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Archivio di ottobre 2009

di Antonio Perna

Alberto è un giovane di Cittadella, provincia di Padova, che lavora insieme al padre in un piccolo negozio di famiglia. Un giorno gli capita qualcosa di particolare. Mentre si recava, come di solito, al bar nelle vicinanze del negozio vede un ragazzo di colore con un borsone. Capisce che il ragazzo si trova in uno stato precario, è costretto a passare le giornate cercando di guadagnare qualche spicciolo, quindi gli fa un sorriso e gli dà un euro. Un poliziotto assiste alla scena “C’ è un ordinanza, ciò che hai fatto è vietato” si affretta a puntualizzare. Il giovane con coraggio risponde che a lui non piace l’ ordinanza e neanche il sindaco che l’ ha emanata. A questo punto è facile immaginare che faccia può fare uno che ha una pistola attaccata alla cintura, si può facilmente intuire che reazione può avere un fiero servo dello Stato. Irritato chiede i documenti al ragazzo e gli dice di seguirlo in centrale. Alberto dice di dover tornare a lavoro, ma l’ agente che ha il dovere di far rispettare le regole (anche quelle estremamente stupide) non molla la presa e conduce il ragazzo dal padre.
Molti oggi sono i ragazzi che non si riconoscono nelle città in cui vivono. Oramai le leggi non sono più leggi del popolo, ma dei politici. Gli italiani stanno perdendo la fiducia nelle istituzioni, non si  fidano più dei propri rappresentanti. Da quando in qua la carità è un reato? Come si può negare a un cittadino di utilizzare i propri soldi come meglio crede? Chi ha il diritto di decidere se posso o non posso regalare soldi a qualcuno? In verità c’ è qualcosa di non chiaro. Alberto non può regalare soldi a nessuno o con gli amici lo può fare? La regola è soltanto per gli stranieri?
Beh allora è semplice. Quel ragazzo di colore era un grande amico d’ infanzia, si conoscevano da anni. Alberto ha solo fatto un favore a un amico.

