioteca, un libro desueto che non interessa più a nessuno perché è superato. Questo, forse, è l’immagine che molto spesso passa, o meglio, si fa (volontariamente) passare. La nostra Cosituzione è altro: è viva, è concreta, è l’orizzonte dell’Italia democratica, è quel qualcosa che ci rende “noi”, ci rende “Italia”. I continui attacchi a cui assistiamo sono attacchi alla nostra storia, al nostro cuore, alla nostra essenza di cittadini  liberi, uguali, ITALIANI.
Per questi motivi noi del blog pensiamo sia opportuno partecipare, manifestare, mostrare quella coscienza che a volte (e forse troppe volte) è mancata. Per gli stessi motivi, siamo entusiasti del fatto che anche nella provincia di Isernia sia stato organizzato il sit-in: il Popolo Viola Isernia si è dato da fare, si è mosso in linea col più autentico “spirito violaceo” e il 30 anche qui ci sarà la manifestazione. Una  manifestazione trasversale (come è giusto che sia). Partiti, associazioni, movimenti (tra cui anche noi del blog) saranno presenti, tutti accomunati dallo stesso sentimento: difendiamo la Costituzione, difendiamo noi stessi, difendiamo l’Italia, la vera Italia, difendiamola da chi vuole apparire come vittima,  sebbene sia carnefice. Un temibile carnefice. 

 Serve un chiarimento sulla Costituzione. Rifletteremo e vedremo se dovremo arrivare a quella riforme della Carta Costituzionale che sono necessarie, perché è una legge fatta molti anni fa, sotto l’influenza di una fine della dittatura con la presenza al tavolo di forze ideologizzate, che hanno guardato alla Costituzione russa come ad un modello da cui prendere molte indicazioni. (Silvio Berlusconi)

 La costituzione democratica è un mezzo per impedire che singoli governanti cedano alle tentazioni, oltremodo pericolose, che nascono quando troppo potere si concentra in troppe poche mani. (Aldous Huxley)

Né c’è legge che possa assicurare la pace ad uno Stato i cui cittadini si credono in dovere di dilapidare ogni sostanza in spese pazze, e stimando quasi un obbligo l’ozio, interrotto solamente da banchetti, libagioni e piaceri d’amore. È evidente che tali città siano coinvolte in una continua sequela di tirannidi, oligarchie, democrazie, i cui capi non vorranno neppure sentir parlare di una costituzione giusta ed equilibrata. (Platone)

P.S. Ad Isernia il sit-in si terrà dalle 10 alle 13 in Piazza Concezione (Fontana Fraterna). Partecipate in tanti!!!! Nei prossimi giorni avremo anche un’intervista con  Maria Lastoria (Popolo Viola Isernia).

http://www.facebook.com/event.php?eid=292489676263&ref=mf

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di Carmine Gazzanni

boccia_vendolaFinalmente si vota. Era quello che pugliesi e non solo stavano aspettando. “Chi vincerà?”, ci si chiede. Questo non possiamo dirlo, ma possiamo analizzare quello che è stato il cammino dei due per giungere alle primarie.

Chi è Francesco Boccia? E’ il candidato del Pd, è il candidato voluto a tutti i costi da D’Alema (sembra quasi che la sfida, in realtà, si giochi tra  Vendola e Max, più che tra Vendola e Boccia) che aveva addirittura spostato il suo quartier generale in Puglia, per seguire la vicenda da più vicino. E’ giovane Boccia, il che certamente apprezzabile. E su questo ha molto insistito Max: “Boccia ha dieci anni meno di Vendola. E’ ora del ricambio generazionale”. Ma la risposta di Nichi non si è fatta attendere: “Si, è vero, sono più anziano di Francesco. Però D’Alema si dimentica che lui ha dodici anni più di me. Non sarà il caso che per dare il buon esempio, il rinnovamento generazionale lo cominci da lui?”. E’ giovane Boccia, ma pare aver appreso subito dal suo mentore in fatto di dichiarazioni. Com’è stato, ad esempio, riguardo l’acquedotto pugliese: “Pretendo che le famiglie del San Paolo di Bari non paghino nulla e i benestanti come me e Vendola paghino di più. E, per farlo, occorre aprire le porte della gestione dell’acquedotto pugliese alla competizione tra privati(18 gennaio 2010);Mi accusate di voler privatizzare l’Acquedotto. E’ una calunnia, è falso, non l’ho mai detto” (22 gennaio 2010).

