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Archivio di dicembre 2009

di Carmine Gazzanni

“In principio era il caos”. Il Pd smentisce: non solo in principio, ma anche dopo, e dopo ancora, e dopo ancora. O, se volete: in principio era il caos, ma noi decidiamo quanto deve durare questo “principio” e, per noi, siamo ancora in pienissimo principio, ai primordi. Solo così si potrebbe spiegare la babele pidina, il caos bersaniano, l’habitat d’alemiano, che sta sfoggiando le sue migliori abilità-incapacità nei preparativi alle elezioni regionali. Si andrà a votare, infatti, in tredici regioni e, secondo alcuni sondaggi, il centrosinistra avrebbe gioco facile solo nelle tradizionali regioni rosse Toscana, Emilia e Umbria; altre regioni invece andranno quasi certamente al Pdl (vedi Veneto e Lombardia), in altre c’è un leggero vantaggio ora di una ora dell’altra coalizione.

Ma soffermiamoci un attimino su tre regioni quali Campania, Lazio e Puglia, regioni in mano, attualmente,  a un governo di centrosinistra e che escono disastrate da tale legislatura: Marrazzo con lo scandalo “trans”; Vendola, Presidente di una giunta dove alcuni membri sono stati indagati per finanziamenti illeciti per gli appalti sulla sanità; Bassolino anche lui, per non essere da meno, indagato in un processo con altri 26 imputati sulle anomalie nel trattamento dei rifiuti solidi urbani, l’alterazione del CDR, combustibile da rifiuti, nel quale secondo l’accusa ci finiva dentro di tutto.

Il caos, dunque. Si potrebbe ipotizzare: ora il Pd, per dimostrare che tali scandali non hanno nulla a che fare con il partito, che sono piccole parentesi da chiudere al più presto, interverrà in maniera forte e decisa proponendo altri candidati, altre idee, altre coalizioni o liste. E no. E’ qui che casca l’asino. Il Pd, contro ogni possibile immaginazione, ha giocato un’altra carta: il caos. Pierluigi Bersani, il nostro Brooke tutto italiano, sta mettendo su questa nuova soap, degna delle più arzigogolate e illogiche, dal titolo: “Pidi-utiful”. E ogni tanto, poi, per rassicurare gli animi di qualcuno che potrebbe preoccuparsi accorgendosi del caos e fare domande svegliandosi così da un sonno profondo, il buon Bersani afferma: “State tranquilli, sto lavorando per portare la coalizione alla vittoria” (frase standard del politichese atta a prendere altro tempo!).

E mentre tutti dormono dinanzi al caos pidino, nel Lazio la candidata pdl Renata Polverini acquista consensi trascinando dalla sua parte anche quella bandiera dell’Udc che va dove vanno i voti (Gaber cantava: “Il conformista, è uno che si muove sempre dalla parte giusta il conformista ….”). E il Pd rimane immobile non facendo altro che smentire le voci di corridoio delle candidature: Sassoli, Marino, Melandri, e portare poi Zingaretti a ritirare la propria candidatura che pure, in un primo momento, era stata assicurata. In Campania, invece, pare più plausibile un accordicchio con l’Udc a patto che (condicio sine qua non anche per l’Idv) si scelga qualcuno lontano dall’entourage bassoliniano (si è pensato al “rivale storico” di Bassolino, Vincenzo De Luca. Peccato che anche lui ha due rinvii a giudizio sulle spalle).

E in Puglia? In Puglia è diverso, non c’è assoluto silenzio. Si è arrivati a un accordo definitivo? No, affatto. Si continua con questa guerra fratricida tra Vendola e Emiliano che non vede soluzione al momento perché sono state proposte le primarie da Vendola, accettate inaspettatamente dal sindaco di Bari, il quale, però, chiede particolari condizioni (una sorta di legge ad personam che annulli l’ineleggibilità dei sindaci), anche se ora pare che Emiliano molli perché non ha ricevuto dal Pd garanzie su tale condizione.

Insomma, la sceneggiatura è pronta, e anche i personaggi, e anche le riprese. Basta solo stare davanti alla televisione con una bel piatto di pop-corn e cercare di seguire (impresa ardua) le dinamiche di un partito che sembra essere condannato ad un’ennesima disfatta.