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di Carmine Gazzanni

Secondo il diritto pubblico italiano, le Forze dell’Ordine sono le tre forze di polizia a cui la legge conferisce la qualifica di operatori di Pubblica Sicurezza: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Corpo della Guardia di Finanza. Il loro compito è quello di mantenere, ove necessario, l’ordine pubblico laddove vi sia pericolo di degenerazioni. Benissimo. E certamente sono molti, la stragrande maggioranza coloro che amano il proprio mestiere e che combattono ogni giorno contro malfattori, criminalità organizzate, delinquenti, mettendo a repentaglio la propria vita per il bene del loro (e nostro) Paese, per il bene dell’Italia. Tuttavia, a volte accadono degli episodi che ci lasciano assolutamente increduli, esterrefatti, episodi che hanno dell’incredibile. Episodi come quello che ha avuto per protagonista Stefano Cucchi.
Una breve sintesi: Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. Trascorre la notte in caserma e l’indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l’arresto in carcere in attesa dell’udienza successiva  (i carabinieri avevano detto ai familiari, invece, di stare tranquilli, perché per così poco sicuramente il giorno dopo sarebbe stato a casa agli arresti domiciliari). Già durante il processo (dopo una sola notte), i familiari dicono che Stefano aveva il viso gonfio e sembrava fosse stato pestato (il padre dice: “lui praticamente ha il viso gonfio, il doppio del viso di quello che si vede rispetto all’ultima foto che aveva e poi aveva, sotto gli occhi, dei segni neri, quindi segni evidenti di pugni negli occhi, di botte negli occhi. Si è presentato così alla causa”). Ed è da questo momento in poi che comincia una storia assurda fatta di segreti e di situazioni inquietanti: i genitori non vedranno più Stefano. Il sabato sera li raggiunge la notizia che loro figlio sta male ed è stato ricoverato d’urgenza. Subito i familiari, allora, si recano all’ospedale, ma VIENE VIETATO loro DI POTER VISITARE IL FIGLIO, vengono però tranquillizzati (“Non preoccupatevi. Il ragazzo è tranquillo”). I genitori tornano nei giorni successivi, ma questa volta non vengono nemmeno fatti entrare, ma sono costretti a  parlare con chi di dovere dal citofono, e viene detto loro che c’è bisogno di un’autorizzazione per vedere loro figlio. I genitori ottengono l’autorizzazione per il 22. Ma i carabinieri sono più tempestivi: all’alba i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l’autopsia sul corpo di Stefano. E’ così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Alla vista del corpo, ecco cosa dirà la sorella: “Quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo allucinante: mio fratello aveva il viso completamente devastato, era irriconoscibile, aveva un occhio gonfio e un altro sembrava incavato, la mascella sembrava rotta, aveva il viso come bruciato. Il corpo era coperto da un lenzuolo, non so quello che ci fosse sotto”.
E non è nemmeno la prima volta che situazioni di questo genere accadono. Basti ricordare ciò che accadde al G8 di Genova, dove un ragazzo morì, dove sul suo corpo vennero ritrovati segni di mozziconi di sigarette spente, dove poliziotti entrarono di forza nella Diaz. Ecco cosa dice Mark Covell, un medi attivista che si trovava nella scuola: “«Mi diedero manganellate alle ginocchia e poi collassai – ha spiegato ai giudici -; cominciai a notare i poliziotti, mi sembravano circa duecento e temetti per la mia vita. Mi chiedevo se sarei sopravvissuto; poi – ha aggiunto – un poliziotto si staccò dalla fila e mi diede un colpo alla spina dorsale. Urlai per il dolore. Mi ruppero otto costole, una mano e alcuni denti, avevo il sangue dentro e non riuscivo a respirare. Ricordo che i poliziotti ridevano e mi sembrava di essere trattato come un pallone da calcio. Poi un poliziotto mi tastò il polso; mi sembrava che stesse cercando di evitare ulteriori attacchi su di me, ma poi si allontanò. In seguito i colpi continuarono». Alla fine, dopo l’ennesimo colpo, ma stavolta alla testa, Mark perse i sensi per risvegliarsi dopo 4 giorni di coma, piantonato all’ospedale San Martino e in stato di arresto. E come lui, molti altri.
Ancora, basti ricordare anche altri casi di gente che va in carcere in stato di ottima salute, ma non ne uscirà più perché lì troverà la morte, come è accaduto anche a Aldo Bianzino, l’ebanista di Pietralunga entrato in perfetto stato di salute in carcere il 12 ottobre 2007 e uscito senza vita dalla casa circondariale di Perugia due giorni dopo. Ed ecco, ora, l’ultima, ennesima storia. Questa è la storia di Stefano Cucchi, un ragazzo di 30 anni, un geometra, la cui morte, si spera, venga portata alla luce, perché, altrimenti, è lecito nutrire PROFONDI SOSPETTI sulle forze dell’ordine. Più forze. Che ordine.

Per rendersi meglio conto di cosa stiamo parlando, consiglio questo video: http://www.youtube.com/watch?v=Sc4iYtjROt8 . Ma, d’altro canto, lo sconsiglio, vivamente, ai più sensibili; le immagini sono davvero spaventose!

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Nei prossimi giorni il blog intervisterà il capogruppo dell’Italia dei Valori in Molise: dott. Giuseppe Caterina. Ringraziandolo per la sua disponibilità, invitiamo chiunque volesse a lasciare nei commenti domande che poi saranno poste nell’intervista, riguardo la politica nazionale. In questo modo sarà possibile togliere dubbi a tutti coloro che ne abbiano. Aspettiamo numerose domande!!!

La redazione de “Lo Specchio”