E Vendola? Errori anche lui ne ha commessi: tempo fa, quando erano in corso indagini per finanziamenti illeciti per gli appalti sulla sanità parlava di complotto, magistratura politicizzata, come un Berlusconi qualsiasi (ed essendo leader di Sinistra e Libertà è abbastanza preoccupante).

Nonostante questo, bisogna che tutti lo amettano: Vendola è colui che il Pd non voleva ed è riuscito lo stesso a giungere alle primarie; è il candidato “del popolo”, quello voluto dalla gente che ha compreso i suoi sforzi, le vittorie (che comunque ci sono state) nel passato mandato e che pensa sia doveroso ripagarlo. Ed è vicino alla gente non solo con le parole, ma con i fatti: i cosiddetti “Nichi-express”, autobus che riportano i giovani studenti pugliesi che vogliono votare, “la fabbrica di Nichi”, il quartier generale dove lavorano 30 volontari con il loro portatile perché si è compresa l’importanza della rete, le videolettere che ogni giorno Vendola lascia su internet. E’ una strategia, per così dire, a basso costo, ma molto più proficua di quelle propagande in pompa magna (ma spesso vuote) che spesso caratterizzano quelle dei grandi partiti. Sembra, ancora, il protagonista di uno di quei film che fanno sognare: un “solo contro tutti” dove il “tro” si cancella e lascia spazio a un “solo con tutti” (come recita il suo slogan). In altre parole, non ha l’apparato dietro, ma ha il popolo che lo attende e che aspetta di votarlo anche alle regionali.

Come andrà non si sa. Un fatto è certo: Nichi è stato da esempio a molti. Al Pdl sicuramente (dubito, però, potranno capire perché), ma soprattutto al Pd: il “popolo viola”, le manifestazioni “dissociate”, e ora Nichi sono tutti segni evidenti della lontananza del Pd dal popolo vero, vivo, attivo con cui la politica deve necessariamente fare i conti. Questo Vendola l’ha capito. E il popolo gli è vicino.

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di Carmine Gazzanni

pdl_congressoVogliamo questa volta non partire premuniti??? Proviamoci.
Si è conclusa ieri l’indagine Mediatrade che vede iscritti 12 indagati, tra cui il nostro Presidente del Consiglio, Fedele Confalonieri e anche Piersilvio Berlusaconi (“talis pater…”). Cos’è Mediatrade? E’ una società controllata dal gruppo Berlusconi che ha il compito di acquistare i diritti per la trasmissione dei programmi televisivi e cinematografici sulle reti Fininvest, diritti che vengono comprati soprattutto negli Stati Uniti. Come avviene una normale compravendita? Semplice: si fa un’offerta su film, telefilm, fiction, si stabilisce il prezzo ed è finita lì. Cosa avveniva secondo l’accusa invece? Fininvest e poi Mediaset facevano comprare i film da società off shore, che erano controllate, occultamente, dal gruppo e quindi non risultavano del gruppo stesso e allora i film, a ogni passaggio di proprietà, aumentavano di valore. E questo creava una enorme provvista di fondi neri: la prima comprava a dieci, la seconda a quindici, la terza a venti, la quarta a trenta, la quinta a quaranta e alla fine, quando arrivava al Vertice, valeva molto di più di quello che valeva in realtà e il resto si era fermato sotto forma di fondi neri. Un sistema di “scatole cinesi” quindi.

Domandina. Come avranno commentato i bravi di Don Rodrilvio? Eccovi serviti:
Cicchitto, che riconosce una qualità artistico-creativa alla magistratura: ”In sostanza, questo nucleo giudiziario-politico-editoriale ha aperto ieri ufficialmente la sua campagna elettorale e per non essere ripetitivo ha esteso l’iniziativa anche al figlio Pier Silvio”.
Rotondi, che vede la vicenda come un remake della passione di  un uomo di ben più alta etica e condotta e del suo motto “porgi l’altra guancia”: “La Procura militante di Milano vuol trasformare il primo contribuente d’Italia in un evasore: vogliono sfregiargli l’altra guancia”.
Bondi, che spera in un esame di autocoscienza della sinistra : “L’unica speranza e’ che maturi, anche da parte della sinistra, la consapevolezza della necessita’ e urgenza di una riforma che restituisca imparzialita’, dignita’ e fiducia all’amministrazione della giustizia nel nostro Paese”. E lo s-radicale Capezzone, che, da buon supereroe, non si lascia spaventare dai “soliti avversari”: ”I beneficiari politici? I soliti: i suoi avversari e i gruppi editoriali specializzati nell’aggressione contro il Premier. Ma se qualcuno pensa che questo possa intimidire il governo e la maggioranza, si sbaglia di grosso: anzi, questa tempistica e’ l’ennesima conferma di quanto sia necessaria una profonda riforma liberale della giustizia italiana: ed e’ questo uno degli obiettivi irrinunciabili dell’attuale legislatura”.
Notate qualcosa? Stesso copione: magistratura indegna, attacco ad personam per favorire la sinistra (quale?) e gruppi editoriali, necessità di una riforma giudiziaria.
Beh, apprendono bene i bravi “bravi”. Manzoni diceva che al cospetto di Don Rodrigo annuivano soltanto.  Questi almeno parlano. Anche se poi il copione è lo stesso.