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di Dada

Nel mio solito girare sul web ho scoperto un documentario francese dal titolo “Sua maestà Berlusconi”, in cui non solo vengono messi in luce i telemagheggi che ha operato il nostro Presidente, ma anche la sua amicizia con Bettino Craxi e altri personaggi alquanto loschi. In questo spezzone che vi propongo si fa riferimento ad una legge che Bettino inventò “dalla sera alla mattina” per permettere all’amico Silvio di poter trasmettere tranquillamente su scala nazionale!

Ma arriviamo al vero argomento del mio intervento: oggi ho visto il telegiornale; ed io sono d’accordo, è giusto intitolare qualcosa a Bettino Craxi. Uno degli uomini politici più importanti della nostra storia è giusto che abbia intitolata una strada, una piazza, una fontana e, perchè no, anche un aeroporto visto il suo sparire al momento giusto. Vorrei proporre l’ubicazione: l’incrocio tra Via Lupin III e Corso Gambadilegno!!

Sono orgoglioso di essere italiano e solo ora comprendo cosa realmente voglia dire avere una scarsa memoria storica e, per questo, saper riabilitare anche i peggiori uomini politici, i peggiori corrotti della storia politica italiana dedicando loro tutto ciò che c’è da dedicare. Vorrei allora io proporre due nuove vie:  Via Moratti Letizia da Milano e Via Berllusconi dall’Italia (casomai vada ad Hammamet!), oltre alle sopracitate Via Lupin III e Corso Gambadilegno.

Dada vi augura un buon 2010 che sicuramente sarà migliore del 2009 perchè oltre il fondo non si può più scendere (si spera)! E che il 2010 sia più ecologico, con meno macchine e più passeggiate in Via Aldo Moro, Piazza Matteotti, Via Borsellino, Piazza Falcone …e non in altre!!!!

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di Carmine Gazzanni

Una piazza. O una via, un mausoleo, una ferramenta, una cantina, qualsiasi cosa purchè si dedichi a un grande politico per molti (grande ladro e corrotto per  tal altri, o perlomeno per me) quale Bettino Craxi. Questa è l’ultima grande proposta che, si dice,  è stata presa a Milano dal sindaco Letizia Moratti, per commemorare quell’omaccione “garofaneo”. La notizia filtra da Palazzo Marino in attesa dell’ufficializzazione che dovrebbe avvenire il 19 gennaio quando, addirittura, dal presidente della Repubblica e il premier Berlusconi ricorderanno ufficialmente il leader socialista sarà forse ricordato niente popò di meno che dal Presidente della Repubblica e, ci mancherebbe, da Berlusconi. E’ quasi divertente, però, tutto questo. Ricordare, ad esempio, che tempo fa il nome di Bettino Craxi neanche poteva venir pronunciato, altrimenti si era tacciati di essere corrotti e di portare avanti una politica malsana (come ricorda Travaglio che tempo fa, quando ancora era ammesso alle interviste in Parlamento, chiese a Berlusconi sui suoi rapporti con Craxi e il già allora Presidente del Consiglio gli rispose quasi schifato con un secco: “Si vergogni”); e ora, invece, meraviglie delle meraviglie, si è pazzi, anti-italiani quasi se non si inneggia a Craxi. Questo è capitato, ad esempio ad Antonio di Pietro che si è augurato che Napolitano non riceva al Quirinale i membri della Fondazione Craxi (“Mi auguro che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del Consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui”). E subito una marea di critiche da parte del Pdl, non si sa bene se per le parole e il concetto espresso o semplicemente perché a parlare è Di Pietro e quindi si attacca a prescindere da ciò che si dice (come è stato ben insegnato loro). Logicamente, Di Pietro si è augurato che Napolitano non partecipi alla commemorazione o comunque, se pure partecipi, non dipinga Craxi come un sant’uomo della politica, un patrono “de noantri”. Non si poteva chiedere cotanta sincerità a Berlusconi invece. E’ risaputa infatti l’amicizia tra il Santo di Arcore e quello di Hammamet e i “favori” reciproci che ne sono derivati. Basti ricordare il decreto Berlusconi (prima proroga per permettere al Biscione di mantenere tre reti televisive con copertura nazionale) e, poiché questo bocciato per incostituzionalità, il Berlusconi-bis che passò perché addirittura Craxi, allora Presidente del Consiglio, minacciò di far cadere il Governo (beh, per l’amico questo ed altro …); e il buon Silvio non ringraziò il caro gesto? Certamente. Con finanziamenti miliardari che partivano dalla società All Iberian (una delle società estere di Berlusconi da cui sono partiti anche i soldi per corrompere il giudice Metta e Mills per intenderci).