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di Flo Barboleta

Questo libro è una miscela perfetta, di emotività, originalità, creatività e semplicità; Ed ognuna di queste caratteristiche si interseca nella storia raccontata, in modo assolutamente naturale e spontaneo.
SEMPLICITA’. La storia del romanzo è raccontata quasi interamente dalla prospettiva di un geniale bambino di otto anni, Oskar Black, che colpito improvvisamente da una tragedia famigliare, escogita un elaborato piano per cercare la chiave di volta che lo conduca fuori dallo stato di assoluta angoscia in cui è stato catapultato. Nonostante la spiccata intelligenza di questo ragazzo, il suo modo di vedere e descrivere il mondo, è di una trasparenza assoluta, propria della sua età. Non lascia spazio ad interpretazione personali del lettore, ogni suo comportamento è cosi limpido e schietto, che spesso ci si trova spiazzati nel leggere le emozioni così laceranti provate da un ragazzo di soli otto anni. EMOTIVITA’. L’evento scatenante di tutto il romanzo è il tragico attentato avvenuto nella città di New York, l’11 settembre 2001. Il piccolo Oskar, per una fatalità, perde il padre, e questo lo renderà fobico per molto tempo dopo la tragedia, nei confronti di una serie di cose ricollegabili , in modo più o meno diretto, con il fatto. Nonostante sia il motore della storia,ciò da cui scaturiscono tutte le azioni e le emozioni dei personaggi, l’attentato alle torre gemelle non è mai descritto in maniera esplicita e raramente è nominato nel modo in cui tutto il mondo lo conosce; infatti nella storia non assume altra connotazione che : “il giorno più brutto”. Questo fa comprendere come l’autore voglia rendere assolutamente personale una tragedia che ha avuto il massimo riscontro al livello mondiale. Il modo di raccontare la drammaticità dell’evento, solo attraverso ciò che ha generato in una normale famiglia, ed in particolare in un bambino di otto anni, non sminuisce affatto la sua rilevanza. E seppur perda tutte le connotazione universali, che gli sono state attribuite dal mondo interno, riesce a far trapelare meglio, a mio parere, la tragicità dell’evento. Si comprende ciò che è stato per centinaia di persone, che prima di sentirsi colpite nel profondo della propria cultura, della propria nazionalità, del propria società, sono state lacerate da un dolore che supera tutte queste ferite, che è quello di perdere una persona cara, parte della propria vita quotidiana. E la tragedia in questo libro è tutta personale, potrebbe essere qualunque altro incidente ad aver ucciso il padre di Oskar, ai suoi occhi sarebbe stato ugualmente ingiusto e privo di senso. Invece per il lettore l’impatto emotivo è maggiore proprio perché l’aspetto tragico si identifica con un fatto di estrema notorietà e rilevanza a livello internazionale, che ognuno di noi in modo più o meno diretto ha dovuto vivere. Ma questo approccio così’ personale, più di tanti altri, crea un immediato e profondo legame tra il lettore e il protagonista; e l’empatia che si instaura, sin dalla prime pagine del libro, è dovuta alla franchezza con cui la tragedia viene vissuta. Tutto è manifestato dal bambino, nulla lasciato ad analisi interpretative del lettore. ORIGINALITA’. Seppur l’argomento portante della storia sia un tremendo avvenimento, l’autore non si risparmia dall’innestare in essa momenti di tenerezza ma anche di vera e propria comicità. Il piccolo Oskar, non si lascia guidare dagli adulti nel processo di guarigione interiore, che necessariamente deve fare; sembra sapere, meglio di loro, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato in questi casi. Non accetta il consiglio che da ogni direzione gli arriva, di andare avanti; non vuole stare bene, perché per lui è assolutamente illogico stare bene dopo una simile perdita. L’unico modo che ha per non andare a fondo è quello di creare, pensare e scoprire. Si mette dunque alla ricerca di qualcosa che il padre ha lasciato per lui in questo mondo, e si lascia aiutare da ogni individuo in cui si imbatte nella sua investigazione. Incontra molte persone particolari nelle case e nelle strade di New York, ognuna delle quali non può fare a meno di aiutarlo dopo aver sentito la sua storia. E durante quest’odissea cittadina compie strampalate esperienze, quasi tutte documentate da foto che all’interno del libro forniscono un’immagine di ciò che il ragazzo in quel momento sta vedendo. In questo modo è molto facile ricostruire, in maniera quasi cinematografica, la scenografia in cui la storia si svolge, altro elemento di elevato coinvolgimento per il lettore. Il viaggio attraverso i 5 distretti della città, seppur non sembra avvicinarlo al padre, più di quanto non lo avvicini ad ogni singolo cittadino che abbia il cognome Black, in realtà lo porterà a conoscere cose della sua storia, e di quella paterna, che non avrebbe potuto comprendere in altro modo. CREATIVITA’. Tra racconti tragici, foto e lettere, in questo libro non è strano trovare intere pagine colorate, o parole cerchiate di rosso. Solo aprendo il libro ci si accorge della novità di un tale modo di fare letteratura. Nulla è messo a caso, e tutto nella sua posizione ha una specifica funzione. Durante la lettura ci si imbatte in qualche parola dal significato sconosciuto,da non cercare sul vocabolario,anche perché sempre di facile interpretazione; parole inventate, che non è strano sentir uscire dalla bocca di un bambino di otto anni, che in realtà si identifica con la mente di uno scrittore di trenta.
La particolarità di questo libro, è in ogni sua pagina, è un prodotto sui generis, credo a nulla somigliante. È qualcosa di estremamente diverso da ciò a cui siamo abituati, e oltre alla sua genialità, è ricco di contenuti profondi, trattati con estrema prudenza, che rendono inevitabile un coinvolgimento assoluto.