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di Fabio Battista

robinson01gQuando, dopo quasi trent’anni di solitudine, Robinson Crusoe incontra il selvaggio Friday la gioia, infarcita di una soddisfazione puritanamente provvidenziale, di aver trovato un compagno sulla deserta isola caraibica assume presto delle tinte ben diverse, non sempre ben dissimulate dall’ingenua penna di Daniel Defoe. Il cannibale non parla la lingua del naufrago, è svestito e ridotto, insomma, al famoso stato di natura. L’indigeno tratto in salvo dall’eroe inglese non ha neppure un nome. O piuttosto, Robinson non si preoccupa di informarsene. Lo chiamerà Friday, Venerdì, per ricordare il giorno della settimana in cui le loro sorti si sono incrociate. Gli darà degli abiti continentali, lo educherà al rifiuto delle pratiche antropofaghe della sua gente, gli insegnerà a parlare. Ma parlare, in effetti, Friday sa già farlo. E’ l’Inglese, però, ad essere designato come  lingua comune, quindi Robinson adempie al suo autoimposto compito civilizzatore rivelandogli significato e pronuncia delle prime quattro parole che il selvaggio conoscerà nel romanzo: “Friday”, “Master” (padrone), “yes” e “no”. E’ interessante come Robinson sia deciso ad essere chiamato “padrone”, invece che con il suo nome di battesimo.

Il momento che avrebbe dovuto rappresentare la fusione tra due realtà tanto diverse come le loro finisce, prevedibilmente, nel marcare la chiara preponderanza di una sull’altra. L’esempio di Robinson Crusoe provvederà ad ispirare e giustificare i lunghi secoli dell’imperialismo inglese e, in una prospettiva certo più ampia ma non meno realista, concorrerà a costruire quella stessa, estrema mitizzazione della “razza bianca” che ha condotto alle sciagure del XX secolo. Altri tempi, si dirà. Il mondo è cambiato rispetto al 1719 (l’anno di pubblicazione del Robinson Crusoe), ha compreso gli errori del colonialismo, ha pianto sulle morti di Gandhi e Martin Luther King, sulle pulizie etniche, sull’Apartheid, sull’Olocausto. Ma i nostri sono davvero “altri tempi”?

Ascoltare in televisione –o in quello che ne è rimasto- di esponenti politici di maggioranza che inneggiano alla de-islamizzazione dei loro borghi montani, a rimpatri di massa per la fantomatica categoria degli “extracomunitari” (anche gli americani lo sono: perché, allora, non mandiamo a casa anche loro?), a classi separate per bambini italiani e stranieri farebbe nascere il sospetto che, tutto sommato, non siamo poi così distanti da posizioni reazionarie e tristemente “passate”. Ma di nuovo, è sull’ignoranza dei più infimi meccanismi sociologici che si costruiscono certe argomentazioni. La storia insegna che gli scontri fra etnie, per quanto violenti e radicali, inevitabilmente conducono alla fusione delle stesse, con la conseguente nascita di nuove. Basterebbe consigliare a qualcuno dei nostri uomini di potere di riprendere in mano un testo di storia Medievale –se mai ne abbiano preso uno- e di concentrarsi sulle intricate vicende dei Germani, prima, e delle invasioni barbariche, poi.

Noi Robinson imponiamo ai Friday la nostra cultura, ci comportiamo da padroni, superiori, li vestiamo dei nostri abiti smessi, insegniamo loro la nostra lingua. Ma la lingua, notoriamente, non si addomestica. Al contrario, offre continue vie d’uscita, sgattaiola, si ribella. Il Caliban della Tempesta shakespeariana lo aveva già compreso. Se si impara ad obbedire, si potrà con pari facilità “maledire”.

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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