Ma chi è allora questo Craxi? Ci sarà una ragione se molti dei nostri politici lo dipingono come un grande statista. Ecco, in breve, i motivi per questa santa devozione: condannato in via definitiva a cinque anni e sei mesi per le tangenti Eni-Sai (corruzione), condannato in via definitiva a quattro anni e sei mesi per le tangenti della Metropolitana milanese (finanziamento illecito), condannato in secondo grado a tre anni per Enimont (finanziamento illecito), condannato in primo grado a cinque anni e nove mesi per le tangenti Enel e a cinque anni e nove mesi per il Conto Protezione (bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano), salvato dalla prescrizione in appello dopo una condanna a quattro anni in tribunale per le tangenti di Berlusconi tramite conto All Iberian (come già abbiamo ricordato).

Proprio un sant’uomo dunque. Una piazza in suo onore? Beh, chiaramente se l’è meritata. A questo punto, però, perché non dedicare un vicolo anche a Tanzi, una rotonda a Previti, un mulino a Riina e Provenzano e un parcheggio privato a Mangano già, come sappiamo, in odore di santità per molti italioti!! Sono proposte che potrebbero essere presentate alla Moratti, sembra disponibile. E certamente Berlusconi prenderà parte alle commoventi celebrazioni in loro onore. Anche perché, con questi, ci sono vari e vari legami. Di amicizia.

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di Letizia Malanga

La pace è Gino Strada. Eppure lui non si è mai definito pacifista, ma semplicemente contro ogni tipo di guerra. Dopo alcune apparizioni in varie trasmissioni televisive, la sua posizione è stata fatta passare come estremista ed intransigente, quando il suo unico obiettivo è solo quello di una pace “senza se e senza ma”.

Sicuramente molto hanno influito sul futuro di Gino Strada i lunghi anni di militanza politica giovanile. In una Sesto San Giovanni operaia è cresciuto prima come cattolico, ma di un cattolicesimo nuovo, ispirato alla dottrina sociale della Chiesa del Secondo Concilio Vaticano. Per poi abbracciare la corrente comunista universitaria, diventando rappresentante del Movimento Studentesco di Medicina. Ma un talento del genere non può rimanere imprigionato nelle solite etichette: le sue idee vanno al di là delle categorizzazioni; tutti i colori politici dovrebbero essere contrari “all’uomo che uccide un altro uomo”.

Inizialmente Strada lavora per la Croce Rossa Italiana andando in tutti i paesi colpiti dalla guerra: Etiopia, Somalia, Perù, Bosnia-Erzegovina. Ma è nel 1994 che Strada compie il grande passo: fonda Emergency con la moglie ed un gruppo di amici che sostengono il progetto di un’associazione pacifista che cura le vittime della guerra, il cui 90% ormai è rappresentato da civili.

Inizia così la sua nuova esperienza ed è struggente sentire come egli stesso la motiva: “Un giorno non ce l’ho più fatta. Ho sentito il bisogno di scoprire l’altra faccia del mondo. Non fuggivo da un’inquietudine interiore. Sono capitato in Pakistan è lì sono venuto in contatto con quella strana, affascinante malattia che è la guerra. Tornato a Milano mi sentivo estraneo, un turista. Così ho deciso di ripartire, di andare dove potevo essere utile.

Emergency ha seguito la linea evolutiva di un normale essere umano ed è maturata nel tempo. Così non è più rimasta su posizioni meramente passive, limitandosi a scorrazzare per tutto il mondo portando aiuto, ma ben presto è scesa in campo in prima persona per protestare contro l’invio di truppe italiane in Afghanistan e poi in Iraq. La passione di Strada ha portato in piazza milioni di persone dal 2001 al 2003 ed ha risvegliato l’anima pacifista della maggior parte degli italiani, ma purtroppo gli interessi hanno contato di più dei diritti e delle vite umane.