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di Jacopo Passarelli

24 ottobre. L’inverno si avvicina, il maltempo arriva in Italia, figuriamoci in Russia! Voci trapelate da palazzo Chigi riferiscono che “il Presidente è bloccato dal maltempo in Russia”. Strano. Tali dichiarazioni non trovano riscontro nel bollettino meteorologico di San Pietroburgo che segnala “nuvoloso”.
In effetti, se si legge tra le righe, il cattivo tempo è arrivato davvero in casa Pdl. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, è infuriato e la motivazione è di facile intuizione, il taglio dell’Irap, intervento tutt’altro che concordato. Secondo Tremonti “si prospetta una politica economica ben diversa da quella sostenuta in questi mesi. Diversa da quella ‘sostenibile’”! La scelta di tagliare tale imposta non riscontra tanto motivazioni di tipo economico, basti pensare che nelle casse dello stato entreranno ben 50 miliardi di euro in meno, quanto strategiche. Saranno forse i fatti degli ultimi tempi il vero motivo di questa mossa? Berlusconi si sente con le spalle al muro, si è reso conto che scelte, mosse e atteggiamenti da lui recentemente adottati non sono stati del tutto azzeccati. La vicenda del lodo Alfano, il tanto discusso scudo fiscale, il “caso” Mesiano ( pedinato da inviati Mediaset mo’ di FBI), stanno mettendo a dura prova la sua immagine e l’hanno reso meno credibile. Così, in vista delle ormai imminenti elezioni regionali, il Premier ha tentato questa mossa. Peccato però che sia finito sotto scacco. “Io le dimissioni le ho presentate. Stanno sulla tua scrivania di Palazzo Chigi. Tocca a te decidere. Ma per quanto mi riguarda, un modo per arrivare al chiarimento c’è. Nominami vicepresidente del Consiglio con deleghe piene”, queste le parole del ministro Tremonti, che sembra essere davvero intenzionato a portare avanti la questione, a cui Berlusconi ha risposto:”Vicepremier? Non esiste. E poi cosa dico a quelli di An? Stai esagerando. Con te non ce la faccio più!”. Ciliegina sulla torta, la Lega Nord schierata decisamente a favore del ministro e pronta a lottare all’ultimo sangue pur di difenderlo.
Nel pomeriggio, con il vertice ad Arcore, Berlusconi sperava di poter chiarire la questione, ma,  nonostante le innumerevoli rassicurazioni e i tanti “tutto a posto”, sembrano essere ancora tanti i dubbi e le paure. La sola cosa certa è che un Giulio Tremonti in versione Lega Nord sta scuotendo gli equilibri in casa Pdl. Premier e ministri sono costretti a fare bene i conti perché, senza l’appoggio di Tremonti e della Lega, la maggioranza non sarà più tale.
Un anno fa ci fu la rottura all’interno della sinistra e tale avvenimento fu accolto con sommo piacere dal Cavalier Berlusconi, starà forse accadendo la stessa cosa alla sua coalizione? E per quanto riguarda il Pdl, Pdl e Pd, nomi simili, simili destini?

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di Carmine Gazzanni

Molti storici hanno definito l’età culturale del primo Novecento come “età del sospetto” per il predominio di alcune filosofie che ponevano pesanti quesiti sull’ “attendibilità” quasi del soggetto. I massimi esponenti erano filosofi come Freud, Nietzsche e Marx. Oggi sembra, invece, di vivere in una nuova età, l’età del ricatto più che del sospetto, dove i massimi rappresentanti non sono filosofi, ma politici che sembrano quasi dirci: “sei ricattabile? Bene, tu sei l’uomo giusto per fare politica!”.