Si sa, dietro ogni grande uomo, c’è una grande donna. Nel nostro caso il suo nome è Teresa, la moglie di Gino Strada (che da poco, purtroppo, non c’è più). Teresa però non era soltanto questo: “è l’anima di Emergency, non è solo il Presidente, è il vero motore dell’organizzazione.

Strada ad un certo punto della sua vita decide di scrivere le sue esperienza di chirurgo di guerra in un libro, “Pappagalli Verdi”, i cui diritti d’autore e l’incasso sono devoluti esclusivamente ad Emergency. Gino denuncia tutti i casi di precarietà e la sofferenza dei civili perseguiti dalle guerre. Ma soprattutto di tutti i bambini colpiti dalle mine anti-uomo, prodotte dagli Stati che finanziano la guerra, tra cui spicca infelicemente anche Italia.

Grazie ad un’intensa campagna contro le mine anti-uomo condotta da Emergency però, la produzione delle stesse viene messa al bando dal Parlamento Italiano il 22 ottobre 1997.

L’impegno e il lavoro di Strada è apprezzato in tutto il mondo ed Emergency tutt’ora continua a crescere grazie al sostegno di molti artisti e dei numerosi donanti. Piero Pelù dice: “L’impegno di Gino è un esempio per tutti quelli che credono che la pace è l’unica vittoria”.

Concludo con le parole di Gino: “Voi che avete l’età di mia figlia avete un compito generazionale: estirpare il cancro della guerra dal pianeta”.

Lui sì che meriterebbe il Nobel per la Pace.


P.S. Per coloro che vogliono rendersi maggiormente conto di cosa vuol dire la “guerra” e cosa “Emergency” e “Pace”, invitiamo a vedere quest’altro video che, tuttavia, è davvero molto forte (sconsigliamo la visione ai più sensibili!!!): http://www.youtube.com/watch?v=PbTdLFRi-sw

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di Jessica Proni

Cosa rispondere a un ragazzo che sta per scegliere quale sarà la sua scuola superiore per i prossimi 5 anni se ti chiede un consiglio? Devo dire che quando mia cugina mi ha posto il problema, mi sono trovata in notevole difficoltà: a distanza di pochi anni il mondo dal quale io era appena uscita era quasi scomparso. Le scuole superiori non erano più quelle che io conoscevo. Ore ridotte, indirizzi scomparsi, materie tolte, altre completamente nuove e in aggiunta, una diffusa mal informazione sui reali cambiamenti avvenuti. Mi sono informata.

Effettivamente l’obiettivo della Gelmini di razionalizzare gli istituti superiori non è da condannare: ora si contano 510 indirizzi per i licei e ben 204 per gli istituti tecnici. Tutti i licei saranno ricondotti in sei: affiancando ai tradizionali scientifico, classico, linguistico e artistico, un nuovo liceo detto delle scienze umane e un liceo che fonderà la sua preparazione su arti come danza, musica e spettacolo che si chiamerà liceo musicale coreutico.

*Il liceo scientifico sarà riformato tenendo il latino, ma con la possibilità di eliminarlo attraverso la scelta del opzione scientifico-tecnologico.
*Nel liceo classico la maggiore novità è introdotta dallo studio obbligatorio di una lingua straniera.
*Il liceo linguistico prevederà l’insegnamento di tre lingue straniere e di due insegnamenti non linguistici in lingua straniera durante il terzo e il quarto anno.
*Il liceo artistico sarà suddiviso in tre branche: arti figurative, architettura-design e ambiente e audiovisivo-multimediale e scenografia.
*Il liceo delle scienze umane sostituirà l’attuale liceo socio psicopedagogico, anche noto come magistrale, in cui si studieranno pedagogia, psicologia e la componente socio-antropologica- storica della ricerca sulle scienze umane, con la possibilità per le singole scuole di attivare l’opzione economica-sociale.
*La vera novità è però costituita da questo nuovo liceo musicale coreutico che promette di essere un ponte tra il mondo delle superiori e la dimensione lavorativa, in collaborazione con accademie e conservatori.