Questo sembra dirci Marrazzo, se vogliamo prendere un caso attualissimo. La vicenda la conosciamo più o meno tutti: un giro di prostituzione, soldi, forse anche droga, il tutto in un video (forse due) in mano a quattro carabinieri che hanno dato il “la” al giro di ricatti. Oggi noi sappiamo che il video fu offerto al costo di 200 mila euro a giornali scandalistici tra cui “Chi”, diretto da Signorini e facente capo a Berlusconi. Il quale che fa? Appena saputo della vicenda, chiama il Governatore. Durante la telefonata Berlusconi lo informa che il video è nelle mani della Mondadori, gli assicura che la sua azienda non è interessata all’acquisto e gli fornisce addirittura i contatti dell’agenzia per fare in modo che Marrazzo, magari pagando qualcosa o magari no – chi lo sa? – riesca a fare sparire dalla circolazione il video. Ecco il punto: Berlusconi chiama Marrazzo invitandolo a rintracciare i “ricattatori”, di certo non a rivolgersi alle autorità competenti, per carità! Questo avrebbe significato, per colpa del suo vizietto, rinunciare all’incarico. Cosa che, per altro, ufficialmente ancora non si arriva a fare, dato che non si parla di dimissioni (ancora, si spera), ma di sospensione. Questo dovrebbe fare Marrazzo: dimettersi.

Questo dovrebbe fare e avrebbe dovuto fare in più e più occasioni anche Berlusconi. Esempi? Eccone alcuni: caso D’Addario (una escort entra a Palazzo Grazioli e ha la possibilità di registrare tutto ciò che accade; registrando, si potrebbe cadere facilmente nella ricattabilità), le lettere mafia – Berlusconi (si legge nella lettera scritta, si pensa, da Provenzano: “intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive”); ancora le ragazze sistemate da Saccà per conto di Berlusconi perché “hanno cominciato a parlare”. Si, forse anche lui avrebbe dovuto dimettersi.

Per fortuna, esiste qualcuno “anticonformista” che rispetta le regole morali (per riprendere il bell’articolo di Antonio Perna): Antonio Di Pietro, quando venne accusato nel 1994 di estorsione, ricevette una telefonata da Previti, allora Ministro della Difesa che gli diede notizia delle indagini (sebbene fossero ancora coperte dal segreto). Di Pietro, però, si comportò in maniera “inusuale“: uscì dal pool di Mani Pulite inizialmente con l’intento di fondare un organo anti-corruzione, ricevette la chiamata di Berlusconi che gli offriva un posto di rilievo in Forza Italia (sarebbe diventato il numero due del partito), un posto che avrebbe fatto gola a molti. Ma l’ex pm rifiutò, in primis perché il leader era un tale che egli stesso aveva iscritto nel libro degli indagati nel processo di corruzione della Guardia di finanza, e inoltre perché era uno che aveva detto (e dice tuttora) che non bisogna fare politica da indagati e, essendo indagato lui, non poteva certamente contraddirsi e conseguentemente aspetterà di essere prosciolto da tutto per poter entrare in politica dopo le elezioni del 96. Strano, uno che predica bene e razzola bene.

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di Antonio Perna

In Italia oggi per essere anticonformisti bisogna rispettare le regole.
Si proprio così; le regole, che possono essere etiche, morali, scritte o anche solo convenzioni, non sono quasi per niente prese in considerazione dagli Italiani; la percentuale di chi rispetta le leggi in italia impallidisce di fronte a quella di chi non le rispetta.
Abbiamo il vizio, non si sa perchè, di farci sfuggire dalle mani pezzi di carta e altra robaccia che vanno a inquinare il suolo “comune” ; abbiamo la strana abitudine di saltare le file, di pagare, se si può, un nostro dipendente in nero, di superare il limite di velocità, di guidare da ubriachi e di commetteri altri atti, non propriamente conformi alla legge e di farlo con una nonchalance che ha dell’ incredibile.
Addirittura abbiamo il coraggio di prendere in giro chi cerca di comportarsi correttamente, lo etichettiamo come “sciocco”; si, ma lui o noi?
Forse è il caso di ringraziare chi paga le tasse, è il caso di ringrazare chi non guida ubriaco e chi cerca di non commettere atti non propriamente consoni al buon costume.
Il perchè di questo processo di ineducazione sembra sconosciuto, in Italia vige forse ancora la cultura antropocentrica:  si crede che l’ uomo sia al centro del mondo e che la natura sia a disposizione dell’ essere umano. Beh, dobbiamo renderci conto che non è così. Abbiamo tutti noi l’ obbligo  e il dovere di rispettare la natura e chi ci circonda; per quanto le regole possano essere “noiose”, le dobbiamo rispettare.
“L’ uomo interamente virtuoso è l’ uomo che rispetta le regole” diceva Aristotele, ma ancora prima dello stagirita un certo Socrate era morto pur di non disubbidire alle regole della città. Dovremmo cercare di essere più rispettosi nei confronti delle norme.
A parte l’Italia, nessuna nazione civilizzata utilizza la propria auto per fare 200 metri, in nessun altra parte del mondo vige l’abitudine di  non utilizzare i mezzi pubblici, non esitono paesi in cui sia più importante il gossip piuttosto che la cultura.
Ma, d’altronde, come può l’Italia “legalizzarsi” quando, colui che in linea di principio dovrebbe essere da esempio è stato inquisito in innumerevoli processi, condannato più volte e ancor pù volte prescritto? Come può l’Italia legalizzarsi quando, sempre lui, fa sfoggio della sua immoralità organizzando festini e ospitando escort nei palazzi politici?.
Sembra ironico dirlo, ma l’unica tenue speranza è che gli Italiani riscoprano il piacere di seguire le regole.

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di Letizia Malanga

La domanda è: si deve confidare ancora nel Pd, oppure bisogna che il destino scriva la sua storia e quindi lasciare che si perda nei meandri della sua inutilità?
Alla sua nascita aveva destato l’entusiasmo di molti “resistenti”, ovvero di tutti coloro che volevano porre un freno alla scellerata politica della destra e alle pretese dell’imperatore (di serie) B.
Ma questa euforia è svanita tanto rapidamente quanto è svanità la libertà d’informazione sotto il governo Berlusconi (a proposito, l’Italia è scesa al quarantanovesimo posto nella graduatoria mondiale redatta da Reports sans frontiers per la libertà d’informazione).
Sempr più in molti siamo a pensare che prima di tutto il Pd non può dirsi forza di sinistra, in quanto fin dall’inizio non ha avuto una posizione precisa sulla laicità dello stato, sul conflitto d’interessi, sul sostegno di tutti i lavoratori, su una politica estera pacifica, ecc…(o forse non ha mai tenuto una posizione….). Poi, nella sua breve vita, ha fatto notizia sempre nel momento in cui doveva tacere; infatti sono state le sconclusionate affermazioni di Veltroni che hanno fatto traballare ancor di più la nave dell’Armata Brancaleone Prodiana. Dopo la sconfitta elettorale i pochi “superstiti credenti” nel Pd hanno sperato si facesse un’opposizione a Berlusconi da leone…macchè! Al contrario, è stata un’opposizione da agnelli; non cè da stupirsi che nelle ultime elezioni l’IDV abbia racimolato il doppio dei voti e Berlusconi e la Lega ne siano usciti nuovamente vincitori.
Quindi, detto questo, si deve partecipare alla primarie per la segreteria del Pd?
Se si, chi? Chi tra Marino, Bersani e Franceschini?
Marino è orientato verso una politica laica (unioni civili) , un piano energetico nazionale basato sull’energia pulita, l’estenzione della cittadinanza ai figli degli stranieri e una profonda riforma del lavoro. Bersani vuole un’alleanza a base allargata a tutto il centro sinistra e un sistema elettorale proprorzonale alla tedesca; vuole riformare la pubblica amministrazione per una maggiore trasparenza e sicurezza. Franceschini tende a un’alleanza con l’UDC e sinistra e libertà, vuole che lavoratori e imprenditori collaborino in un progetto comune; inoltre si oppone fermamente al nucleare.
In molti punti i lori programmi si equivalgono e teoricamente ognuno di questi contiene dei buoni propositi, ma come è risaputo tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
Restano comunque profonde divisioni nel partito e i tanti silenzi dei tre candidati sui tanti temi scottanti.
Insomma la solita storia. C’è da chiedersi PD: CHI? A voi la scelta quest’oggi!!!!!