Leggendo le note cardine di questa riforma, trovando termini come razionalizzazione, aumento delle ore effettive di informatica, matematica, maggiore raccordo tra superiori-università-mondo del lavoro, mi sono piacevolmente sorpresa di quanto in teoria si stia facendo. Sinceramente non mi sento nella posizione di poter emettere giudizi sulla formazione che da questi nuovi licei scaturirà e, a come disse Manzoni, “lascio ai posteri l’ardua sentenza”. L’ultima vera riforma delle scuole superiori risale al 1923 con la legge Gentile, e non mi sembra poi così sbagliato voler adeguare al mondo che cambia una scuola che oggettivamente rimane quella.
Una riflessione mi viene spontanea: la scuola italiana non può essere cambiata solo da un punto di vista oggettivo, non è una macchina e non si può sottovalutare il lato soggettivo di questo istituto. La mia formazione, come quella di chi legge queste mie poche righe, deriva da un sistema fatto di persone, professori più o meno capaci che cercavano di trasmetterci le loro conoscenze. Il punto è questo secondo me: si è posto l’accento sulla forma, non sul contenuto. Buoni insegnanti formano ragazzi preparati e se in Italia non ci sono ragazzi preparati l’attenzione delle riforme va posta sul cuore della scuola, gli insegnanti. Una mera selezione in base a titolo di studio e anzianità non basta. Bisognerebbe sondare la loro effettiva capacità pedagogica, la cosiddetta capacità di trasmettere. Io come chiunque altro scommetto potrebbe fare molti nomi di professori che ci hanno letteralmente rovinato in matematica, in fisica o perché no, in latino, inglese o filosofia. Quanti di noi non possono attribuire le proprie scelte di vita come l’università o il lavoro a un bravo insegnante che ha avuto le capacità di fargli amare le materia che insegnava?
Sono troppi ahimé i professori incompetenti che fanno perdere di valore alla classe degli insegnati. Inseriamo per favore la meritocrazia nella didattica. Ci sono schiere di precari competenti e motivati che sognano un giorno di poter trasmettere il loro sapere alle future generazioni e che continuano a fare supplenze e agognare un posto occupato da professori stanchi e incompetenti che nulla hanno mai dato e nulla daranno mai a intere classi di studenti, se non odio e disprezzo per una disciplina che mai ameranno. Ridiamo passione alla scuola italiana. Diamo spazio a chi lo spazio lo merita.

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Buona Natale di vero cuore a tutti coloro che ci seguono, che ci sostengono e che ci spronano ad andare avanti e a fare sempre meglio! E in tempo di Natale è giusto fare un resoconto: in meno di tre mesi di “vita” penso abbiamo fatto tanto e, nel nostro piccolo, siamo cresciuti e migliorati. Molte volte non è stato facile, momenti in cui era lecito scoraggiarsi ce ne sono stati, ma non l’abbiamo fatto, credevamo in quello che facevamo ed eravamo convinti di ciò che dicevamo e dell’utilità di quello che dicevamo. E allora non ci siamo mai arresi e i risultati sono  arrivati presto: diverse proposte molto interessanti, promotori del No-B Day (gli unici in Molise), interviste che mai avremmo pensato di poter realizzare, nostri articoli ripresi da “Informazione Libera”. Ma la soddisfazione più  grande è che abbiamo un “bacino” molto ampio: riceviamo costantemente visite da città quali Milano, Roma, Torino, Ivrea, Palermo, Bolzano, Perugia, Firenze e così via. E questo è merito dei ragazzi del blog!! Un grazie di cuore, allora, a Gianluca Di Vincenzo,  Jacopo Passarelli, Letizia Malanga, Antonio Perna, Piero Liberatore, Jessica Proni e Dada, la “squadra” de “Lo Specchio” che garantisce sempre puntualità ed esaustività. Ed è merito di tutti, nessuno escluso, se in meno di tre mesi siamo arrivati a quasi 8000 visite e più di mille fans sulla pagina facebook: vuol dire, e ne siamo profondamente convinti, che c’è qualcosa di buono e di utile in quello che facciamo.

Ma il blog non sarebbe mai esistito e non avrebbe mai avuto questo successo se non fosse stato per il costante supporto di molte persone che ci sono state vicino e ci hanno riempito di complimenti (e perché no, anche di critiche). Un grazie di cuore, allora, a Franca Corradini della cui amicizia siamo onorati, un grazie ad Annita, a Nicola, a Daniele, a Bruno, a Luigi Maria, a Simone, a Marco, ad Antonio,  a Giovanni, a Valentina, a Giovanna, a Rastap, a Paola, a Rosario e a tutti quanti gli altri che ci seguono sempre e ci “pubblicizzano” ad altre persone!!!! E’ anche merito loro se siamo spronati a fare sempre meglio!