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di Jacopo Passarelli

L’Italia si mobilita.

Era da parecchio che una bufera del genere non imperversava contro la politica italiana. Sembra stia accadendo qualcosa di importante, di talmente tanto importante da riuscire a mobilitare centinaia di migliaia di persone. Sono trascorse poche settimane da quando, sull’ormai noto social network, Facebook, è nato il comitato del “No Berlusconi Day” per iniziativa di “un gruppo di blogger democratici” (così si legge sul blog ufficiale, http://noberlusconiday.wordpress.com). Tale comitato, per il prossimo 5 dicembre, a Roma, ha indetto una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni dell’attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Le motivazioni? Diverse. Molte. Forse tante a tal punto da rendere stanchi molti italiani e del Premier e della sua coalizione, che da giorni sono nell’occhio del ciclone.

Dapprima il lodo Alfano, giudicato non costituzionale dalla Corte Costituzionale, e poi ancora il famigerato e tanto discusso scudo fiscale, approvato solo qualche giorno fa. Le decisioni e le iniziative di questo governo sembrano non convincere più; se poi ad esse si aggiungono anche gli scandali che hanno interessato e interessano in prima persona il presidente del Consiglio, quali i presunti incontri con la D’Addario, gli stretti rapporti con la “figlia di un amico”(Noemi) e l’ormai vecchio e risaputo legame con Dell’Utri e Mangano.. la poltrona del Premier sembra scricchiolare.

Tale movimento nasce inoltre dall’insoddisfazione di tutte quelle persone secondo le quali una parte dell’opposizione sta avendo un atteggiamento di finto fair-play, che sembra tanto essere una sorta di omissione di soccorso nei confronti della nostra democrazia. Persone oneste che, come ogni italiano che possa ritenersi tale, non hanno più voglia di essere schernite dalla stampa straniera che reputa la nostra “una dittatura”, persone che ritengono di non poter rimanere inerti alle iniziative di un uomo che tiene in ostaggio da parecchi anni il nostro Paese, persone secondo cui la concezione proprietaria dello Stato del Premier sta danneggiando seriamente quello che una volta era il bel Paese, un Paese in cui probabilmente non è più possibile parlare di una stampa libera.

Il 5 dicembre, gli italiani saranno chiamati a decidere il proprio destino, il destino di una nazione, il destino della nostra Italia. Comunque vada, il successo sarà di tutti perché sembra ormai svanito quell’atteggiamento di rassegnazione e di disinteresse nei confronti del mondo della politica e quindi di quelle che sono le sorti del nostro Paese, la nostra sorte. I politici sono avvertiti, facciano il loro lavoro!

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De Magistris, Donadi e Tinti

Pino Maniaci e Giulio Cavalli

Arianna Ciccone

Perugia: tre ragazzi arrestati. Parla Leonardo.

Il Parco-Discarica delle Testuggini

La realtà “allo Specchio”

Abbiamo deciso di fondare questo blog per il forte interesse che nutriamo per la politica attuale, per le “magagne” attuali, insomma per tutto ciò che, ahimè, ci circonda. Anche il nome di questo blog è molto significativo: innanzitutto, richiama alla mente una massima di uno dei più grandi giornalisti italiani, Enzo Biagi, ma soprattutto ci piaceva l’immagine di questo blog che, come appunto uno specchio, riflette la realtà, riflette SULLA realtà traendo delle conclusioni che, speriamo, siano valide ed utili per noi e per tutti coloro che decideranno di visitare questo blog. D’altronde qual è l’utilità di uno specchio? Vedere, vedersi per rendersi conto di quello che non va, per aggiustarsi, per migliorarsi … ecco, speriamo che questo blog possa “riflettere” il mondo in cui viviamo per meglio capire cosa c’è che non va e , soprattutto, possa FAR riflettere!!! L’interesse, però, non sarà rivolo solo alla politica, ma anche alla musica, alla satira e ad altri “campi” che non vogliamo rivelare per non rovinarvi la “sorpresa”. E allora, buona lettura (e non solo) su “Lo Specchio“!

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