Buona Natale a tutti da “Lo Specchio”!!!

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di Carmine Gazzanni

Basta con l’odio e il disfattismo”.  Pareva essere il Dalai Lama o il Santo Protettore dei giusti e dei pii. E invece no, era “Lui”, imagesil Presidente del Consiglio, a intervenire a sorpresa a Radio Anch’io.  Mancava solo che introducesse la sua novella con le famose parole “In verità in verità vi dico”. Si, perché Berlusconi, dopo aver perdonato l’empio e scellerato Tartaglia, si scaglia ancora contro “i farisei de noantri”: ”mi auguro che tutte le fabbriche del disfattismo e del pessimismo la smettano di produrre un’atmosfera che non è solo di odio e di violenza nella politica, ma è anche negativa sul piano del consumo e degli investimenti’‘. E secondo voi qualcuno ha abboccato alle soavi parole di Berlusconi? Si, e si è cominciato a parlare di  “leggine”, “inciucini”, “confronto”.

Si è parlato di dialogo certamente, ma occhio che c’è sempre sotto l’inghippo: dialogo non sul Paese e i suoi problemi, ma sui problemi giudiziari di una sola persona. E qual è l’immagine che è passata? Bisogna evitare l’odio. E in che modo? Non bisogna più parlare di tutto quello che il Sommo Profeta non vuole si parli. E allora chi osa soltanto menzionare parole come “mafia”, “spatuzza”, “processo”, “sentenza” e così via, mostra, secondo molti, chiari segni eversivi e, chissà, omicidi. Questo, però, porterebbe a pensare che un  gesto di uno squilibrato e i suoi effetti  siano diventati i capisaldi, i motivi ispiratori della nuova politica d’opposizione, il che farebbe, strano ma vero, del PD un partito peggiore di quello che ora già sia. Se si ragiona in quest’ottica, infatti, si comprende il perché della “leggina d’alemiana” e l’assurdità di questa proposta che è fuori da ogni ottica. Forse nemmeno Berlusconi avrebbe mai osato tanto: una legge spudoratamente ad personam. Lui aveva sempre cercato di mascherare quest’intento con la necessità di fare una legge per velocizzare i processi (processo breve) o con la necessità di salvaguardare non lui, ma più in generale le alte cariche dello Stato (lodo Alfano, che palesemente si è rivelato un “lodo Al-nano” perché l’unico che ha processi da scontare tra le alte cariche dello Stato è proprio il Presidente del Consiglio!). Ora no, si va oltre con una legge che non cela, una legge sincera: una davvero “ad personam”, solo e soltanto per Berlusconi. Neanche lui, forse, sarebbe arrivato a tanto. D’Alema, però, si vede che può e ha potuto.

Dialogo, dunque, si, è necessario. Ma questo non significa che bisogna smettere di parlare di tutto ciò che è “scomodo”. Intanto, infatti, il processo Dell’Utri va avanti, si fanno avanti nuovi testimoni e nuovi pentiti, ma nessuno ne parla. Anzi, si sottolinea che Filippo Graviano ha smentito Spatuzza. Ergo: è tutto falso. Capite da soli che questi, i commenti di cotanti politicanti pidiellini, sono pure e semplici “minchiate” (cit. Dell’Utri): Graviano Filippo non è un pentito, quindi è giusto e logico che menta, senza contare che è Giuseppe Graviano, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, la persona che, a detta di Spatuzza, gli ha parlato del rapporto con Dell’Utri e Berlusconi (“”). E invece no, si dice che è tutto falso. E dall’altr parte, invece, che si fa? Si tace. Pare che molti abbiano capito che abbassare i toni vuol dire tacere. E non si risponde più, allora, ai vari Capezzone, Cicchitto e Bonaiuti che, ben istruiti, ripetono ogni volta la “lezioncina pidiellina” a memoria: Spatuzza è stato smentito, la giustizia perseguita Berlusconi, la Corte è di sinistra, è tutta una montatura e via dicendo. E invece basterebbe dire due cosine: che questo è un processo in appello, che Dell’Utri è stato già condannato in primo grado a 9 anni e che Spatuzza potrebbe anche venir smentito, ma non cambierebbe assolutamente nulla perché già hanno “cantato” 32 collaboratori di giustizia, confessando questi “rapporti” poco leciti, oltre a varie intercettazioni e documenti.

Ora speriamo solo che, detto questo, non venga tacciato di “eresia”.

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di Carmine Gazzanni

Vi siete sempre vantato, e l’avete testimoniato dappertutto con i vostri discorsi, di non essere in alcun modo soggetto alle leggi e ch’esse non erano affatto sopra di voi. La Corte fa benissimo a stimare, signore, e voglio sperare che lo reputino anche tutti coloro di questa nazione che hanno il senso e il giudizio sani, che le leggi sono sopra di voi e che avreste dovuto governare conformemente alle leggi. Avreste dovuto farlo, signore, e so bene che pretendete di averlo fatto. Ma, signore, il grande dissidio è stato di sapere chi sono coloro che devono essere gli interpreti delle nostre leggi: se dobbiate essere voi e il vostro partito, che è fuori delle Corti di Giustizia, a dover attribuire il potere di interpretarle, oppure se non sia ben più ragionevole e molto più giusto che le Corti di Giustizia ne rimangano le interpreti [...] Quando il popolo chiama un re in giudizio, questi diventa minore e colui al quale deve rendere conto, è più grande di lui!

Non preoccupatevi: non stiamo parlando di Silvio Berlusconi e questo non è un discorso di qualche commilitone pidino (o pseudo-pidiellino…?). Sembra assurdo, lo so, ma non siamo nel 2009. Siamo nel 1649 e questo è uno stralcio del verbale del processo svoltosi a Westminster. Imputato era Carlo I Suart. Un re …

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di Carmine Gazzanni

“La leggina”. Come dire: facciamo così, diamogli un contentino, ma una cosa piccola, che neanche si vede; e noi, poi, potremmo finalmente continuare a pensare al Paese. Peccato che non sia proprio così: se il ddl sul processo breve passerà, parecchi processi scompariranno (in alcune procure è stato stimato che arriveranno a cadere anche il 50% dei processi…); bel regalo che il buon D’Alema ha pensato di fare al suo fido “compagno” (e non solo a lui).
E subito le critiche, giuste e motivate, provenienti da più parti e anche da quotidiani “amici” (Franesco Cramer, ad esempio, intitola così il suo articolo su “Il Giornale”: “Il quotidiano di De Benedetti in trincea per far saltare la tregua sulle riforme. Tutti sparano contro l’apertura di D’Alema e compagni”). Ma a difendere D’Alema ci ha pensato prontamente appunto il quotidiano di Feltri (strano, vero? Elogi sperticati all’ex compagno e attacchi su attacchi di cuore a Gianfrano Fini): “D’Alema sembra animato da buona volontà, speriamo bene…”. E’ bello sapere che finalmente c’è qualcuno volenteroso, disposto a collaborare e trattare. Peccato che di mezzo non ci sia il Paese: non sono “leggine” per i precari o per gli  operai che passeranno sui tetti il Natale. Non sono “leggine” per i terremotati de L’Aquila ( per inciso: nella prima bozza della finanziaria si richiedeva che a partire da giugno 2010 i terremotati avrebbero dovuto restituire il 100% degli arretrati in 60 rate. Per il sisma che colpì Umbria e Marche si chiese una restituzione del 40% degli arretrati in 120 rate e dopo dodici anni. Meno male che almeno il buon senso non è andato tutto perduto: si è deciso alla fine di prorogare). La “leggina” è solo per una persona che a causa di processi pendenti non può svolgere “adeguatamente” il suo compito istituzionale. Negli altri Paesi, poveri fessi, questa persona si dovrebbe dimettere, in molti casi anche sua sponte (in questi Paesi c’è la cattiva usanza che chi governa deve dare il buon esempio…). Loro, poverini, non hanno la fortuna spacciata di avere un D’Alema tra i loro politicanti. Noi si!!!  che…..fortuna!!!!!!
E voi, invece, immaginate di trovarvi di fronte a Massimo D’Alema … cosa gli direste???  Io, personalmente, ricordando una famosa frase gli chiederei “Quo vadis, Massimo?” chissà cosa risponderebbe…

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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